SKULLPOOPL, O DEL CREDERCI TANTISSIMO (E AVERE RAGIONE), la rece di DEADPOOL


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la spiega del titolo

Uno dei wrestlers più importanti del primo decennio di questo secolo – nonché uno dei miei preferiti – è Adam Copeland detto Edge. Edge da ragazzino vide Wrestlemania VI e decise che quella sarebbe stata la sua carriera: pertanto dedicò anni ad allenarsi per diventare un wrestler, arrivando a essere uno dei campioni più titolati e amati degli anni 2000. Il suo ritorno dopo la rottura del tendine d’Achille nella Royal Rumble del 2010 ottenne uno dei pop più forti che abbia mai sentito da quando seguo la WWE (ed è parecchio, fidatevi).

“Sì ok, ma tutto questo cosa c’entra?”

C’entra che Edge era la Rated R Superstar e se l’aveste chiesto a me se poteva avere successo un Rated R Superhero adesso non sareste così stupiti dei miliardi che sta incassando Deadpool.

E ORA UN MOMENTO ADATTO AI BAMBINI:

(Lita doveva essere solo una partner nella finzione, ma in realtà i due si spinsero un po’ oltre la kayfabe e andò a finire che la relazione continuò anche fuori dal ring. Lei però all’epoca era fidanzata con un altro wrestler, Matt Hardy. Ovviamente la rivalità fu sfruttata anche per una storyline – o angle – davanti alle telecamere, in quel continuo cortocircuito tra realtà e finzione che è il wrestling professionistico)

Un aspetto in comune tra Deadpool ed Edge (oltre al PG rating) è proprio il crederci fortissimo. Entrambi gli attori dietro ai personaggi hanno sempre voluto fare quello: credo che tutti ormai conosciate la storia di come Ryan Reynolds abbia mosso mari e monti per poter ottenere di nuovo il ruolo di Deadpool dopo l’orribile, orribile sbaglio fatto dagli sceneggiatori nel primo Wolverine (e ovviamente nel film di Deadpool c’è un omaggio a quel disastro, sotto forma di pupazzetto tra i tesori di Wade). Ci sono anche un paio di frecciatine molto meta al protagonista stesso di Wolverine: una esplicita e una più sottile, che purtroppo si perde nel doppiaggio.

Ma secondo me la somiglianza si spinge ancora più in là, soprattutto nel marketing precedente all’uscita del film: così come spesso la vita dei wrestlers diventa essa stessa performance (alcuni di loro non infrangono la kayfabe neanche lontano dallo squared circle), così piano piano Reynolds ha incarnato Deadpool, rendendo sempre più labile la distinzione tra sé e il suo personaggio.

Nelle interviste, nel suo profilo twitter, persino negli scambi via social con la moglie Blake Lively (al punto che una persona diffidente potrebbe sospettare che anche la loro famiglia sia un worked shoot, ovvero una cosa scritta per sembrare parte della vita reale ma che non lo è) (io no, io sono un ingenuo e li amo entrambi), lo stesso umorismo di Deadpool, pieno di sarcasmo, scorrettezze e autoironia è diventato la cifra di Ryan Reynolds, al punto che non si capisce più quanto lui si ispiri al Merc with a Mouth o viceversa.

Two Deadpools, one cup. Your turn #💀💩L

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(non che palpeggiare Blake Lively sia da condannare, intendiamoci)

In realtà tutto questo non sarebbe così importante, se non fosse per un particolare marginale: che funziona. Funziona innanzitutto perché Reynolds – come Edge – dà l’impressione di divertirsi tantissimo, di essere completamente a suo agio in quello che fa. Funziona perché il ruolo gli dà la possibilità di usare il suo punto di forza – ovvero la ghigna strafottente di Hannibal King – senza preoccuparsi di dover dare profondità alle espressioni (cosa che non gli riesce benissimo). Funziona perché quando ha la maschera può accentuare il comportamento cartoonesco di Deadpool con la mimica, creando il contrasto con le teste mozzate e i pezzi di cervello che si spiaccicano sull’asfalto. Ciò si raccorda anche a uno degli elementi più noti di Deadpool, ovvero la rottura della quarta parete: il Mercenario Chiacchierone sa di essere un personaggio di finzione e agisce come tale. Il suo stesso non poter morire è parte dell’aspetto parodistico del personaggio: tanto nessun supereroe muore per sempre, quindi uno che non muore anche se viene decapitato è una presa in giro bella e buona.

Nel film non si può neanche dire che la quarta parete venga infranta: semplicemente non esiste. I titoli di testa fungono da elemento programmatico e danno il tono a tutto quello che viene in seguito, tra accenni al budget della Fox, battute sulle incasinate successioni temporali degli X-Men e citazioni varie (Matrix, Robocop, 127 ore, Spiderman solo per citare le più evidenti)

Infine, al di là di tutto, Deadpool funziona perché è una storia dritta di origini e vendetta che rispetta ogni cliché del genere, dal montaggio di apprendimento alla spalla comica sino al nemico che diventa alleato. Il tutto ovviamente declinato tra slapstick e irriverenza secondo personaggio, in modo che anche il superpotere del protagonista diventi occasione del momento più comico del film.

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capirete

Anche il fatto che sia girato con (relativamente) pochi soldi, anziché un limite, diventa un pregio: le due scene di azione grosse – narrativamente grosse, non necessariamente perché viene raso al suolo un emisfero – sono poste all’inizio e alla fine e contribuiscono all’evoluzione di Deadpool senza per forza dover ricorrere a spiegazioni estranee o ad artificiosi momenti di illuminazione. Peraltro anche la scelta dell’ambientazione dello scontro finale ha un significato: la discarica è chiaramente il rottame di un helicarrier dei Vendicatori (che non possono essere nominati per questioni di diritti), come a significare che Deadpool è fatto con gli scarti degli altri supereroi. D’altra parte Reynolds stesso è uno scarto di ben due film tratti da fumetti (e non mancano nemmeno gli accenni al fiasco di Lanterna Verde), riportandoci alla confusione tra personaggio e attore che tanto mi ricorda Edge.

Ah, tra l’altro Deadpool, Edge e Ryan Reynolds sono tutti canadesi: forse in realtà tutto il loro successo viene dal fatto che un sacco di ragazzini vogliono sentir dire le parolacce ai canadesi.

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canadesi sboccati che piacciono ai ragazzini: tutto vi devo spiegare

 

Deadpool – IMDb Wikipedia

 

 

Luca Traversa
Passa sull’internet senza lasciare traccia e spera di continuare così. Ha due o tre ossessioni e non fa nulla per tenerle per sé.

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This article was written on 27 Feb 2016, and is filled under Non è il mio genere, Parlo mai di astrofisica io?, Scuse per parlare di film.

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