50 sfumature di grigio: un caso incoraggiante di sadomasochite


Vogliamo iniziare dal lato puramente narrativo/sociologico?
Non è vera critica cinematografica, ma è ovviamente la parte più divertente, quindi sì.

«Non guardare, si parla di sesso strano!»

Viviamo in tempi bui.
Viviamo in tempi di graduale de-evoluzione di matrice puritana (per motivi che non sta a me analizzare su queste pagine) il cui effetto che ci interessa di più è questa tendenza a voler provare ogni tipo di esperienza senza davvero provarla.
I primi ad accorgersene furono quelli che nella seconda metà degli anni ’90, dopo il successo di Scream, iniziarono a girare slasher senza sangue e con le morti fuori campo.
Che senso ha, direte voi?
È il brivido di guardare un horror senza davvero guardare un horror.
È una spruzzatina di pepe nella vita: quella minima quantità di pepe che ti pizzica un po’ la bocca e ti fa sentire vivo, ma non te la brucia, non ti fa correre d’urgenza verso la prima bottiglia di liquido a caso per spegnerti l’incendio in gola. Ti fa dire “ah, ecco che tipo di sensazione si prova” e poi puoi tornare tranquillo alla tua vita di prima senza traumi irrimediabili. Conoscete di sicuro anche voi una persona che ogni tanto si informa sui film d’orrore e vi chiede “ma fa paura?”, e se le dite “no” vi risponde “e allora lo guardo”: roba per loro.
Poi sono arrivati gli action senza scene d’azione – o meglio, con scene d’azione con la cinepresa che si agita a caso per darti un senso di adrenalina (o mal di mare) ma non facendoti davvero vedere niente per non rischiare di scioccarti con la violenza.
Poi un giorno la tua collega d’ufficio ti ha detto “stasera vieni al Bar Alfredo che io e le mie amiche facciamo uno spettacolo di burlesque”, e tu che comprensibilmente associ “burlesque” a Dita Von Teese nuda con gli adesivi a forma di stella sui capezzoli sei andato in tilt cercando di immaginarti la tua collega che fa le stesse cose nel posto in cui passi il sabato mattina a giocare la schedina e comprare le paste per i bambini. Ci sei andato per “supporto morale”, e ti sei trovato davanti quattro 30-40enni dalle forme più disparate, in calze a rete e costume da carnevale, che alzavano la gamba a ritmo e toglievano sì e no la giacchettina dalle spalle. E gli anziani del posto, i più timidi dei quali si erano dovuti portare anche la moglie, si sono asciugati il sudore con un certo sollievo ed erano contenti così. Magari la volta dopo è tornata pure la moglie.

«Vedo il 2015… E mi fa paura»

Io non l’ho letto 50 sfumature di grigio – non lo dico per vantarmi, lo dico perché è ovvio – e comunque pensavo di arrivarci preparato.
Ero pronto al puritanesimo.
Ero pronto a vedere poco sesso e pochi nudi.
Ero pronto a vedere qualcosa che di sicuro non era sadomasochismo. Stiamo scherzando? Il cinema mainstream sta smorzando tutto, e ora di colpo se ne verrebbe fuori con un improvviso revival di 9 settimane e mezzo?
C’era di sicuro il trucco da qualche parte. Ed ero curioso di scoprire dove.
Mi aspettavo insomma il trionfo dell’ipocrisia. Mi aspettavo una timida fantasia erotica in versione ultra-light per non rischiare di traumatizzare.
Mi aspettavo una trama da Harmony condita da scene di sesso vagamente diverse dalla posizione del missionario, spacciate per impensabili estremismi.
Intravedevo i primi commenti di critici e spettatori qua e là, vedevo proteste sul presunto ruolo eccessivamente sottomesso della donna, e dentro di me ero sempre più intrigato.
Ero pronto persino a non vedere scene di nudo, forse una tetta e mezzo fuori contesto, di quelle facilmente censurabili in caso di emergenza.
Ma era molto, molto peggio di così.

