Cannibal Soccer


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Quando qualcuno mi nomina il “cinema italiano” mi tornano in mente pellicole di tutti i generi. Belle e brutte, a volte geniali, e altre volte voli pindarici di pura idiozia.

Quello che ho scoperto, però, è che moltissimi dei titoli che ricordo – e in molti dei quali ho lavorato come regista, sceneggiatore improvvisato, a volte anche comparsa, e via dicendo – sono ormai sconosciuti. Nessuno se li ricorda più.

La cosa non mi stupisce troppo: alcune di quelle pellicole sono uscite solo in piccole televisioni private, o diffuse solamente nel circuito delle VHS, oppure sono state vendute solo all’estero. In alcuni casi, non hanno mai visto la luce. Ho accettato l’offerta di rievocarle qui con la speranza di poter togliere un po’ di ragnatele da pagine a volte gloriose del nostro cinema. Anche se, a dire il vero, credo che saranno di più le occasioni nelle quali le ragnatele andrebbero invece aggiunte, insieme a una colata di cemento che seppellisca per sempre gli obbrobri partoriti da una certa scena cinematografica, quella italiana degli anni ’70, ’80 e ’90, in più di un’occasione davvero vergognosa. Ma chi vivrà, vedrà. Sarà forse un modo per fare il punto della situazione.

La prima pellicola di cui parlerò è – a suo modo – un classico. Era il primo film di un regista per il quale ho lavorato nei primi anni della mia professione, figlio di un produttore danaroso, e si intitolava “Cannibal Soccer”. Ovviamente titolo inglese, così come i nomi di tutta la troupe, attori e registi compresi, per far finta che il film fosse americano. Mi pare che vennero girate anche un paio di scene proprio in America: usando i soldi del padre il regista caricò due videocamere e un paio di attori su un aereo, li portò per cinque giorni a Nuova York, si fece un po’ di ferie e intanto girò di straforo tutte le scene di esterni che gli riuscì di fare.

La trama: un bambino con la passione del calcio viene sempre deriso da suo padre, che non comprende il suo perdere tempo giocando; e da sua sorella, che lo tratta da scemo. Unica a sostenerlo è la madre, che lo convince a entrare a far parte di una squadretta locale (per inciso, il ragazzino ha veramente buoni piedi) e di notte amorevolmente gli cuce la divisa. Per il piccolo è la felicità, che sale al massimo quando gioca la sua prima partita segnando due goal. Ma ecco la disgrazia: tra gli spalti appare il padre. Egli, visibilmente ubriaco, scende in campo, interrompe il gioco e porta via il bambino a calci nel culo, dicendo che il calcio è uno sport da drogati e fannulloni, mentre suo figlio deve studiare e lavorare.

Lo porta a casa e lo pesta (fuoricampo: era l’epoca in cui ancora la violenza sui bambini non si poteva far vedere). E poi tocca alla madre. Premessa lunga, lo so, ma fatta più che altro perché dopo la gita in America non rimanevano abbastanza soldi per gli effetti speciali, e il padre del regista non voleva sganciare più niente.

Comunque: mentre nel film il padre/padrone randella la moglie, il figlio corre piangendo nell’unico posto in cui può trovar pace: un campetto di calcio deserto. Lì sfoga la sua rabbia urlando, piangendo e calciando un pallone. Non sa, però, che così facendo gli trasmette tutto l’odio e la frustrazione che ha accumulato. In breve, per un motivo che non ricordo, la palla prende vita, diventando una creatura affamata di sangue e di vendetta.

Quando è trasformato, il pallone rimane un semplice pallone, ma adesso ha un taglio in mezzo, una bocca piena di dentacci irti, tipo filo spinato, e due occhi diabolici fatti con due lucette rosse di Natale. Rotola via quando nessuno lo vede, rimbalza contro le persone stordendole, le attacca a morsi e le divora. Ovviamente le prime vittime sono tutti quelli che schernivano il bimbo: i bulli compagni di scuola, il parroco etc etc. E il bambino fa finta di niente, ma in realtà ha capito subito che può manovrare la palla come fosse un cagnolino e farle fare tutto quello che vuole. Insomma, guai a farlo incazzare.

In maniera un po’ scontata, quando è ora di tritare padre e sorella, interviene la madre a far leva sull’umanità del figliolo che ripudia il male e buca il pallone. Il babbo capisce che è sbagliato tarpare le ali ai figli (più che altro capisce quanto ha rischiato) e gli concede di giocare. Tutto è bene quel che finisce bene, ma quella notte, alla vigilia della partita della squadretta, dal magazzino dei palloni ecco venire strani rumori. Sono dieci, cento, mille (mille no, che non potevamo permetterceli) palloni assassini!

Questo film non ricordo che fine abbia fatto. Mi pare fece un discreto successo in Germania e poi sparì. C’era uno straccio di messaggio positivista, non picchiate i figli e cose del genere, ma più che altro era un’onesta pellicola di genere. Anzi, “onesta” non troppo, dato che il produttore si intascò una parte dei soldi e scomparve. Ma cose del genere non erano certo una novità. Come non lo sono oggi.

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Proposta alternativa per il poster del film: la scartarono perché “troppo inquietante”

Mi diletto di stregoneria. Laureato all'Harvard Business School, ho viaggiato in lungo e in largo. Ho avuto la peste bubbonica e questo è stato il periodo più sereno della mia esistenza. Ho visto L'esorcista 170 volte, e mi sganascio dalle risate tutte le porche volte che me lo vado a rivedere, Per non parlare del fatto che anche se stramorto sono ancora qui. Allora che ve ne pare? Sono buone le referenze?

2 Comments

  1. Marianz
    gennaio 26, 2015
    Marianz

    Bellissimo racconto! Data la citazione di Holly & Benji nei poster, io ormai il ragazzino me lo immagino come Julian Ross, lo sfigatissimo bambino malato di cuore.
    E comunque complimenti all’autore!

    • osmanspare
      gennaio 26, 2015

      L’autore ringrazia. Se avessi ancora uno dei palloni che usammo per mettere in piedi il mostro te lo spedirei subito. Purtroppo sono andati tutti distrutti, insieme al resto delle cianfrusaglie usate per la pellicola. Posso dirti però che il “piccolo Salvatore Trovato”, il protagonista del film, gestisce un distributore di benzina dalle parti dell’uscita Castel Giubileo del GRA di Roma.

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This article was written on 20 Nov 2014, and is filled under Le storie del cine.

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