Cronan! Il Signore dei Barbari!


44Un bel giorno, a qualcuno venne in mente di realizzare un film fantasy. Era il periodo immediatamente successivo a Conan il Barbaro di Milius, tutti si sentivano guerrieri nudi e unti d’olio, e dalla Germania giunse un progetto per una pellicola da girare in coproduzione.

I tedeschi offrivano: il protagonista, un toro teutonico ben piazzato. Cinquecento comparse. Uno studio di effetti speciali di tutto rispetto e un soggetto da rimaneggiare. Chiedevano in cambio gli studi, qualche location selvaggia, una sceneggiatura, una bella protagonista femminile e varie altre cosette.

L’idea, ovviamente, interessò i produttori. Anche qui si stavano sfornando i primi prototipi di fantasy all’italiana (nel senso di fatto male), e i tedeschi potevano essere un grande aggancio. Come era da aspettarsi, i soci italiani chiamarono me, perché non “potevano permettersi” di spendere soldi per un regista di grido; e comunque, secondo loro, per il film non ce n’era alcun bisogno: il fantasy andava, e davanti alla moda chi sta dietro la macchina da presa è secondario, insomma non conta un cazzo.

Si scoprì poi che i produttori non potevano pagare – o meglio: non volevano – neppure il ricco cachet del protagonista tedesco, un attore molto conosciuto e amato. Il fantasy, dissero, non ha bisogno di attori famosi. Basta pensare a Scvarz… Svarz… Scarsenèger…insomma, quello lì.

Quando poi si scoprì che le 500 comparse andavano pagate secondo il minimo sindacale e inquadrate secondo la legge ( i Tedeschi sono sempre stati rigorosi in queste cose), dissero che neanche di quelle c’era bisogno: si sarebbe girato un fantasy apocalittico, solitario, cupo e tempestoso, e sarebbe venuto bene lo stesso. E in quanto agli “effetti speciali”, c’era un ometto di borgata, tale Barzani, identico al famoso personaggio “Aronne Piperno” del “Marchese del Grillo”, che riusciva a fare miracoli con una pentola piena d’acqua e le scatole di cartone degli spaghetti.

Così, a noi che dovevamo girare questo Kolossal, rimase solo la storia, astutamente rimaneggiata. E quello che ne venne fuori fu “CRONAN! IL SIGNORE DEI BARBARI!”, tutto in maiuscolo e con due punti esclamativi, tanto per non farsi mancare niente.

La storia: un nano, un elfo, un barbaro, un mago e una bionda devono salvare una principessa rapita da un demone a capo di una setta di uomini serpente e che possiede un magico anello indistruttibile che solo un eroe può possedere senza essere corrotto dal suo potere etc etc. In pratica, una bella rimasticatura.

Nella parte del nano fu scelto un nano vero, un camorrista bastardo e figlio di puttana, il quale, contrariamente alla sua bassa statura, veniva al lavoro sempre un po’ alticcio. Nella finzione scenica era l’ultimo della sua stirpe, così ci si sarebbe evitati di dover mostrare altri nani. E per fortuna, perché se fossero stati tutti come quello che avevamo già li avremmo bruciati col lanciafiamme. Tanto per dirne una, quel nanaccio fetente girava sempre per il set con un coltello a serramanico in tasca, e se qualcuno gli diceva qualcosa glielo sventolava davanti minacciando di chiamare i suoi parenti alti e mafiosi.

Poi c’era l’elfo, che era un giocatore di pallacanestro così alto che evidentemente il sangue non gli arrivava bene al cervello, perché era tardo di comprendonio. Tanto per cambiare, l’elfo era l’ultimo della sua stirpe.

E infine venivano la bionda, il mago e il barbaro, che però NON erano gli ultimi della loro stirpe, anzi: siccome erano umani, di loro simili ne era pieno tutto il film. In pratica era questa la grande idea dei produttori quando avevano parlato di un fantasy “apocalittico”: il mondo era in rovina, tutte le creature strane erano morte, e solo gli umani regnavano.

Due parole sulla bionda: era la figlia di un politico. Inutile dire altro.

Solo una cosa accomunava i nostri allegri protagonisti: non sapevano recitare. Ma anche questo era considerato un optional. Bastava solo che aprissero le bocca e sbattessero i denti – né più né meno quello che si fa ancora oggi. Per cui capitava di girare scene ambientate in fantomatiche paludi dove i quattro eroi procedevano guardinghi, le armi in pugno, dicendosi l’uno l’altro: “Quattro, venticinque, sessantasei!” “Diciassette dodici?” “Diciotto. Quattro quattro cinque due.” “Venti!” Pareva di essere a una tombolata. E il nano, che era di Napoli, ne approfittava per segnarsi i numeri.

Per dare succo al film, prendemmo infine dei bifolchi assortiti, li vestimmo con costumi pescati dai fondi di magazzino, e girammo le scene in esterni nelle vicinanze di ruderi romani, di vecchi acquedotti, di paesi abbandonati, cave di granito, fiumiciattoli e robe varie. Quello che ne venne fuori era più simile al medioevo de “L’armata Brancaleone” piuttosto che al regno preistorico di “Conan”; ma tant’è: bisognò fare come sempre buon viso a cattivo gioco. Serviva anche qualche mostro orribile e gigante, ma siccome non ne avevamo nessuno si optò per montare insieme al film degli spezzoni di un documentario sui varani, inframezzandolo con piani americani dei nostri eroi che agitavano le spade.

