Brooklyn. Non lo zio, tranquilli


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Non so se vi è mai capitato di stare accanto a una donna innamorata. Non necessariamente innamorata di voi, eh. Può essere anche una amica, una collega di uffcio, una compagna di palestra o di nuoto, qualcuno che insomma vedete abitualmente. Se quella donna è innamorata di voi la cosa sarà molto più bella. Intendo per voi. Perché in una donna innamorata cambia tutto, è una rivoluzione della vita, uno slancio fiducioso verso il futuro e le sue promesse.

Non so se la stessa cosa succede anche agli uomini, ma sono sicuro che le donne durante l’innamoramento sembrano brillare di luce propria. Sono bellissime, colorate e sorridenti. Una donna innamorata e sicura del suo amore è la cosa più bella del mondo. Infatti se l’amore è ricambiato nello sguardo c’è una sicurezza che può muovere l’invidia di chiunque perché, per quanto si possa essere potenti, ricchi o carismatici, nessuno possiederà mai il cuore e l’anima di un uomo come la sua donna.

Tutto quello che ho scritto ovviamente nella realtà difficilmente avviene con logiche da cioccolatino di San Valentino. Certo, quasi mai avremo un Don Rodrigo che minaccia il parroco perché ha preso una sbandata per la nostra Lucia e non vuole che si sposi, ma ci saranno sempre degli ostacoli. Magari dal volto meno feroce ma altrettanto capaci di mandare a monte un rapporto.

Brooklyn si incarica proprio di raccontare la storia di un amore in fin dei conti sereno. Prende una giovane irlandese poco prima che emigri negli Stati Uniti e la segue fin quando quella terra non ha la possibilità di diventare la sua nuova casa. Si tratta di un film ben confezionato, che mentre ci dice qualcosa di rassicurante sull’amore fa un lavoro eccellente con ambienti, fotografia e costumi.

Spesso si dice che due persone si innamorano perché sono destinate a incontrarsi e a stare insieme. Che è una cosa molto comoda da pensare, ma purtroppo, se vogliamo un po’ svilente. La verità è che ci si incontra per caso persino quando si va a fare uno speed date e non è vero che esiste un’unica persona al mondo in grado di capirci.

Esistono svariate possibilità di vivere amori felici, svariate persone con cui si può costruire un sentimento vero e forte e la cosa che rende così prezioso quel legame è proprio il fatto che esso sia come una piantina spuntata dal nulla e pronta ad appassire se non viene innaffiata o potata.

Brooklyn racconta tutto questo con una delicatezza commovente e fa centro nel raccontare di una ragazza che cresce grazie all’amore. Stavolta si tratta di sentimenti sicuramente meno torbidi di quelli portati alla luce in An Education (2009), ma che riguardano sempre degli esseri umani per cui le cose sono sempre sul punto di andare a carte quarantotto.

Domhnall Gleeson and Saoirse Ronan on the set of BROOKLYN. Photo

A livello cromatico il film segue proprio questo andamento. Saoirse Ronan parte con dei colori molto fiochi – persino gli ambienti in cui viene calata sono grigi e anonimi – ma man mano che la protagonista prende fiducia in se stessa la gamma di colori a lei destinata si ampia e si varia. Viene letteralmente immersa nel favoloso universo pastello degli anni ’50.

E quando avrà così tanta fiducia in se stessa da stabilire con chi passare il resto della sua vita sarà letteralmente immersa nella luce del mattino. Una visione magnifica. Arrivare a quella consapevolezza non sarà affatto facile, perché occhei lo slancio verso il futuro, ma come dice uno dei personaggi del film «Home it’s home» e questo vale anche per le donne innamorate.

In Brooklyn non ci sono veri antagonisti, ma semplicemente la vita che va avanti e chiude alcune porte. Una volta fatte certe scelte non si torna più indietro, inutile girarci intorno. Solo che senza chiudere quelle porte aperte dalla giovinezza è impossibile andare avanti e diventare adulti. Sarebbe bello vivere tante vite quante sono le nostre possibilità, ma purtroppo non siamo immortali, né onnipotenti. Come premio di consolazione però abbiamo la possibilità di provare un sentimento: l’amore.

Brooklyn – IMDbWikipedia

Pilloledicinema
Appassionato di cinema, vivo a Palermo. Per ogni film che vedo scrivo in 140 caratteri una minirecensione su Twitter. A volte non mi contengo e ne vengo a parlare anche qui.

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This article was written on 23 Feb 2016, and is filled under Parlo mai di astrofisica io?, Scuse per parlare di film.

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