As Mil e Uma Noites: le mille e una notte in mille e un minuti. Circa


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Un film che dura più di sei ore, dalla lavorazione di un anno perlopiù senza avere una sceneggiatura definita e tutto girato sulla cara vecchia pellicola.

Partendo da queste premesse è facile capire come il nuovo mastodontico lavoro del regista portoghese Miguel Gomes fosse il pezzo da novanta di cinefilia riservato dalla sezione Quinzaine dello scorso Festival di Cannes.

Intanto però sgombriamo il campo dai possibili equivoci: nonostante si chiami As Mil e Uma Noites e nel film la narratrice sia proprio Sherazade, non siamo davanti a una riduzione della celebre raccolta di novelle, ma un film che semplicemente si ispira a quella struttura. Il racconto nel racconto, le digressioni all’interno di una singola narrazione – dove cambia anche il narratore e quindi il punto di vista – sono pertanto i veri punti di contatto fra le due opere. Certo, ogni tanto appaiono Gran Visir, geni e principesse del vicino oriente, ma in realtà questi sono più accorgimenti estetici che di sostanza.

Se il cinema che siamo più o meno abituati a vedere normalmente in sala è paragonabile alla roccia, allora As Mil e Uma Noites è molto più simile al magma. Le storie prendono spunto da avvenimenti reali che venivano riportati a Gomes e ai suoi collaboratori da un gruppo di giornalisti sguinzagliati per tutto il Paese. L’intenzione era quella di parlare della crisi sociale ed economica del Portogallo fra il 2013 e il 2014, raccontando la realtà attraverso delle storie fantastiche in un film della durata di tre ore e mezzo al massimo. Solo che la mole di materiale raccolto in un anno di ricerche per il Paese e fondamentale per il film era impossibile da ridurre sotto le sei ore e spicci. Da qui è nata l’idea dei tre volumi O Inquieto, O Desolado e O Encantado. Ed effettivamente As Mil e Uma Noites dà il suo meglio non quando filma la realtà (operai licenziati da un cantiere navale che chiude, manifestanti che rompono un cordone di polizia), ma quando inserisce questi elementi in un contesto puramente narrativo. Insomma quando l’idea del regista riesce a librarsi in aria e a dare i suoi frutti.

Del resto Gomes è uno che crede davvero nel racconto. È vero, quasi mai procede in senso tradizionale, ma il piacere di raccontare una storia (in questo caso più d’una) si vede ed è palpabile. Allo stesso modo crede tantissimo nelle immagini che in questo caso si sono avvalse di un altro innamorato cronico della pellicola: il thailandese Sayombhu Mukdeeprom, il direttore della fotografia di Apichatpong Weerasethakul.

Da questa unione escono fuori scene di straordinaria bellezza. Sayombhu è impagabile nel colorare i contesti onirici propri del secondo volume, O Desolado, ma tutti e tre i film si giovano del suo occhio rappresentando anche una cesura per Gomes che nei suoi lungometraggi fino ad ora si era avvalso del suo conterraneo Rui Poças.

Ad ogni modo – come anche affermato dal regista – sebbene il progetto sia unitario è anche vero che i tre volumi toccano corde molto differenti ed è opportuno esaminarli nella loro singolarità.

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È evidente come O Inquieto rappresenti il segmento più militante del progetto. Tant’è che parte come un documentario su degli operai di un cantiere navale che stanno per essere licenziati. In questa prima parte entra in scena anche il regista che confessa con il voice over tipico di Gomes le sue paure rispetto alle ambizioni del film e, dopo aver introdotto fine e struttura dell’opera, si occupa del mondo operaio e della politica portoghese, accusata esplicitamente di essere la longa manus della Troika. In un certo senso si riesce anche a cogliere una certa difficoltà del regista a maneggiare questo marasma di storie e idee. Per dire, Crista Alfaiate, nei panni della bellissima Sherazade in questa parte racconta di politici portoghesi dal pisello perennemente lungo. Ora, ovvio che stiamo parlando di Gomes e non del Neri Parenti post 2000, però comunque siamo lontanissimi dalla satira fatta dal regista lusitano sullo stesso identico mondo in Redemption (2013). Niente di grave sia chiaro, solo che è palese una certa difficoltà nel mettere la briglia a un registro che parte da un coro così dissonante.