Per rendere ancora più crepuscolare il tutto, spesso si girava di mattina presto, al tramonto o di notte. Questo serviva anche a rendere meno evidenti gli effetti speciali assenti e i costumi raffazzonati. Il problema però era sempre  il nano, che la sera si ubriacava e la mattina bisognava tirarlo giù dalla branda a fucilate, col risultato che rimaneva intrattabile fino alle due del pomeriggio.

In un modo o nell’altro, comunque, tirammo avanti. Quando però si trattò di dar vita al capo della setta, il mostro “Sauroniano”  e terribile, il mago degli effetti speciali proletari Barzani si presentò con un gigantesco robot per nulla snodabile, con gli occhiacci rossi, che si muoveva con le rotelle. Di fronte alle nostre proteste, Barzani disse che quel robot – cioè il rudere di un vecchio film di fantascienza alla romana – era il massimo che poteva offrire visto quanto poco lo avevano pagato ( in un perfetto parallelismo con Aronne Piperno, il suo sosia).

Ottimo!, disse la produzione. Che twist inaspettato! Il cattivo non sarà il solito mostro, ma un robot! Così scopriremo che questo mondo fantasy è in realtà il nostro futuro, dopo una guerra atomica che ha distrutto ogni cosa.

Io e lo sceneggiatore ci permettemmo di far notare che, se quello del film era il nostro futuro, come mai c’erano nani ed elfi, oltretutto “gli ultimi delle loro stirpi”? Da dove erano saltate fuori queste stirpi? E come avevano fatto a crescere ed estinguersi così rapidamente?

Ma è questo il bello!, ci fu risposto in maniera abbastanza incoerente. E comunque i problemi di logica non interessavano a nessuno: il robot era pronto per l’uso, e il resto contava poco.

Si girò dunque  il finale: il barbaro combatteva contro quel burattino su rotelle, e dovette faticare non poco per far credere al pubblico che il robot era vero. L’elfo diede una mano, il mago pure. In quanto al nano era morto poco prima, ovviamente nella finzione: la sua ultima  scena prevedeva che  egli si sacrificasse eroicamente per salvare gli amici, e quella carogna ci si era sottoposta ben volentieri, anche se  bestemmiando a tutta manetta perché a combattere sudava. Avrebbe bestemmiato ancora di più sapendo che la scena l’avevamo aggiunta al volo solo per potercelo togliere dalle scatole.

Arrivammo così all’epilogo, con una scena nella quale il barbaro Cronan se ne andava da solo, cavalcando verso il tramonto, in perfetto stile Maciste. La cosa ci fece stare un pochino meglio. Male che vada, pensavamo, la critica penserà che volevamo fare un omaggio ironico a quel tipo di film.

Invece la critica non ci pensò neppure. Ma vabbeh, ci eravamo abituati. E poi, diciamoci la verità: quando mai la critica ha contato qualcosa? I critici sono come quei folli della Bibbia, quei profeti col barbone che urlano in mezzo al deserto mentre tutti i Farisei sono al bar a guardarsi i film di Lino Banfi.

Cronan uscì nei cinema, la gente ci andò, piacque. E tanto per non smentirsi mai, ma proprio mai, quale personaggio piacque di più dopo il protagonista? Il robot, che si muoveva come il braccetto di un giradischi.

Per sfruttare l’attimo fuggente fu contattata una ditta di Pavia che chiamò dei cinesi, i quali sfornarono a tempo di record dei giocattoli. Vennero diffusi con un discreto successo, fino al giorno in cui un bambino di due anni morse la testa del suo robot, e quella si staccò e gli andò di traverso.

La produzione corse subito a presentare le sue scuse, diede un ricco premio alla famiglia per far stare tutti zitti, ritirò i giochi, e di Cronan non si sentì più parlare. Almeno fino al seguito: CRONAN 2! ALIEN SULLA TERRA DEL FUTURO!

E ho detto tutto.

Mi diletto di stregoneria. Laureato all'Harvard Business School, ho viaggiato in lungo e in largo. Ho avuto la peste bubbonica e questo è stato il periodo più sereno della mia esistenza. Ho visto L'esorcista 170 volte, e mi sganascio dalle risate tutte le porche volte che me lo vado a rivedere, Per non parlare del fatto che anche se stramorto sono ancora qui. Allora che ve ne pare? Sono buone le referenze?

2 Comments

  1. chiagia
    dicembre 17, 2014

    e io che ho pure cercato su imdb…
    bel racconto comunque

    • Osmanspare
      dicembre 17, 2014

      Caro amico, innanzitutto ti ringrazio dei complimenti. Riguardo al resto, posso solo dirti che il cinema è una macchina senza pietà, un po’ come il MANGANO che schiacciava la gente in quel vecchio film tratto da un racconto di Stephen King. Il cinema divora, tritura, distrugge e uccide, ma soprattutto non perdona chi cerca di opporsi alla sua fame di distruzione. Ed è proprio per questo motivo che non troverai riferimenti precisi a CRONAN girando sulla rete. Il Signore dei Barbari è esistito davvero? Sì? No? A questo punto, e dopo tutti questi anni, direi che ormai importa ben poco. Un saluto.

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