Dungeons & Diesel presenta: the Last Witch Hunter


Vin Diesel è un nerd.

Ormai lo sanno tutti, ma vale la pena ripeterlo: Vin Diesel è uno dei nerd più nerd che possiate immaginare, uno che a scuola sarebbe stato bullizzato persino dai quattro fessi di The Big Bang Theory (salvo poi, con ogni probabilità, riservare loro un trattamento Hancock).

La sua passione è Dungeons & Dragons: tipo che quando faceva il buttafuori nei locali di New York per pagarsi la scuola di recitazione poi tornava a casa dalla sua cumpa, si riunivano attorno a un tavolo, indossavano i costumi per il role-playing e giocavano a D&D per il resto della notte, facendo anche le voci dei personaggi. In un’intervista a Conan O’Brien ha raccontato di aver giocato per 24 anni, ben oltre l’inizio della sua carriera da superstar del cinema d’azione: infatti, uno dei tatuaggi di xXx – quello sulla pancia – dice MELKOR, ovvero il nome del personaggio che il Nostro ha giocato per più di due decenni.

[peraltro Melkor è il nome del Valar ribelle nel Silmarillion di Tolkien, una specie di Lucifero fantasy: il pedigree nerd di Vin è purissimo]

“tira due dadi da 20 kg per 10 serie”

Melkor è, nelle parole di Vin medesimo, un – tenetevi forte – cacciatore di streghe. “A double specialized witch hunter, per la precisione.

Quindi The Last Witch Hunter altro non è che il coronamento di venticinque anni di fantasie fondate su un gioco di ruolo sul quale Vin Diesel ha speso innumerevoli notti insonni, punti ferita e insulti al suo Master.

E purtroppo si nota tutto.

Vin interpreta Kaulder, un cacciatore di streghe che nel 1200 d.c. circa uccide la Regina delle Streghe. Solo che quella, prima di morire, lo maledice con l’immortalità, perché in realtà lui cerca la morte per ricongiungersi a moglie e figlia uccise dalla peste. Peste che, ovviamente, ha origine dalla magia nera della regina stessa.

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cupio dissolvi

Ottocento anni dopo, Kaulder (che è pronunciato come “colder”: non è Melkor ma ha una qualche assonanza) vive a New York da solo ed è una specie di John Costantine con il fattore rigenerante di Wolverine e i gadget di James Bond però magici. Kaulder allevia la propria solitudine con una serie apparentemente interminabile di avventure di una notte e ha come unico amico il trentaseiesimo Dolan, ovvero un prete parte di un ordine dedito alla lotta contro le streghe (l’ordine dell’Ascia e della Croce).

Dolan 36 (Michael Caine, qui nel ruolo di Michael Caine vecchio) gli fa da confidente, archivista e grillo parlante con pungente insolenza (in pratica gli fa da Michael Caine), ma il giorno stesso del passaggio di consegne a Dolan 37 (Elijah Wood, qui nel ruolo di Daniel Radcliffe che interpreta Elijah Wood) succede un qualcosa che costringe Kaulder a fare i conti con un’antica minaccia. Nel suo percorso otterrà l’aiuto di una strega-barista buona ma moderna e sfrontata, anche se i due dovranno superare la reciproca diffidenza iniziale.

Se quanto scritto sopra vi ricorda qualcosa di già visto vi sbagliate: è tutto già visto. Una serie di cliché che potrebbero scaturire dall’immaginazione di un ragazzo che ha letto un sacco di fantasy e ha passato metà della sua vita a fantasticare di vivere quelle avventure col suo personaggio. Essendo però che l’ultimo film del “ragazzo” ha guadagnato all’incirca un miliardo di dollari, ecco che si trova anche uno studio disposto a trasferire Melkor/Kaulder dalla fantasia di un roleplayer allo schermo di un multiplex.

