Mea maxima culpa: Atomica Bionda


Charlize Theron compra i diritti di un fumetto intitolato La città più fredda, una spy story che si svolge a Berlino e che parte da un classico delle storie di spie: è scomparsa una lista con le identità di tutte le spie americane e comincia la corsa al recupero. Sullo sfondo: Berlino, poco prima che il muro (IL muro) venga giù, cambiando per sempre la geografia e la politica mondiale.

A dirigere il film, la Theron chiama David Leitch, uno che ha fatto lo stuntman, il coreografo e ha co-diretto (ma non compare nei titoli di testa) quel pezzone che è John Wick, il film che ha rilanciato Keanu Reeves che mena e il cinema d’azione americano che si stava un po’ appannando. La Theron prende Leitch, gli mette il cappellino da regista e gli dice che lei è il suo Joan Wick o come vuole chiamarlo, ma che lei non è da meno di Reeves ed è pronta a dimostrarlo.
Leitch le crede, si mette a dirigere, fa le sue belle riprese, i suoi bei montaggi e, intanto che il film viene finito, butta fuori un primo reel di scene di azione.

E qui entra in scena la mia maxima culpa e la necessità di fare ammenda: quando è uscito il filmato e tutti si stavano stracciando le vesti, io rimasi freddissimo, se non infastidito da come i combattimenti sembrassero eseguiti male. Mentre tutti avevano l’hype a mille, imprecavo perché non capivo come non potessero vedere che i colpi venivano portati alla cazzo di cane e che non c’era ritmo negli scambi.

Poi vado a vedere il film e mi ricredo in tutto.

Dunque, dicevamo.

Atomica Bionda è una bomba sotto un sacco di punti di vista e io avervo parlato troppo presto.

Partiamo dalle cose più semplici: l’ambientazione, le luci, i colori, i neon, la colonna sonora, tutto è squisitamente anni ’80. A volte pure troppo, perché lo so che siamo in Germania e sono quegli anni lì, ma Nina Hagen e Falco nella stessa pellicola sono un assalto al buon gusto (particolarmente perché Leitch, o chi per lui, ha scelto di mettere le versioni inglesi e non le originali tedesche). A parte questo dettaglio, però, la regia è tutta fatta di neon e colori saturati e la volete sapere una cosa? Ci sta bene. Funziona. Non fa alzare gli occhi al cielo e pensare “Cristo santo, datti una calmata, abbiamo capito”. In your face, Winding Refn.
Stai lì a guardare un film che ti sembra perfettamente credibile, dal punto di vista degli ambienti e delle scenografie, e questo significa che sei nella Berlino di quegli anni, che ti immergi e respiri, più o meno, quell’aria.

Troppo Berlini.

Poi c’è la questione personaggi. Stiamo parlando di uno spy movie abbastanza classico, che però si diverte a cercare di mischiare le carte e di confondere lo spettatore su chi sia buono e chi no. Chiariamo: non è che parliamo di John le Carrè, però Atomica Bionda un po’ ci prova a farti venire qualche dubbio. Non ci riesce, ma lo fa con molta più classe e serietà di un sacco di wannabe gialli o spy stories che vengono promessi come capolavori.

Per farlo si affida a un cast di gente che sembra divertirsi un mondo. Su tutti un James McAvoy con la faccia di quello che sta vivendo Natale in anticipo e una Sofia Boutella che è il giusto misto tra inesperienza e pericolosità (e che fa QUELLA scena, di cui avranno parlato ovunque e che non citerò perché, davvero, non c’è bisogno). Assieme a loro qualche comprimario di lusso come John Goodman e Toby Jones, a dare il giusto spessore da film di serie A.

Ma su tutti, ovviamente svetta la Theron. Non si risparmia sotto nessun profilo: ci crede moltissimo nel film, nel personaggio e nella storia. Recita con intensità e lascia che il suo corpo venga maltrattato in tutti modi: botte, salti, cadute. Permette che la sua faccia sia sfigurata dai lividi dei colpi presi. Si concede violenza e dialoghi da scaricatore di porto.

Lo dico dai: ho amato John Wick, ma le scene di azione di Atomica Bionda sono decisamente migliori. E non fatemi parlare di certe cose che sto vedendo fare a Jason Statham e compagnia, per favore).

È come se, nella recente polemica sul fatto che Wonder Woman sia o meno un film femminista, arrivasse questa pellicola e si limitasse a fare quello che deve: a raccontare una storia vecchio stile, adrenalinica, violenta, che ti lascia con il fiatone e il desiderio di vederne ancora e lo fa fare a una donna. Che è il modo migliore per dimostrare che le donne, anche al cinema, non devono dimostrare niente.

 

Atomica Bionda – IMDbWikipedia

Soffre di bulimia cinematografica e quindi guarda di tutto e la cosa gli piace, tranne quando si ritrova a chiedersi “Perché sto guardando Step Up 4?”. La risposta è che non ha importanza, fino a quando è seduto dentro una sala, al buio, sprofondato in una poltrona (oddio, magari nel caso di Step Up 4 un po’ di importanza ce l’ha, ma sorvoliamo).

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This article was written on 06 Set 2017, and is filled under Non è il mio genere, Scuse per parlare di film.

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