Divertirsi un sacchissimo: Brawl in Cell block 99


Non so se avete visto o meno Bone Tomahawak. Se non lo avete fatto, recuperatelo, perché potreste farvi un’idea dello stile e delle idee di S. Craig Zahler che lo scrive e lo dirige.

La cosa buffa è che, prima di scrivere quel film, il buon SCZ aveva scritto un’altra cosa e l’aveva messa da parte, in attesa. Questa cosa era la storia di un tizio, un brav’uomo fondamentalmente, per quanto leggermente propenso alla violenza, che decide di salvare il suo matrimonio in crisi dopo l’aborto spontaneo di un figlio. Perde il lavoro e scopre che la moglie ha una relazione con un altro.

Incredibile come possa essere un qualsiasi film di Muccino, vero? E forse potrebbe esserlo, se, in una qualsiasi delle pellicole del buon Silvio, Stefano Accorsi sfogasse la sua rabbia sulla Panda della compagna, cosa che Stefano non fa e che, invece, Vince Vaughn (con 15 kg di muscoli messi su per il film) sì.

Sono sicuro che se la sia cercata.

Per stessa ammissione del regista, Brawl in Cell Block 99 (in Italia ce lo troveremo con il titolo Cell Blok 99: Nessuno può fermarmi, che, se ci pensate, è appena meglio di Se mi lasci ti sfondo l’auto) è ispirato pesantemente dal genere grindhouse e lo fa in ogni modo. Nel look dei personaggi e degli ambienti, nella tecnologia e, soprattutto nella messa in scena della violenza.

Ci sono dei momenti in cui non capisci se stai guardando proprio un grindhouse o un’installazione artistica. C’è un sacco di studio nelle inquadratura e nella direzione delle scene, ma spesso non te ne accorgi perché sei distratto da Vaughn che spezza un braccio a qualcuno o gli grattugia la faccia sul pavimento, con tanto di primo piano dell’effetto finale.

Tipo, ecco.

 

SCZ è capace di venare il tutto con quel genere di umorismo che ti strappa una risata mezzo secondo prima o dopo di fare una smorfia e pensare “apperò”. La storia, l’escalation di violenza che porta Bradley dall’essere uno qualunque, che per vivere rimuove auto, a un carcerato di una prigione di massima sicurezza che, come ci ha insegnato il grande cinema hollywoodiano è gestita con un pugno di ferro e torture da un direttore tutto d’un pezzo (ciao Don Johnson, ti voglio sempre bene) è inarrestabile e assolutamente folle e divertente.

Bradley entra di diritto nell’olimpo degli antieroi che preferiscono un pugno in bocca a una battuta arguta (“I’m more than a finisher” dice, a un carcerato che sta per massacrare) e S. Craig Zahler diventa di diritto uno di quei registi da tenere d’occhio e del quale aspetterai la nuova uscita con trepidazione assoluta.

 

Soffre di bulimia cinematografica e quindi guarda di tutto e la cosa gli piace, tranne quando si ritrova a chiedersi “Perché sto guardando Step Up 4?”. La risposta è che non ha importanza, fino a quando è seduto dentro una sala, al buio, sprofondato in una poltrona (oddio, magari nel caso di Step Up 4 un po’ di importanza ce l’ha, ma sorvoliamo).

Lascia un commento

Information

This article was written on 19 Mar 2018, and is filled under Scuse per parlare di film.

Current post is tagged

, , , , , ,