Ant-Man piccolo gioiello


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Non sono molti i punti di contatto tra la gloriosa Hanna-Barbera, famosa per cartoni animati di successo quali Svicolone, Ughetto cane perfetto, Ernesto Sparalesto e i gatti di Cattanooga solo per citarne alcuni, e l’universo Marvel…

(se si eccettua Magilla Gorilla da cui qualcuno si è evidentemente ispirato per il personaggio de La cosa nel film sui Fantastici Quattro di prossima uscita)

(se si eccettuano Mototopo e Autogatto, ogni volta che vedo Ghost Rider mi sembra un Mototopo venuto peggio)

(se si eccettuano anche i Fantastici Quattro stessi, portati per la prima volta sullo schermo – lo sapevate? – proprio da Hanna-Barbera nel 1967)

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se si eccettua Ant-Man, personaggio nato nel 1962 dalla infaticabile fantasia di Stan “Non si piscia sempre Champagne” Lee e Jack “Faccio quello che posso” Kirby. Hanna (o Barbera, non saprei) provò talmente tanta compassione per un personaggio così inutile e patetico da creare pochi anni dopo un suo alter-ego molto più convincente e potente: Atom la formica atomica.

Se vi siete chiesti com’è che la Marvel tra tutti i personaggi che ha sfornato (oltre QUARANTADUEMILA!) proprio su Ant-Man dovesse investire dei soldi non dovete sentirvi soli, se lo sono chiesto in molti. Se vi siete chiesti com’è che un progetto Marvel finisse poi nelle mani del pur bravissimo Edgar Wright che sembra davvero agli antipodi (e lo dico anche con certo senso di ammirazione) da quello che ci si può aspettare da un prodotto Marvel per il grande schermo anche qui non siete da soli.

Era un progetto che veniva da lontano, addirittura dal 2006, quando la Marvel era tutta un’altra cosa, prima dell’acquisto da parte di Disney e prima dello sbarco in forze sul grande schermo. A un certo punto sembrava un progetto morto, un progetto “Ormai ci abbiamo messo i soldi, ce lo insegna il nostro grande maestro, non si piscia sempre Champagne #nspsc”.

Dove vai?

Al cinema.

A vedere cosa?

L’Uomo Anta.

L’Uomo Anta?

L’Uomo Anta.

E cosa fa? Si sostituisce alle porte degli armadi?

Sì, e deve rimanere fermissssimo. Non è mica facile.

È una misura delle tue aspettative?

Se vogliamo.

Cosa è successo poi lo possiamo soltanto immaginare. Wright si mette sotto assieme a Joe Cornish, comincia a scrivere la sceneggiatura, probabilmente si legge tutti i fumetti del secondo Ant-Man quando Scott Lang prende il posto di Henry Pym nei panni della formica atomica dell’Uomo Formica (e solo per questo gli andrebbe dedicato un monumento equestre a Santa Monica – a Wright non a Lang), il progetto cresce, il soggetto c’è, la sceneggiatura pure.

Che la sceneggiatura ci fosse e fosse interessante ne siamo abbastanza certi, infatti nel maggio 2014 Wright viene mandato via e al suo posto sale in cattedra Peyton Reed alla regia e Adam McKay e lo stesso Paul Rudd (che interpreta l’eroe Scott Lang) alla sceneggiatura.

Sto dicendo che alla Marvel vogliono un prodotto sempre uguale a sé stesso e non vogliono uscire dai binari? Non proprio. Se consideriamo l’ultima decina di film usciti nel Marvel Cinematic Universe (film più film meno) bisogna riconoscere alla casa delle idee di aver concesso molta libertà ai vari sceneggiatori e registi che hanno potuto modellare (non sempre con successo #nspsc) personaggi e situazioni a loro piacimento – rendendo a dire il vero l’MCU un calderone un po’ confuso e disomogeneo.

Bisogna riconoscere comunque un’impronta comune di tutte queste pellicole supereroistiche: poco amore e pochissimo sesso, un paio di MGE (Momenti Grandi Esplosioni), una manciata di casi umani, qualche rapporto irrisolto con il padre, cattivi così così, la tendenza a usare i sequel per tirarla per le lunghe, eccetera. Tanto che i fuoriusciti dai vari progetti Marvel non sono rari, oltre a Wright ci sono (almeno) Patty Jenkins e Kenneth Branagh scappati da Thor 2, e Drew Goddard andatosene da DareDevil (vedremo, vedremo…).

