Il salto dello squalo – Alien: La Clonazione


Alien – La Clonazione è un film e, allo stesso tempo, tanti film. È il Nightmare – Nuovo Incubo, è l’Halloween – 20 anni dopo e il Jason X della saga creata da Ridley Scott. C’è il tentativo di proseguire il filone cambiando quasi prospettiva, ma rimanendo sempre fedeli allo stile (Nightmare), c’è il ritorno inaspettato del personaggio principale (H20) e pure il notevole salto temporale in avanti (JX).
Ma è anche un parente alla lontana dei cinecomics: vuoi grazie alla mano di un certo Joss Whedon in sceneggiatura e vuoi anche l’impianto puramente fumettistico, per quanto riguarda la regia di Jean-Pierre Jeunet. Il quarto capitolo di Alien me lo ricordavo male, lo ricordavo brutto, noioso e rapidamente dimenticabile. Ma, a dispetto di qualche sequenza imbarazzante comprendente una computer grafica oggi giorno troppo datata, ho dovuto ricredermi: Alien – La Clonazione è un godibilissimo slasher, un buon film di fantascienza e un discreto tentativo di rilanciare una saga che con il terzo capitolo di Fincher pareva essersi definitivamente conclusa.

Alla voce “Computer grafica oggi giorno troppo datata”.

La trama è semplice semplice: gli Xenomorfi sono ormai conosciuti e un dottore pazzo li studia.È a conoscenza delle vicende che coinvolgono il maggiore Ellen Ripley (Weaver), deceduta su Fiorina 161, e i brutti mostri. Perciò, grazie alla clonazione, effettua continui esperimenti tentando di riportare in vita Ripley e, con lei, gli Xenomorfi che contiene nel pancino. All’ottavo tentativo, l’esperimento ha successo, Sigourney Weaver è ritornata in vita, ma gli alieni tenuti prigionieri s’indispettiscono e scappano per l’astronave popolata da membri dell’equipaggio di discutibile interesse. Seguirà un notevole body-count con qualche sequenza di grande soddisfazione per gli amanti del genere “cattivo che si aggira in un ambiente circoscritto ammazzando un personaggio alla volta” definito in ambito cinematografico dal termine “slasher”. E così vi ho pure insegnato qualcosa oggi, quanto siete fortunati.

Abbiamo il ritorno della grande Ellen Ripley (grazie anche al credit da co-produttore e a 11 milioni di dollari), tanti personaggini chi più o chi meno inutile da poter uccidere e una discreta quantità di mostri tutti sulla stessa nave. Abbiamo la classica sequenza dell’alieno che esce dal petto, ci sono le uova che si schiudono, c’è lo Xenomorfo regina che dura quasi come un gatto in tangenziale ma soprattutto, e quasi per fortuna, c’è Joss Whedon. La futura gallina dalle uova d’oro della Marvel ci regala una serie di caratteri tutti diversi, tutti tratteggiati pochissimo, ma funzionali alla situazione. Il duro quanto simpatico sulla sedia a rotelle, un Ron Perlman spavaldo e arrogante (routine, quindi), il personaggio afro con i rasta che, ovviamente, seguendo la regola base del cinema di genere horror hollywoodiano non arriva in fondo, quella che doveva forse essere il personaggio che avrebbe preso le redini della saga dopo l’abbandono della Weaver ovvero Winona Ryder e il dottore matto e cattivo che non ci pensa due volte a tradire il gruppo che lo sta portando in salvo. Tutti piuttosto piatti, ma tutti utili in un contesto simile. Aggiungiamoci anche una buona capacità di dosare colpi di scena mai stravolgenti alla Beautiful (tipo “Io non sono un robot, io sono il tuo padre alieno”) ma sempre coerenti e un finale che introduce nuovi elementi alla saga riuscendo pure a far provare compassione nello spettatore verso il boss alieno finale. Possiamo affermare che il buon Joss, anche se non del tutto, ci è riuscito a riportare in vita Alien.

Picci <3

Poi c’è Jean-Pierre Jeunet. Gian Piero veniva da Delicatessen e da un altro film minore co-diretto. Seguendo per cui le classiche logiche dell’industria cinematografica americana, c’erano tutte le carte in regola per prendere un autore di film completamente di genere diverso e sbatterlo in un capitolo di un franchise ormai avviato per utilizzarlo come marionetta produttiva. Ma, per fortuna, Jeunet dimostra invece di avere una personalità e di adattare la storia di Whedon nella maniera più fedele possibile, mettendo in scena una buona atmosfera eroico-fumettistica necessaria al terzo rilancio della saga di Alien. Inquadrature oblique, armi puntate verso l’obiettivo, gesti atletici surreali quanto spettacolari e uccisioni pirotecniche condite da esplosioni in CGI di dubbia qualità. Lo so, l’ho già affermato ma, santo cielo, quanto sono brutti alcuni effetti digitali e quanto risultano datati.

Concludendo, Alien – La Clonazione è un buonissimo action-horror, il sangue sgorga a litri e c’è pure della creatività nelle uccisioni dei personaggi. Il film ha il pregio di tentare di rilanciare la saga con l’ennesima evoluzione degli Xenomorfi e con un finale tanto “terrestre” quanto aperto da dispiacersi che non si sia continuato per quella strada.

Bravo Joss, non male Jean-Pierre. Questo è il 1997. Andate a lavorare adesso a qualcosa che vi verrà sicuramente meglio. Che so una serie tv circa una sterminatrici di vampiri o la storia di una giovane e sognatrice Audrey Tautou.

Peccato ma non troppo.

 

Alien: la clonazione – IMDbWikipedia

Giacomo Borgatti
I genitori lo iniziano alla settima arte grazie a operai cassaintegrati inglesi che si spogliano per fare qualche soldo. Da quel momento, il cinema è la sua droga. Amante dell’horror, dei musical (ma quanto sono belle quelle coreografie tutte sincronizzate?) e dei fumetti, crede e spera che Christian De Sica sia un’allucinazione collettiva o una grande burla allo spettatore ormai impossibile da fermare.

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