Agatha Christie is the new Stan Lee – Assassinio sull’Orient Express


L’Arcadia di Melzo è un cinema bellissimo. Quel tipo di cinema che potrebbe far eccitare qualsiasi appassionato al mondo della proiezionistica cinematografica e al mondo dei film in generale. E quando, spronato dalla Madreh Padrona di questo meraviglioso blog, mi è stato proposto di recarmi all’anteprima di Assassinio sull’Orient Express in pellicola da 70mm non ho esitato un minuto ad accettare, salvo rendermi conto dell’ennesima stupidaggine in ambito decisionale che avevo intrapreso. Voi che prendete gli autobus lo dovreste sapere: non c’è un momento peggiore in cui prendere il suddetto mezzo pubblico che non sia quello dell’uscita degli adolescenti dalle scuole medie e licei cittadini. Ma mi sono immolato per voi, l’ho fatto solo per voi e per la settima arte. Dopo essermi perso nella stazione ferroviaria di Melzo (non trovavo più l’uscita dei sottopassaggi) e rischiato di cadere sopra ad una ragazza minorenne a causa di una brusca frenata del mezzo, ragazza che sicuramente mi avrebbe fatto menare da suoi fuchi strafatti di Red Bull e Pokemon Go se ciò fosse accaduto, sono arrivato nella ridente Melzo. E con il sarcasmo mi fermerei qui.

Assassino sull’Orient Express non è un brutto film, anzi. E’ classico, da un lato, e ha la voglia di essere qualcosa di moderno dall’altro. Vuole essere una sorta di kammerspiel (storie che vengono ambientate tutte in uno stesso luogo), e lo è considerando che si svolge tutto all’interno del treno (quindi un zugspiel), facendo a respirare allo spettatore quella giusta claustrofobia da ambienti stretti, cabine di lusso ma piccole e corridoi i cui non ci si passa se non uno alla volta. Ma allo stesso tempo, visto che si tratta di (definizione accurata) “un film da soldi”, Kenneth Branagh si diverte a mostrarci gli spazi sconfinati attraverso i quali l’Orient Express si muove. E funziona, l’atmosfera c’è, la ricostruzione scenica e narrativa sono veramente ben effettuate: Agatha Christie sarebbe felice di questo adattamento.

Ma c’è sempre un “ma”. E in questo caso è rappresentato dai personaggi, in particolare dalla modernizzazione di un personaggio come accade nel caso dell’investigatore Hercule Poirot qui interpretato dallo stesso Branagh anche regista, e dalla loro rappresentazione su schermo. Perché siamo nel 2017 e per una major hollywoodiana (20th Century Fox in questo caso) che scommette su un giallo del 1934, i cambiamenti sono necessari. Inoltre siamo nell’epoca dei franchise, dei supereroi, degli universi condivisi. E, no, con quest’ultima affermazione non voglio dirvi che c’è un cameo di miss Marple. O almeno non è ancora stato pianificato. Quindi si prende un cast stellare e lo si mette a rapportarsi con un Poirot sempre più vicino ad un Sherlock Holmes di Robert Downey Jr, meno drogato, più simpatico, ma praticamente un genio, un eroe quasi infallibile. Per arrivare a superPoirot ci manca solo una tutina in lattice. Non di quelle che pensate voi, maliziosi.

Perciò, oltre ad un protagonista troppo subissato dal dramma supereroistico dei nostri tempi che comunque non lo rende insopportabile anzi, è il cast comprimario stellare ne esce un pelo con le ossa rotte: Johnny Depp si fa apprezzare per non interpretare finalmente una macchietta alla Jack Sparrow, Daisy Ridley viene accompagnata dall’unico pensiero lungo tutto il film cioè “checcefrega, prendi la spada laser e ammazza tutti daje“, Josh Gad perché dimostra che può non essere relegato sempre e solo al caratteristica simpatico nonostante talvolta il suo personaggio sia poco credibile. Poi c’è Judi Dench che interpreta Judi Dench, una Penelope Cruz ingaggiata solo perché deve interpretare una tata che abbraccia la religione dopo una disgrazia e, si sa, i sudamericani ce l’hanno con la religione poi lei è anche bella quindi prendiamo due piccioni con una fava. E Willem Defoe che, per metà pellicola, recita con un accento tedesco da varietà anni ’60, Derek Jacobi che appare ogni tanto sullo sfondo tanto che è il meno impressionabile nella mente degli spettatori e, infine, Leslie Odom jr che sembra l’unico crederci un momentino salvo lasciarsi trascinare dalla corrente del pressapochismo nel finale. Sintetizzando: tanti volti conosciutissimi che non sembrano mai convinti e che non sono stati coinvolti per le loro capacità recitative ma in quanto apparentemente associabili ad un determinato personaggio solo a causa dei propri tratti somatici. E della quantità di bollette che sono rimaste a casa da pagare.

“E anche questo mese il gas l’ho pagato!”

In conclusione Assassinio sull’Orient Express non è un così brutto film come può invece essere trasparito da questa pseudo-recensione. Non sarà memorabile ma è un buon lavoro, forse con poca anima, forse con un eccessivo approccio da blockbuster e con un finale da far gridare verso il cielo tanto che ci si aspetta una scena dopo i titoli di coda in piena Marvel-style. Nonostante una prima metà un pelo sottotono, la seconda ingrana, diverte ed intrattiene. E, alla fine, in un percorso come questo intrapreso dalla Fox è l’unica cosa che conta.

Comunque, dopo, sono tornato a casa molto più serenamente perché a quell’ora le scuole erano chiuse.

Assassinio sull’Orient ExpressIMDb Wikipedia

Giacomo Borgatti
I genitori lo iniziano alla settima arte grazie a operai cassaintegrati inglesi che si spogliano per fare qualche soldo. Da quel momento, il cinema è la sua droga. Amante dell’horror, dei musical (ma quanto sono belle quelle coreografie tutte sincronizzate?) e dei fumetti, crede e spera che Christian De Sica sia un’allucinazione collettiva o una grande burla allo spettatore ormai impossibile da fermare.

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This article was written on 02 Dic 2017, and is filled under Non è il mio genere, Scuse per parlare di film.

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