Non possiamo esserne sicuri, ma nella sceneggiatura che ha fatto saltare sulla sedia la dirigenza Marvel causando la dipartita di Wright c’era probabilmente molto più di questo e in un certo senso molto meno. L’arrivo della nuova sceneggiatura e di un regista probabilmente molto più facile da gestire avrà fatto tirare più di qualche sospiro di sollievo (peccato per un film di Wright che non vedremo mai).

Sì ma. E il film?

Paul Rudd, temendo forse il suo passato brillante, ci ha tenuto spesso a sottolineare come Ant-Man sia un vero e proprio film di supereroi, non una commedia che per caso coinvolge supereroi.

Ant-Man è una commedia che per caso coinvolge supereroi.

Ed è una magnifica commedia che per caso coinvolge supereroi, come sia successo non so, tutto quel casino, le riscritture, i cambi di mano, in qualche modo hanno funzionato.

Lo svolgimento è quello tipico dei film di Wright: un personaggio ignaro di quello che lo circonda finisce nei pasticci – e grossi, grossissimi – suo malgrado. Inizia lentamente come una commedia sentimentale e fino alla scoperta del costume da formica quella rimane la cifra stilistica (forse meno interessante per i dodicenni presenti in sala ma molto molto godibile).

Poi accelera furiosamente, sorpassa a destra Ocean’s Eleven e affianca Mission Impossible rimanendo però sempre molto sopra le righe ottenendo un obiettivo che nei Guardiani della galassia (che a me non è piaciuto, ho già preso la mia dose di insulti quotidiana, si prega di non infierire, grazie) viene colto solo in parte: far ridere. E lo fa spesso e in modo sorprendente: citando Le iene, facendo svolgere la battaglia finale sul trenino Thomas (che a me personalmente ha sempre fatto paurissima, ma non quando ero piccolo, a quarant’anni suonati quando lo voleva vedere mia figlia), in una meravigliosa sequenza dove Lang ridotto alla grandezza di una formica deve fuggire dai cattivi che gli sparano rifugiandosi in un plastico che è in scala con le sue dimensioni, creando un gioco di grande/piccolo riuscitissimo.

Con quel budget risicato a qualcosa bisogna pur rinunciare...

Con quel budget risicato a qualcosa bisogna pur rinunciare…

Ma la cosa che fa più ridere di tutti è la parrucca di Evangeline Lilly, già candidata ai prossimi Oscar come peggiore parrucca non protagonista. La sua interpretazione è un disastro (me la ricordavo bravina – almeno in Lost – ma forse ero abbacinato dalla sua bellezza) ma non peggio di quella di un Michael Douglas (nei panni di Hank Pym) piattissimo e svogliato o di un Corey Stoll (che interpreta l’ANTagonista Darren Cross) un po’ rimasto nei panni del Peter Russo di House of cards (concedetemi la sottigliezza).

Son convinto e non son convinto ma convinco

Son convinto e non son convinto ma convinco

Eppure il film funziona bene grazie anche e forse soprattutto a un Paul Rudd (rassegnati Paul, sei un grandissimo commediante) totalmente e consapevolmente inappropriato per il ruolo di eroe, agli azzeccati personaggi minori, al cambiamento di ritmo da montagne russe e alla storia che a furia di essere scritta e riscritta deve aver intrapreso un cammino tutto suo indipendente dalla volontà degli sceneggiatori.

Abbastanza forzati gli inserimenti del film nel Marvel Cinematic Universe (come dire che Ant-Man ha una dignità tutta sua): c’è un combattimento (divertente) con Falcon, due teaser durante i titoli di coda (uno con Cap) e qualche riferimento alla rivalità tra Pym e Tony Stark, tutto qui.

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Paul Rudd sarà co-protagonista di Civil War, il prossimo capitolo di Capitan America, e onestamente non vedo l’ora.

Ant-Man – IMDbWikipedia

Scrive romanzi e racconti. Da sempre appassionato di fantascienza e da quasi sempre di cinema e teatro, scrive di notte nel silenzio della campagna inglese o tormentato dal vento del Mare del Nord.

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This article was written on 25 Lug 2015, and is filled under Non è il mio genere, Scuse per parlare di film.

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