J’accuse 2017 edition – Alien: Covenant


Signor Xenomorfo, permettetemi, grato, per la benevola accoglienza che mi avete fatto il giorno stesso in cui Vi conobbi, di preoccuparmi per la Vostra giusta gloria e dirvi che la Vostra stella, se felice fino ad ora, è minacciata dalla più offensiva ed inqualificabile delle macchie. Tanto più che viene dalla mano dell‘uomo che vi ha creato e che spesso è stato nostro compagno di serate di gran cinema, Sir Ridley Scott. Nelle brevi righe che seguiranno non solo Vi dimostrerò che per i motivi più futili e abbietti Sir Scott trama per annientare il Vostro ricordo nelle generazioni future sostituendolo con una pila di lingotti d’oro nel suo studiolo ma anche che questo sta avvenendo per mezzo del suo ultimo lavoro che Vi vede coprotagonista.

Già con il primo capitolo di questo ennesimo osceno e ributtante progetto di trilogia-prequel si erano intravisti a più riprese i tentativi di cancellare Voi, il mitico mostro di Alien (1979), quintessenza della paura del buio, dell’assedio, della gente carismatica che combatte e muore dai cuori di chi non Vi conosce. Del resto ormai i bei mostri sono volgari, fanno casino, perché non trattiamo qualcosa di più importante? Chessò, potremmo parlare dell’origine della vita nell’Universo? Che tanto se poi la gente si rompe i coglioni si può sempre dire che è una roba intellettuale e a quelli pare normale che ci si rompa i coglioni trattando di temi alti. Adesso infatti con Alien: Covenant il misfatto è compiuto. Voi prima venite umiliato facendovi apparire come venivate visto in Space Balls (1987) e poi, quando finalmente apparite in tutta la Vostra bellezza e maestà, venite fatto crepare in una scena che ricorda in peggio il finale di Aliens (1986). E quindi attenzione, lo scontro fra uomo e Xenomorfo non è altro che una genuflessione al fandom più becero, perché in realtà il Vostro cuore violento e terrificante è stato strappato per essere sostituito con dei dialoghi fra due cazzo di robot scritti da un adolescente che avrebbe fatto meglio a impegnare le sue mani per masturbarsi sui video porno amatoriali dei suoi genitori. Robot che peraltro sono pigramente rappresentati con le fattezze umane. Oltretutto le stesse, perché Michael Fassbender che sarà costato quanto il resto del cast interpreta sia il robot buono Walter che il robot cattivo David. Per recuperare le spese sembra pure che interpreti parte del mobilio nelle scene in cui non compare nessuno dei suoi personaggi.

Il punto è che, oltre alle velleità filosofiche, Alien: Covenant vuole aggirarsi per gli originari territori dell’action/horror così da attirarvi nell’imboscata. E quindi tanto sangue, tante morti violente, qualche esplosione e in generale un sacco di gente che fa di tutto per perdere tanto sangue e avere una morte violenta, magari durante un’esplosione. Nonostante questo per tensione narrativa ci attestiamo ai livelli del remake di Friday the 13th (2009) diretto da Marcus Nispel.

L’equipaggio fa di tutto per ricadere nello stereotipo dell’horror stupido, commette le peggio stronzate (lo sapevate che ci sono ancora sceneggiatori che fanno separare i personaggi quando c’è un pericolo!?) e, in generale, se ne fotte costantemente di qualsiasi tipo di procedimento decisionale, pur di crepare nel modo più coglione possibile. Nessuno fa una piega davanti a Fassbender cattivo che fa la faccia da maniaco e tutti lo seguono in una nera spelonca che puzza di morte da distanze siderali; tutti si avviano su un pianeta alieno come se fossero a una scampagnata per il Primo Maggio, senza manco una mascherina sul viso tipo quella che mettono gli asiatici persino quando vanno a fare la spesa. È come far andare i personaggi dal punto A al punto B annunciando agli altoparlanti del cinema “ora bisogna fare crepare un po’ di gente, perché altrimenti non ci sono temi alti che tengano, ci richiedete indietro i soldi del biglietto”. Insomma la cretinaggine è micidiale.

E tutto questo perché? Perché Sir Ridley, dopo quasi 40 anni, ha voluto parlare di come lui vede l’universo, la vita, l’evoluzione e chissà quali altri discorsoni? Ebbene no! Tutto questo è avvenuto perché Ridley Scott è diventato vecchio e, come tutti i vecchi, non solo non sopporta che altri tocchino le sue cosine, ma ha anche una fottuta paura di morire povero. Per cui vaffanculo al matrimonio fra Voi e Neill Blomkamp e vaffanculo anche agli spettatori, che sgancino i soldi per il biglietto e poi dritti a casa a dormire sereni nei loro lettini. Nessun film gli entrerà nella pelle stasera, nessun nuovo mostro popolerà i loro sogni, nessuna linea di dialogo catturerà la loro attenzione. Tutto è così banale e tirato via che non c’è nemmeno un biologo che tocca a mani nude una creatura palesemente pericolosa. L’unica scena che ricorderanno per tutta la vita è quella di quando hanno speso qualche euro per termovalorizzare due ore della loro esistenza.

Ma questa lettera è lunga, signor Xenomorfo, ed è tempo di concludere.

Accuso il regista Ridley Scott di essere stato l’operaio diabolico della macchinazione, in demenza senile, io lo voglio credere, e di aver in seguito difeso la sua opera nociva, da troppi anni, con le macchinazioni più irragionevoli e più colpevoli.

Accuso gli sceneggiatori Jon Spaihts, Damon Lindelof, Jack Paglen, Michael Green, John Logan e Dante Harper di essersi resi complici, almeno per debolezza di spirito, di una delle più grandi iniquità del secolo.

Accuso l’ufficio stampa del film di avere condotto una campagna abominevole, per smarrire l’opinione pubblica e coprire il loro delitto in specie attraverso i siti internet di tutto il mondo che per mesi hanno pubblicato i loro comunicati non cambiandovi una virgola ma firmandoli “La Redazione”.

Accuso infine noi tutti di non avere capito anni fa dove avrebbero in breve portato gli eventi. Abbiamo provato a capire, abbiamo regalato sorrisi beoti a certe scene ignobili pensando di essere superiori per cultura e intelletto. Abbiamo forse pensato che un tale ripiegamento su se stesso della storia sarebbe stato impossibile. Palesemente non era così. Se avessimo preso allora una posizione forte sin da subito, forse oggi non saremmo stati costretti a vedere con i nostri occhi la rovina. O almeno potremmo dire di aver provato ad evitarla con qualcosa di più di un tweet sarcastico.

P.S. Se volete leggere il J’accuse originale lo trovate qui. Qui invece c’è una traduzione in italiano.

Alien: Covenant – IMDbWikipedia

Pilloledicinema
Appassionato di cinema, vivo a Palermo. Per ogni film che vedo scrivo in 140 caratteri una minirecensione su Twitter. A volte non mi contengo e ne vengo a parlare anche qui.

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This article was written on 18 Mag 2017, and is filled under Parlo mai di astrofisica io?, Scuse per parlare di film.

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