Annihilation


Annihilation è l’ultima opera di Alex Garland che vede protagonisti Natalie Portman, Jennifer Jason Leigh e Oscar Isaac. Narra le vicende di un gruppo di ricerca che viene mandato a investigare un’ambigua presenza aliena sbarcata tempo prima sulla Terra. Il lungometraggio è distribuito su Netflix ed è tratto dall’omonimo romanzo di Jeff VanderMeer, primo di una trilogia, che ha riscosso un enorme successo internazionale di critica e di pubblico.

Avvertenza 1: ho letto il libro e l’ho trovato orribilmente lento, con una storia senza capo né coda, di una superficialità imbarazzante e mal scritta, uno di quei libri in cui si sente invadente la presenza dell’autore tra le pagine, autore che non sembra nemmeno troppo consapevole delle poche cose buone che sta disseminando nella storia. Ma sono invece consapevole io di quante persone lo abbiano adorato. Meriterebbe forse una riflessione questa mia incapacità di apprezzare quel testo, riflessione che però non faremo oggi.

Se il Buondì si vede dal mattino…

Avvertenza 2: adoro Alex Garland, lo adoravo come scrittore e sceneggiatore e ho adorato Ex Machina, il suo primo film da regista. Garland legge quindi il libro di VanderMeer e decide di scrivere un adattamento prima dell’uscita dei due sequel, senza mai rileggere il testo originale. Quello che abbiamo visto è quindi più “ispirato” da Annihilation che effettivamente basato sul romanzo. Le storie e i finali divergono, i personaggi sono praticamente nuovi e molti degli elementi di insensato mistero che abilmente non vengono mai spiegati da VanderMeer sono semplicemente spariti dalla circolazione narrativa.

Per fortuna.

La storia, in breve, racconta di una missione di studio inviata all’interno di una zona in cui una presenza aliena si è stabilita. La missione anziché essere composta da un esercito di mezzo milione di soldati addestrati in assetto da combattimento con supporto logistico via terra e via acqua e con testate nucleari pronte a saltare in caso qualcosa vada storto (come d’altronde è andato storto per le ultime undici missioni, undici), è composta da cinque donne tutte più o meno con grossi traumi passati o presenti da risolvere ed è una tipica missione di studio americana. Le donne portano con sé strumenti di misura e di registrazione ed enormi fucili mitragliatori. La presenza aliena si manifesta con una parete di vernidas che racchiude un mondo di pongo. Fiori di pongo, mostri di pongo, e, almeno all’inizio, anche una storia un po’ di pongo. Lo sanno tutti che non si deve mescolare pongo a vernidas, lo si impara da piccoli, e lo sanno tutti che il vernidas è pericoloso perché altamente infiammabile. Però Garland nella prima parte del film non vuole sentire ragioni e insiste.

Vernidas, vernidas everywhere!

Il viaggio nel mondo di vernidas/pongo è anche un muy interesante viaggio nella vita e nella mente della biologa protagonista Lena, una Natalie Portman che finalmente ha perso ogni connotazione fanciullesca o adolescenziale e ci offre un personaggio complesso e adulto. Garlad non nasconde diversi indizi nelle tre linee temporali raccontate per ritornare sempre alla tematica centrale del film. Kane (interpretato da Oscar Isaac), marito di Lena che dopo essere scomparso nella zona aliena torna misteriosamente indietro, si è pettinato usando proprio il vernidas come gel. Lena stessa mostra ai suoi studenti animazioni fatte di pongo per spiegare la mitosi.

Oscar Isaac, presidente del #teamvernidas

Insomma la prima ora e venti di film è onestamente sconfortante, e credo che lo sia anche per chi ha amato il romanzo.

Coccodrillone, capitano del #teampongo

Poi Garland perde le staffe, abbandona definitivamente e finalmente la trama del libro, disperde illegalmente in mare il vernidas altamente infiammabile, prova a far deragliare il film, a farlo diventare più onirico e visionario e, forse paradossalmente, riesce a migliorarlo. Qui è dove spendiamo una lacrimuccia per non aver avuto la possibilità di guardarlo sul grande schermo.

C’è da dire che il tema stesso della missione suicida che segue un’altra missione finita male senza un perché non è nuovissimo per Garland (cfr. Sunshine, film del 2007 di Danny Boyle con soggetto e sceneggiatura dello stesso Garland), in una situazione del genere come scrittore ci si è già trovato e in undici anni ha certamente avuto il tempo di elaborare, e soprattutto di decostruire questo topos.

Poi, all’improvviso, un bel film…

Qui, a proposito di decostruzione, è anche dove inizia un trip selvatico e con poche regole che porterà Lena, Kane, lo spettatore, l’alieno e il concetto stesso di mutazione in un meraviglioso girotondo sensoriale, un lunghissimo quadro semovente triste e a tratti faticoso che ci riconcilia anzitutto con Garland e le sue scelte (alcune imposte, a dire il vero) e più in generale con il cinema fantastico. Non è fantascienza in senso proprio ma un liberatorio galoppo di fantasia nel quale il regista trova una coerenza narrativa primordiale e riesce a chiudere la questione, lasciando certo aperta una porta a un eventuale sequel ma una porta di natura molto diversa da quella lasciata aperta nel libro.

Una menzione speciale va alle altre donne del cast che contribuiscono quasi in toto alla stabilità del film nella prima traballante parte: la dottoressa Ventress (interpretata dalla già citata Jennifer Jason Leigh), una psicologa malata terminale di cancro che organizza la spedizione e vi partecipa in quanto candidato ideale per una missione suicida, Josie Radeck (Tessa Thompson, mia preferita del gruppo, Jason Leigh e Portman comprese) una laureata in fisica protagonista forse del plot twist più sorprendente, Cass Sheppard (Tuva Novotny), una geomorfolga e Anya Thorensen (Gina Rodriguez), una paramedica.

Tessa Thompson <3

Annihilation è un duplice film: uno è un quasi disastroso e un lungo racconto in assestamento, l’elastico della fionda che entra in tensione. Il secondo è puro delirio. Uno dei più folli viaggi che si siano mai visti sul grande scherOH NO. Guardatelo a casa dell’amico che ha il megaschermo, voi che potete.

Annihilation – IMDbWikipedia

Scrive romanzi e racconti. Da sempre appassionato di fantascienza e da quasi sempre di cinema e teatro, scrive di notte nel silenzio della campagna inglese o tormentato dal vento del Mare del Nord.

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This article was written on 19 Mar 2018, and is filled under Non è il mio genere.

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