007 Spectre – un mondo governato dai cliché


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Ventiquattresimo film della serie, il film poteva rischiare di interessare il pubblico come può interessare la ventiquattresima volta che viene raccontata la stessa storia, e questo è spesso il tono delle critiche molto negative che vengono mosse al film. Per un novellino come me in cerca di punti fermi nella vita è stata tutt’altro che una delusione, quasi una piacevole sorpresa.

I miei rapporti con 007

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Credo sia obbligatorio dire Sean Connery! ogni volta che si parla di 007.

Scorrendo la lista dei 24 titoli mi sono accorto di averne visti più della metà ma per qualche motivo i miei rapporti con 007 sono per la maggior parte extra-cinematografici:

  • Lo sfigato. Uno dei miei ex datori di lavoro, uno di quelli a cui non daresti due centesimi tanto sono sfigati e poi d’improvviso diventano molto potenti e quando meno te li aspetti li vedi in TV e dopo diventano addirittura candidati e poi la gente li vota e tu vorresti uscire per strada e urlare È UNO SFIGATO MA NON LO VEDETE MA COSA LO VOTATE COSA SIETE TUTTI RIMBECILLITI? Quel mio ex datore di lavoro, che vedeva le donne come obiettivo irraggiungibile della propria vita, che era brutto di una bruttezza interiore somatizzata per ogni dove sul suo corpo deforme, aveva protetto la banca dati più importante a cui gli avevano dato accesso (PAZZI!) con la password “jamesbond”.
  • La decisione. Al minuto 1:06 (capriola del corgi) ho deciso di venire a vivere in Gran Bretagna, al minuto 1:36 (buonasera signor Bond) ho fatto le valigie (qui).
  • Poi c’è questa cosa che mi fa sempre (colpevolmente) molto ridere.

  • Infine la Sardegna. Come saprete tutti una buona parte di La spia che mi amava è stata girata in Gallura (se ne parla ancora), luogo mio prediletto nel mondo.
Bond, Q e una bondgirl come si deve al porto commerciale di Palau.

Bond, Q e una bondgirl come si deve al porto commerciale di Palau.

E basta. Ho rivisto di recente gli altri film con Daniel Craig perché erano rientrati nel programma ufficiale di “Alfabetizzazione cinematografica per primogenita dodicenne recalcitrante” e li ho trovati, nell’ordine, insulso (Casino Royale), incomprensibile (Quantum of Solace – ma vedo che non sono il solo, e dopo aver letto questo articolo capisco anche il perché) e irritante (Skyfall). Con queste premesse l’altro giorno sono andato al cinema.

Prime impressioni

All’uscita dalla sala avevo chiarissimo il motivo stesso dell’esistenza di 007: è un’accademia cinematografica, è il punto zero dal quale un qualunque autore deve poter partire, è una palestra dove s’incontrano e collidono le culture britannica e americana, è l’infinita tesi di dottorato che il cinema britannico continua a riscrivere. Sotto questo punto di vista un film più è uguale a sé stesso e meglio è (con “sé stesso” si intenda il distillato di 007 che si è via via sedimentato negli anni).

E Spectre è molto uguale a sé stesso.

È talmente uguale a sé stesso che è stato violentemente criticato perché troppo somigliante ai film dell’epoca Roger Moore.

E invece è il suo bello e se non proprio bello almeno giusto: Bond guida navi, aerei, elicotteri sottosopra, macchine superveloci nei vicoli di Roma, ci sono tante esplosioni, c’è Ralph Fiennes (che si pronuncia Reif Fains), le donne sbragano appena vedono Craig come da copione.

Capitolo a parte merita Monica Bellucci che interpreta Lucia, una minibondgirl che deve giocarsi tutto in pochi minuti di film. Dopo anni passati a nascondere i suoi limiti d’attrice dietro al paravento della sua bellezza la Bellucci, o meglio la sua inadeguatezza, suscita un’improvvisa compassione dal sapore delle occasioni mancate. Il paragone che viene subito in mente è quello con la Sabrina Ferilli de La grande bellezza dove l’assenza di quel paravento ha creato invece un personaggio sublime.

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C’è anche un supercattivo che sembra Jaws, cioè non è fico come Jaws ma almeno ci si avvicina un po’, si chiama Hinx (interpretato da Dave Bautista) e che finalmente affronta tutto e tutti a boffe in faccia senza troppo andare per il sottile. Alla fine poi per un pelo, non si dice come finiscono questi film, ma per un pelo. Poi c’è la superbondgirl, Léa Seydoux (quella di Blue is the warmest color che mi era pure piaciuto molto), che è talmente fuori parte da fare il giro e farti suscitare anche per lei un po’ di compassione (mi ha ricordato per tutto il film una mia ex compagna delle medie, Francesca, che era una tipa molto bellina sempre vestita con tute e jeans stracciati che un giorno chissà perché si presentò a scuola vestita di tutto punto con tanto di trucco e tacchi suscitando una vasta gamma di reazioni tra i più, tutte quante vicine allo sconcerto, perché non ci era buona, poverina, era improvvisamente diventata goffa e impacciata), vien voglia di dirle “rimettiti la tuta di Decathlon, dai che stai meglio, su”. Craig stesso è disastrosamente incapace di comunicare alcunché, tutta l’espressività concentrata in quei cavolo di occhi che non possono essere così belli senza essere photoshoppati. Ma questa non è una novità e siccome qui non deve comunicare niente DA COPIONE la cosa funziona pure. E la storia? Non solo non è stata scritta da Borges o H.G Wells ma pare che lo stesso Craig ci abbia di nuovo messo le mani, vi lascio immaginare. I film precedenti dell’era Craig avevano tentato chi più chi meno (o forse bisognerebbe dire “volutamente o no” viste le diverse difficoltà di produzione) di esplorare diverse strade, meno classiche e forse più moderne ma per questo avevano miseramente fallito.

Invece Spectre, in una parola, è un film perfetto.

Certo, è uguale a Rogue Nation e di là c’è Tom Cruise.

Conclusione?

Anche dopo aver riletto quanto scritto penso che la miglior recensione di Spectre sia questa (alla quale avevo dato una stellina ma adesso è un cuoricino e non so se vale ancora):

Spectre – IMDbWikipedia

Scrive romanzi e racconti. Da sempre appassionato di fantascienza e da quasi sempre di cinema e teatro, scrive di notte nel silenzio della campagna inglese o tormentato dal vento del Mare del Nord.

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This article was written on 05 Nov 2015, and is filled under Non è il mio genere, Scuse per parlare di film.

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