Tuttavia, a ben vedere non è che il suddetto studio ci creda poi tantissimo. Tutto quanto urla mediocrità: la scelta della controparte femminile dalla serie TV del momento ovvero Rose Leslie, la Ygritte di Game of Thrones), la regia di un tizio che è ricordato giusto per un memorabile flop, la bruttissima CGI con cui vengono rappresentati i rami/radici dell’Albero del Male, giù giù fino alla ripetitività (giàvistezza?) di alcune soluzioni visive. Per esempio la Regina delle Streghe ha un’inspiegabile coda di cavallo di vertebre come un’altra regina, mentre la New York del futuro catastrofico intravisto da Kaulder in un flashforward somiglia parecchio a quella di Io sono leggenda (ricordate: Will Smith, cane Samantha, non guardatelo mai). Tra l’altro Kaulder vive nello stesso palazzo dell’Avvocato del Diavolo, ma non so se è una citazione voluta o se è semplicemente perché è uno degli edifici che più si presta al genere.

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“you know nothing, Vin Diesel”

Quello che invece ci crede tantissimo è Vin Diesel: se si strizzano un po’ gli occhi si può quasi vedere in controluce il Nostro che costringe il povero sceneggiatore Cory Goodman (Priest, Underworld: I see a pattern here) a condensare in due ore di film tutte le informazioni possibili su Kaulder, sulle sue origini, sulla mitologia delle Streghe e sui loro poteri. Io me l’immagino arrivare sul set con l’ennesimo raccoglitore con un drago in copertina e cercare di convincere Goodman a inserire il tal personaggio, mentre Goodman contempla l’idea di andare a scrivere spot per i deodoranti per ambienti.

Ma alla fine è proprio l’incrollabile nerditudine di Vin a salvare – quasi – il film: la sua capacità di prendere sul serio la storia senza il minimo accenno di ironia postmoderna e di pronunciare one-liners come “Salem fu un errore” senza scoppiare a ridere da solo. A un certo punto descrive un tizio come “un mago di livello 14” e lì si capisce che non gliene frega niente se non di mettere in scena le sue fantasie da ragazzino, ma anziché arrabbiarsi vien solo voglia di abbracciarlo. Tantopiù che alla fine Kaulder è un altro tipico personaggio di Vin Diesel: parte come un antieroe solitario e scostante alla Riddick, finisce che ha bisogno di circondarsi di persone a cui voler bene. Un’altra Famiglia, in pratica.

Alla fine, come in ogni gioco di ruolo che si rispetti, Kaulder si renderà conto che la sua avventura continua, perché la Regina delle Streghe era soltanto una delle minacce e soprattutto perché Vin Diesel muore dalla voglia di creare un altro franchise. In realtà ho qualche dubbio che ci riuscirà, dato che la ricezione di The Last Witch Hunter al box office è stata tiepidina.

Forse avrebbe funzionato di più come pilota di una serie: sulle 12 puntate di una stagione ci sarebbe stato il tempo di sviluppare meglio i personaggi, far emergere pian piano il loro passato senza infilarlo a forza negli spiegoni di Kaulder, delineare meglio il mondo in cui opera l’ultimo cacciatore di streghe.

Anche se, a dirla tutta, un mondo in cui esseri soprannaturali malvagi vivono tra noi e devono essere fermati da un Cacciatore aiutato da una strega e da un consigliere più vecchio e inglese ricorderebbe un po’ troppo B-

[Informazione di servizio: la redazione de Gli 88Folli si scusa per la brusca interruzione, ma se il collaboratore Luca cita un’altra volta una certa serie TV potremmo avere un attacco isterico. Terminiamo pertanto qui la recensione e vi diamo appuntamento a qualunque altra occasione, basta che non parli ancora di quella là]

The Last Witch Hunter – L’ultimo cacciatore di streghe: WikipediaIMDb

Luca Traversa
Passa sull’internet senza lasciare traccia e spera di continuare così. Ha due o tre ossessioni e non fa nulla per tenerle per sé.

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This article was written on 08 Nov 2015, and is filled under Non è il mio genere, Scuse per parlare di film.

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