Nello spazio nessuno può sentirti dire “meh”: Alien³.


Ci sono un sacco di cose sbagliate nel terzo capitolo del franchise di Alien e, curiosamente, le conosciamo tutte, perché non sono mai state tenute nascoste, durante la (travagliata) produzione. Un film che parte con un budget di 45 milioni di dollari, sfora e arriva a costarne 65, mentre non uno, non due, non tre, ma quattro registi si finiscono per farne parte, in maniera più o meno diretta, per cercare di dare un senso a una sceneggiatura scritta e rimaneggiata da ben sette sceneggiatori diversi. Il tutto mentre alla Weaver viene chiesto di raparsi a zero (e, si dice che, quando gliel’hanno detto, si sia girata verso il rappresentante della Fox e, sorridendo, abbia risposto “mi dovrete pagare di più”), mentre ci sono attori assolutamente fuori posto (Charles Dance, che si aggira per lo schermo con l’espressione di quello che pensa “OK, io la dico ‘sta battuta, ma siete proprio sicuri?”) e altri che gigioneggiano, a tratti, e sembrano svogliati, negli altri (Charles S. Dutton, un uomo del quale faticherò sempre a capire come sia possibile che abbia una carriera).

Ripley era scappata con Hicks, Newt e Bishop, alla fine di Aliens – Scontro finale. Si risveglia sul pianeta carcerario Fiorina 161, praticamente abbandonato, con quindici carcerati e un personale ridotto al minimo, con l’incarico di azionare un altoforno. Ben presto si scopre che la nave è precipitata sul pianeta in seguito a un incendio. Un po’ meno presto si scopre che, a causare il malfunzionamento, è stato un alieno che si era nascosto e che coglie l’occasione per ingravidare Ripley, mentre tutti gli altri passeggeri muoiono.
Ovviamente un facehugger ingravida qualcun altro: nella fattispecie un cane (se state guardando la versione cinematografica) o un bue (se state guardando la versione alternativa, chiamata Assembly Cut) (se vi state chiedendo perché Assembly e non Director’s è perché David Fincher fu talmente disgustato, dall’esperienza, che si rifiutò di montare un Director’s Cut per il cofanetto speciale della saga) (questo paragrafo ha il 98% di parentesi in più del resto degli articoli del sito) (va bene la smetto). L’effetto è che l’alieno ha quattro zampe e, per il resto, ricomincia a fare quello che fa di solito: corre per corridoi semi oscuri, uccide gente e…be’, basta, direi che c’è tutto.

“Stiamo riscrivendo una nuova versione versione della sceneggiatura…”

Alien³ ha un sacco di cose sbagliate, dicevamo. Il giovane David Fincher, che si stava facendo le ossa sulla pubblicità e che era piaciuto molto, si è ritrovato a coprire il posto offerto prima a Ridley Scott e a Renny Harlin. Entrambi i registi volevano un film sulla genesi dell’alieno (nel 1992, Scott già era di quella idea là e ce ne ha messo, di tempo, prima di arrivarci), ma le loro idee erano state considerate troppo costose e, quindi, abbandonarono il progetto. Al loro posto entra in gioco Vincent Ward, ma anche lui, mentre il budget si sta gonfiando a dismisura, non regge (la sua sceneggiatura prevedeva Ripley su un pianeta boscoso e, nel finale, sarebbe stata infilata in un tubo criogenico da sette nani. Giuro. Rileggetelo e chiedetevi cosa sarebbe mai potuto andare storto, con un film del genere). Arriva Fincher che si trova a combattere con una sceneggiatura che ancora continua a cambiare e, soprattutto, con le ingerenze della produzione che, entrata nel panico, decide che non può lasciare sulle spalle di un novellino una proprietà intellettuale di questa importanza. A un certo punto, racconta Fincher, gli era stato impedito dalla produzione di girare una scena per lui cruciale, tra Ripley e l’alieno. Frustrato, prese la Weaver e una telecamere, e girò personalmente le riprese (che poi verranno inserite nel montaggio finale). Le cose, ovviamente, non finiranno bene e il regista abbandonerà la produzione quando sarà il momento di montare la pellicola e non perdonerà mai la Fox per il trattamento ricevuto (in buona compagnia, lo stesso Michael Biehn, interprete di Hicks, prenderà malissimo l’eliminazione del suo personaggio, rifiutandosi di concedere allo studio l’uso dell’immagine per creare un pupazzo con le sue sembianze, ma accettando, successivamente, l’uso di una foto).
La storia è noiosa e mal scritta, quasi come se si potessero contare, nella sceneggiatura, tutte le diverse stesure. I personaggi di aggirano per il carcere facendo discorsi fumosi su religione e anima e, ogni tanto, c’è una scena horror. Per certi aspetti è come se la sceneggiatura fosse di un Sorkin sotto droghe (che, in effetti, sarebbe un Sorkin standard, ma ci siamo capiti): gente che cammina per i corridoi parlando e, all’improvviso, un alieno ne uccide uno.

“Non mi capiscono. Non mi fanno lavorare. Solo tu sembri comprendere il mio disagio…”

Prima di scrivere questo articolo ho rivisto il film e trovo difficile salvarlo. La mano di Fincher, alla regia, si vede ed è una delle poche cose che si salva, insieme alla faccia di Dance. Ma per il resto nessuno sembra crederci e si prosegue con una certa stanchezza verso un finale che, curiosamente, richiama quello di Terminator 2 e questo, ovviamente, sarà fonte di polemiche. Non c’è modo di salvare Alien³ da quello che, alla fine, è: un confuso e insicuro tentativo di portare una storia senza sapere di cosa si vuole parlare, senza una rotta precisa, né, spiace dirlo, una sua personalità definita.

Alien³ – IMDbWikipedia

Soffre di bulimia cinematografica e quindi guarda di tutto e la cosa gli piace, tranne quando si ritrova a chiedersi “Perché sto guardando Step Up 4?”. La risposta è che non ha importanza, fino a quando è seduto dentro una sala, al buio, sprofondato in una poltrona (oddio, magari nel caso di Step Up 4 un po’ di importanza ce l’ha, ma sorvoliamo).

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This article was written on 22 Mag 2017, and is filled under Scuse per parlare di film.

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