Le gag basate sul titolo del film sono divertentissime!

50 sfumature di grigio nasce come parodia di Twilight e si vede, nel senso che naviga felicissimo in tutti gli stereotipi possibili della storia romantica in cui lei è timida e ingenua e “normale” e lui è sicuro di sè e ricco e affascinante e sempre puntuale e le decodifica ogni tic corporeo e le apre un nuovo mondo, tipo Cenerentola con lo scherzetto, e fin qui ok.
Il problema di come affronta l’aspetto sadomaso non è quindi che sia ridicolmente soft – e soft nello specifico si traduce in mani legate, una sculacciata e tanti teneri bacini – ma che diventa chiaro quasi subito che viene visto non tanto come un’esperienza un po’ osè, potenzialmente intrigante, da affrontare magari in piccole e timide dosi salutari, quanto proprio come una specie di malattia, una stranezza, una deviazione non gradita con cui lo stesso Grey – esattamente come Edward col vampirismo – si trova a convivere quasi controvoglia. Uno magari inizialmente pensa che quando lui dice “non faccio cose romantiche, ho altri gusti, sono fatto così” stia facendo il bullo, e invece presto diventa palese che si tratta piuttosto di una confessione rassegnata. Sono lontani i tempi in cui Mickey Rourke era stronzo e intrinsecamente malvagio finché volevate, ma almeno era davvero rilassato e in pace con se stesso.

«Certo che sono disponibile a sperimentare, ma tiro una riga alla lingua»

Non c’è traccia della manipolazione mentale di cui si legge in giro: lui la tratta con estremo tatto lasciandole sempre la via d’uscita aperta, lei si lascia incantare tranquillamente nella misura in cui essendo vergine (lasciamo perdere il concetto di vergini a forma di Dakota Johnson) è inesperta e curiosa, ma rimane sempre padrona e sicura delle proprie scelte e mai una volta sembra essere davvero convinta dalle abitudini sessuali di lui aldilà di un salutare spirito di cauta esplorazione.
Lui le propone un onesto contratto in cui si attesta che lui sarà il suo master e lei la sua slave, dopodiché si prostra immediatamente ai suoi piedi, attentissimo ai suoi desideri, generoso con i regali, sempre pronto a lasciarle fare comunque quello che preferisce. Lei se la prende comoda, spesso gli ride persino in faccia, e lui sopporta. Lei rifiuta categoricamente qualsiasi cosa vagamente dolorosa dal fisting in su e lui non solo acconsente senza fiatare, ma si dimostra contento e la premia pure con il bonus di una sera alla settimana da fidanzatini regolari come piace a lei. Lei gli dice senza preavviso “oggi faccio quello che mi pare e vado a trovare i miei” e lui dice “uff” ma la lascia andare, e poi la stalkerizza perché da solo non resiste. Di base, aldilà di qualche controllatissimo slancio occasionale, non si impone mai: fa al massimo due capriccetti senza conseguenze di cui viene puntualmente redarguito. E alla fine la questione diventa esplicita: quelle che inizialmente sembravano comprensione e delicatezza diventano puro zerbinismo e vergogna, con lui che vende le sue proposte in modo sempre meno convincente continuando a ripetere “sono fatto così” con tono da tossicodipendente in clinica, e nel climax emozionale arriva addirittura a raccontarle la sua infanzia difficile come ovvia sottointesa causa scatenante del suo spiacevole morbo del sesso strano.
Nel finale – ve lo racconto perché tanto lo guarderete tutti ma con spirito rigorosamente ironico per cui gli spoiler non vi danno davvero fastidio – lui strippa e, sempre mantenendo una certa educazione e rispetto e profondo senso di colpa e timidezza e totale zerbinismo, le fa capire che fino a quel momento si era trattenuto ma ora, per favore, vorrebbe tanto punirla forte e duro come il Dio del sadomaso comanda. Lei lo umilia dandogli dell’anormale, ma alla fine accetta, come prova del suo amore e della sua buona volontà. Lui la frusta sulle chiappe sei volte, ed è a posto così. Lei è inorridita e indignata, e lo molla alla sua schifosa malattia. Poi certo, subito prima dei titoli di coda c’è un breve scambio di battute che lascia intuire che forse lei gli darà un’altra chance – ovvio, servono i sequel – ma non fraintendete: non è la chance del “sotto sotto non voglio ammetterlo ma mi piace”, è chiaramente la chance del “forse se insisto posso guarirlo”.
Ecco quindi che la storia non è “ragazzetta ingenua della porta accanto scopre i piaceri del sesso estremo” ma più “sadomasochista rassegnato incontra brava ragazza e viene lentamente convertito alle gioie giuste e naturali del fidanzamento classico”.
Ecco che 50 sfumature di grigio non si accontenta di smorzare il sesso “strano” per renderlo digeribile agli stomaci delicati, ma contrattacca proprio, umiliandone il concetto.
Ecco quindi che la vera morale, la vera ipocrisia, la vera fantasia sottointesa su cui si fa leva, è “sì ok l’uomo bello, ricco, educato, ecc… ma forse negli ultimi tempi ci stiamo dimenticando che DEVE SCOPARE BENE”, e allora la stranezza eccessiva come esagerazione per far passare il concetto ma oh, ci mancherebbe, è solo una metafora, non vogliamo mica dei deviati dal cervello ammaccato.
E ridete pure se proprio volete finché si tratta di sadomaso, ma provate a fare un film con un atteggiamento ugualmente intollerante verso gli omosessuali e vedete che macello che si solleva.
In attesa del sequel, in cui lei per ovvie ragioni dovrà tentennare per altre due ore quindi magari sarà un po’ più divertente.

