Quasi amici come prima


Non vedevo un cinepanettone da Natale in crociera (2007). L’anno dopo avevo detto basta agli amici. Facendo anche offendere qualcuno, visto che se ti metti davanti un film ogni giorno comunque di film brutti te ne capitano e non è certo la fine del mondo. Però anche basta. Non era solo che le gag demenziali e scatologiche mi avevano rotto, c’era anche il fatto che mi annoiavo come poche volte mi succedeva al cinema. Da allora (undici anni) ho solo (ri)visto il capostipite. Quel Vacanze di Natale (1983) che nella prima metà degli anni ’80 aveva fotografato una parte di società italiana restituendola sotto forma di gag, battute e volti indovinatissimi.

E ora che è successo? È successo che dopo anni di separazione burrascosa, Boldi e De Sica sono tornati insieme davanti alla macchina da presa (De Sica anche dietro) e a sto giro la curiosità ha avuto la meglio sul pregiudizio.

Male.

Male perché in questo film non ci sono le risate grasse e ignoranti che negli anni hanno caratterizzato la visione dei cinepanettoni ma non c’è nemmeno una vera commedia che possa portare, non dico a una riflessione di qualche tipo, ma nemmeno empatia verso personaggi tagliati grossolanamente e messi in scena in modo sciatto.

Siamo nella zona grigia della noia, che per un film che dovrebbe far ridere è forse la cosa più peggiore. E dire che a sto giro ci hanno provato a non presentare al pubblico la solita minestra riscaldata. De Sica è un uomo di mezza età che si ritrova licenziato, senza più una lira e con una famiglia dispendiosa a carico. Boldi un vecchio puttaniere incallito e mezzo demente che ha bisogno di una badante. De Sica si traveste da donna e il gioco e fatto. Da una lato si dovrebbe avere un film che in qualche modo riflette sulle questioni di genere (c’è anche un figlio gay in cerca di emancipazione e qualche trans che parla con i protagonisti), dall’altro un corto circuito nel rapporto ricco disabile – rude assistente che in teoria vorrebbe richiamare la comicità di Quasi amici (2011).

E invece niente. Non abbiamo nulla, niente di niente. Anche perché in fin dei conti le gag che funzionano sul serio sono quelle vecchie. De Sica che travestito da donna improvvisamente spara la battuta in romano, la vecchia disabile che non riesce a parlare, Boldi in sedia a rotelle che urla felice attorniato da ragazze in bikini. Il nuovo è una massa grigia e informe dove spicca Lunetta Savino per a peggiore performance della sua carriera e Regina Orioli in un personaggio persino più odioso del solito.

Intendiamoci, non me la sento di sparare alla tempia di un film che in qualche modo tenta un’altra strada rispetto alle solite gag scatologiche, gettando uno sguardo a un cinema assolutamente altro rispetto alla tradizione dei cinepanettoni. Anche perché oltre alla trama la regia, il montaggio e la messa in scena generale fanno pensare a una cura maggiore del prodotto. Per dire: il film si apre con un piano sequenza piuttosto lungo, una cosa che nei film precedenti era totalmente impensabile. Niente che ai miei occhi lo possa salvare, soprattutto per la noia della visione, ma l’eroismo sta nel tentare l’impresa, non nel riuscirla a compiere.

Brando De Sica, figlio di Christian, non è accreditato ma dovrebbe aver curato parti della regia di Amici come prima. Mi piace pensare che abbia messo mano in quel poco di buono che c’è nel film, come il finale meta-cinematografico che è effettivamente la cosa più riuscita di tutto il film.

Magari saranno i giovani a salvarci. Magari invece certe tradizioni natalizie sarebbero da abbandonare, come i botti e i parenti che ti chiedono se ti sposi.

Amici come prima – IMDbWikipedia

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This article was written on 31 Dic 2018, and is filled under Non è il mio genere, Parlo mai di astrofisica io?, Scuse per parlare di film.

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