In linea generale comunque O Inquieto è la parte più immediatamente riconoscibile come appartenente a Miguel Gomes. Il suono ovattato e gli accorgimenti tecnici sul sonoro che già in misura diversa erano di casa in Tabu (2012), qui sono ripresi e spesi dal regista per ambientarsi all’interno del suo nuovo progetto. Sono gli approdi sicuri che usa il regista per fermarsi a rifiatare. Mano mano che As Mil e Uma Noites va avanti, però saranno sempre meno usati, segno inequivocabile che anche Gomes ha ormai preso confidenza con il nuovo registro scelto.

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O Desolado è la parte migliore del progetto. Intanto la spinta militante che gravava su O Inquieto è svanita e così il film può effettivamente attuare il proposito di raccontare la crisi attraverso storie fantastiche. Si assapora un perfetto tono surreale dei singoli racconti, accompagnato da un gusto nella messa in scena più ricco e variegato e da una sceneggiatura forse più compiuto. Entra in campo l’erotismo come prima componente del rapporto eros/thanatos e in generale i toni si fanno cupi. Se prima avevamo confessioni di operai depressi adesso la gente si suicida. Eppure è proprio con O Desolado che facciamo conoscenza con Dixie, un cagnolino a cui basta essere con chi sente come il proprio padrone per essere felice. Inutile dire che è il personaggio più positivo di tutti e tre i film. Dixie in questo contesto spicca proprio perché attorniato da personaggi praticamente sordi a tutto ciò che sta al di fuori di loro, piegati sull’ombelico dell’egoismo e pronti a mollare qualsiasi posizione morale per una qualsiasi utilità miserabile e immediata. Insomma non sorprende che l’unica nota positiva in un tale contesta venga da un cane e non da un essere umano.

Con O Encantado entriamo nell’ultima fase del trittico, Sherazade inizia a spaventarsi di non riuscire a salvarsi la vita con i suoi racconti e scappa in cerca del piacere e probabilmente della tranquillità. Dice al bel francesino che si è scelta di piantarla con le scemenze e di tenere la bocca chiusa, probabilmente è giunta l’ora di fare l’amore anche per lei. Noi però purtroppo rimaniamo in balia di un pugno di addestratori di fringuelli che non ci molleranno fino alla fine. La loro comunità, le loro gare e i canti dei fringuelli sono stati una prova mentale durissima, specie se considerate che già ci aggiravamo a orari piuttosto importanti. A parte gli scherzi, questa è la parte più pesante e meno riuscita dell’opera. Non solo perché, dopo mezz’ora, di addestratori di fringuelli anche basta, ma anche perché la struttura prima molto vivace qui si sclerotizza. In un’orgia infinita di didascalie veniamo guidati nel mondo dell’addestramento ai vari canti degli uccellini e alle loro gare. Sembra che Gomes in questi addestratori abbia visto qualcosa di magico, capace di trascendere la miseria della loro realtà, ma per quanto mi riguarda l’incanto non è mai avvenuto. Tutt’altro.

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Bisogna dire che sciropparsi O Inquieto, O Desolado e O Encantado uno di seguito all’altro non è il miglior modo per goderseli, l’idea di visionarli a un giorno di distanza l’uno dall’altro proprio come fatto a Cannes 2015 mi sembra la migliore. Specie alla fine, O Encantado con i suoi fringuelli canterini tende a un’astrazione sin troppo spinta, cosa che il regista invece si era sempre ben guardato dal fare, peraltro convincendo quasi sempre.

I film di Gomes sono sempre opere bipartite e proprio in quella finale viene chiesto allo spettatore lo sforzo maggiore. Qui però il salto era doppio, non soltanto perché le parti erano tre, ma anche perché l’ultima, per me, è arrivata intorno alla mezzanotte.

A fronte di tutto questo si deve riconoscere al regista una fiducia incrollabile nel cinema come forma d’arte vera e unica. Gomes è più che capace di interpretare ed evocare la realtà usando ogni mezzo a sua disposizione e non si può che pensare a As Mil e Uma Noites se non come a un film. In più possiede un coraggio ai limiti dell’incoscienza nel percorrere strade poco battute su cui vale la pena di seguirlo anche soltanto per vedere dove portano.

As Mil e Uma Noites: Volume 1, O Inquieto – Wikipedia IMDb

As Mil e Uma Noites: Volume 2, O Desolado – Wikipedia – IMDb

As Mil e Uma Noites: Volume 3, O Encantado – Wikipedia IMDb

Pilloledicinema
Appassionato di cinema, vivo a Palermo. Per ogni film che vedo scrivo in 140 caratteri una minirecensione su Twitter. A volte non mi contengo e ne vengo a parlare anche qui.

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