«Lezione di sadismo n.1: NIENTE ZUCCHERO»

Passiamo alla critica vera e propria?
Film assolutamente impeccabile, commerciale nel senso più solido e consapevole della parola.
Dakota Johnson assolutamente perfetta, bella ma tutto sommato umana, un po’ monocorde se vogliamo ma più sveglia di Kristen Stewart (ci vuole poco) e a suo agio nel ruolo della finta imbranata con valori morali solidi come una roccia.
Jamie Dornan inizialmente pare piuttosto moscetto, ma più si procede più si capisce che carisma e magnetismo non erano caratteristiche realmente richieste dal personaggio, anzi, che non si può mica rischiare che per sbaglio la sadomasochite venga considerata una malattia cool, quindi tutto sommato perfetto pure lui.
Sam Taylor-Johnson in regia mantiene la mano molto più sicura di quanto a suo tempo fece Catherine Hardwicke (background abbastanza simile) con il primo Twilight, dimostrandosi a suo agio sia con la gestione dei momenti più smaccatamente stereotipati/superficiali (che è dove la Hardwicke tentennava e forse un po’ si vergognava, motivo per cui fu rimpiazzata subito) sia nel cercare il giusto tono per le scene di sesso, che sappiano solleticare la fantasia senza esagerare con dettagli troppo spinti (sapete no, quando per rappresentare un travolgente orgasmo si fa un primo piano di lei che stende il piede con luci soffuse e robaccia tipo Sade in sottofondo).
E sì, Dakota si mostra nuda molto più spesso di quanto immaginassi, da questo punto di vista per me siamo tranquillamente a livello di un 9 settimane e mezzo. Che lui non faccia vedere il matitone fra le gambe era invece piuttosto scontato.
Non so se eravate pronti a sentirvi dire che bigottismo a parte si trattava di un prodotto ottimamente confezionato in relazione ai suoi obiettivi, forse era davvero più divertente la prima parte del pezzo.

E allora ve lo mostriamo noi

Quando non è impegnato a difendere le strade dell'East London dalla criminalità organizzata, scrive di action, horror ed eccezioni meritevoli su i400Calci.com. Le esplosioni sono importanti.

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