10 Cloverfield Lane non chiamatelo sequel


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10 Cloverfield Lane è un film di Dan Trachtenberg, scritto da Josh Campbell, Mattew Stuechen e Damien Chazelle e prodotto da J.J. Abrams, che narra le vicende di Michelle (Mary Elisabeth Winstead), risvegliatasi dopo un incidente automobilistico prigioniera di uno sconosciuto di nome Howard (John Goodman) in un bunker sotterraneo.

Dan Trachtenberg è un esordiente sul grande schermo, come lo sono o quasi gli sceneggiatori, ma non è un perfetto sconosciuto. Negli ambienti cari ai videogiocatori, il suo cortometraggio del 2011 Portal: no escape è stato un grande successo che, ai tempi, aveva portato più di una persona a chiedersi com’è che a uno così non facessero fare qualcosa di più lungo e compiuto.

10 Cloverfield Lane è, o sarebbe dovuto essere, questo qualcosa.
Il titolo originale del film era The Cellar e solo in corso d’opera il titolo è stato modificato per creare un riferimento a Cloverfield, altra produzione di J.J. del 2008. Oltre al titolo numerose altre modifiche sono state apportate, soprattutto al finale (in questo articolo c’è un confronto tra i due script, ovviamente pieno zeppo di spoiler, dal quale cercherò di seguito di trarre alcuni spunti senza rivelare troppo). Insomma quello che è successo è che una sceneggiatura molto forte è stata piegata, e in un certo senso sconvolta, per creare un vago sequel del film del 2008.
Portal: no escape contiene già quasi tutti gli elementi di The Cellar: una donna rinchiusa in un bunker, l’atmosfera claustrofobica, il pessimismo di fondo. Trachtenberg sembra conoscere bene il genere: è quasi un regista teatrale, l’ambientazione è volutamente neutrale, il gioco drammaturgico e registico è volto a esaltare i singoli attori e le loro interazioni. Sono entrambi una specie di Porta Chiusa di Sartre immersa nella nostra contemporaneità.
La stessa cosa non si può dire di 10 Cloverfield Lane. A chi mi chiedeva un giudizio su J.J. Abrams, prima di Guerre Stellari – Episodio VII: Il risveglio della forza, rispondevo solitamente traendo un lungo sospiro e sciorinando una serie di iperboli che, nelle mie intenzioni, avrebbero dovuto sviare almeno in parte l’ascoltatore dal percepire l’odio puro che provavo per lui: “distruttore di sogni”, “bambinone viziato con giocattoli troppo costosi”, “insultatore seriale di intelligenze” e così via.

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Con l’ultimo Star Wars è come se fosse cominciata una tregua planetaria nei confronti di J.J. Ricordo con divertimento i miei vicini di sedia al cinema, con i quali ogni dieci minuti ci scambiavamo un “Per ora non è male”, “Eh con J.J. non si sa mai, soprattutto la fine potrebbe essere tremenda”, “No dai, per ora non è malaccio”, “Hai visto che ha combinato con Star Trek?”, “Eh ma lì si capiva subito” e così via per tutto il film. Finalmente, abbiamo pensato, J.J. è cresciuto, ha smesso di insultare il pubblico e si è messo sotto, a disposizione, qualunque cosa questo significhi.
Alle persone bisogna dar tempo. Bisogna imparare a non giudicarle per una o due scelte che fanno nella vita. Tutti quanti diciamo o facciamo cose che ci allontanano temporaneamente da quello che siamo veramente e J.J. non fa eccezione. The Cellar era difficile da rovinare, ma la spinta creativa, chiamiamola così, di J.J. è quasi riuscita anche in questa impresa. Non lasciatevi ingannare da quel “Cloverfield” nel titolo, i legami con Cloverfield il film del 2008 più o meno finiscono lì, a meno che non si sia disposti a dire che Gundam e Alien sono legati tra loro “perché ci sono le astronavi” o che Goonies è un sequel di Oliver! “perché ci sono i bambini”. Non si tratta assolutamente di un sequel.
10 Cloverfield Lane è nettamente diviso in tre parti: la prima di cinque minuti (assente nello script originale) racconta uno scampolo di vita di Michelle prima dell’incidente; la seconda che occupa la gran parte del film racconta l’evoluzione delle dinamiche tra Michelle, Howard e un terzo ospite, Emmet, interpretato da John Gallagher Jr.; della terza parte di una quindicina di minuti, l’imperfetto finale, non parlerò.

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La parte centrale del film è intensissima, i tre attori funzionano molto bene, i loro obiettivi contrastanti e il precipitare degli eventi creano un ritmo estremamente vario dove spesso il non detto vale di più delle parole, rendendo la visione un autentico piacere (a onor del vero, qui il passaggio da The Cellar a 10 Cloverfield Lane ha migliorato le cose, rendendo il personaggio di Michelle più centrale e importante rispetto a com’era in origine). Quindi il giudizio globale sul film non può che essere positivo, salvo il fatto che, ad averlo saputo, uscire dalla sala in tempo (cosa che consiglio di fare, o spegnere lo streaming in tempo o magari cambiare canale o un qualunque intervento atto a non guardare il finale) sarebbe stato meglio.

Restano molte sensazioni positive e richiami ad altre opere claustrofobiche, come la seconda stagione di Lost, Cube di Vincenzo Natali o il ciclo di romanzi Wool di Hugh Howey. E quel “quasi” che alla fine rende J.J. simpatico, impegnato com’è in un numero impressionante di progetti per i quali, supponiamo, a volte ha tempo soltanto per una parola o due. “Non rompete che sto facendo Star Wars! Star Trek? Viaggi nel tempo! Ho detto però di non rompere! The Cellar? Alieni!”.

10 Cloverfield Lane – IMDbWikipedia

Scrive romanzi e racconti. Da sempre appassionato di fantascienza e da quasi sempre di cinema e teatro, scrive di notte nel silenzio della campagna inglese o tormentato dal vento del Mare del Nord.

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  1. […] di questo corto si è già parlato nella recensione di 10 Cloverfield Lane di cui Trachtenberg è regista. A differenza del lungometraggio qui non ci sono influenze […]

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This article was written on 05 Mag 2016, and is filled under Non è il mio genere.

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