Dunkirk, il quarto elemento


The Mole (terra)

La scena iniziale si apre con un giovanissimo soldato britannico che cerca di raggiungere la spiaggia di Dunkirk, in Francia al confine con il Belgio e di fronte alla Manica, dove le truppe alleate sono forzate e accerchiate in attesa di essere recuperate, in balìa degli attacchi tedeschi che arrivano da ogni fronte. 

Se c’è un elemento che ha molteplici significati in questo film, è proprio il molo. È allo stesso tempo un pericoloso limite alla fuga nonché praticamente l’unico modo per fuggire.

L’incedere degli eventi e del tempo e il mischiare la linea narrativa dal punto di vista cronologico non ci può far sfuggire però una parte fondamentale. Così come il molo è il raccordo di tutta la storia, anche la colonna sonora lo è.

Il lavoro incredibile di Zimmer è un montaggio e rimontaggio senza sosta. Ci sono forse solo 3 o 4 secondi in tutto il film senza colonna sonora in sottofondo. La realtà è che, come per il molo, la colonna sonora è il raccordo di tutto ciò che succede nella pellicola, più che in altre occasioni. E se per caso non ne foste ancora convinti (e se non lo siete è perché non avete ancora visto il film) qui Nolan racconta esattamente cosa è successo. L’intero screenplay è stato scritto assieme al principio musicale dello “shepard tone”, che crea questo effetto di incedere e retrocedere costante nello spettatore. Se stavate cercando il motivo del perché Dunkirk è ansiogeno più di altri film di guerra, questa è la risposta. La colonna sonora è perfettamente in linea con il battere continuo delle onde sulla spiaggia e sul molo, sulla necessità dei personaggi di ricostruire la propria fuga senza fine, tanto dal mettere la storia in totale sincronia con il battito del cuore. Persino di quelli col pacemaker e di quelli che non ce l’hanno.

 

The Sea (acqua)

Le truppe devono essere presenti per riuscire a respingere il nemico e le forze vacillano: si chiede aiuto agli uomini di mare, si requisiscono tutti i pescherecci civili per salvare i soldati a Dunkirk.

Per Mark Rylance solo parole di amore infinito, interpreta tutte le sfumature di un uomo che sente giusto fare il suo dovere, che accoglie i dispersi del mare come figli, che tramanda al proprio figlio la capacità di discernimento. Ma soprattutto la pietas, trasfusa nella scena in cui mente al disperso Cillian Murphy sulla morte del suo amico. Qualcosa che tocca nel profondo e si scolpisce nella pietra. Uno scampolo di umanità in un mare di morte.

Kenneth Branagh si accolla la parte del giusto senza strafare (ci voleva un attimo a strizzare una smorfia in più e diventare macchietta) recitando – diremo – per sottrazione. Così ogni sguardo di fiducia o terrore risultano ancora più incisivi.

 

The Air (aria)

Gli Spitfire sono reali. Tutte le scene aeree sono girate con dei veri Spitfire e una camera Imax montata in cima. La vibrazione è vera, non è un effettoE non si può parlare di questo segmento di Dunkirk senza occuparlo tutto o quasi parlando di Tom Hardy.

Da lassù Tom Hardy protegge, recitando con gli occhi e la voce metallica (riverberi di Bane al servizio del Bene) si mangia lo schermo coi suoi respiri cadenzati mentre si divora i tuoi polmoni e il tuo sistema cardiovascolare.

In The Dark Knight Rises (2012) c’è una sequenza: quella della liberazione di Bane. Ve la ricordate? Una di quelle scene capaci di far innamorare del cinema. Al di là dell’aereo agganciato in volo, dei tizi che si calano da un altro aereo più grosso, della fluidità con cui in poco più di quattro minuti si crea un climax di tensione palpabile c’è Tom Hardy che riesce con niente di più che lo sguardo animalesco a risultare una minaccia concreta e mortale per chiunque gli stia a tiro. Nolan lo rimette su un aereo e ancora una volta lo priva praticamente di tutto tranne che dello sguardo. Ha il volto intrappolato fra il ferro e i riflessi del vetro della cabina. Tutto questo non è mai un limite alla sua interpretazione, anzi se in TDKR era un demonio qui è un angelo custode a tutti gli effetti.

Osservate gli occhi di Hardy nell’ora che Dunkirk riserva al suo arco temporale e vedrete – spesso nella stessa frazione di un secondo – coraggio, destrezza, adrenalina, senso del dovere, pietà, sacrificio e la consapevolezza millimetrica di quello che sta facendo. Poi se non vi commuovete alla fine di quel volo, che speranze avete?

 

The Fire (il racconto)

Dare un senso alla definizione di epica per immagini, questo è Dunkirk che racconta come si affrontano le guerre, fatte di silenzi infiniti, estenuanti tempi morti tra una morte e l’altra in attesa del rumore della morte stessa (e infine se ti tocca) della salvezza.

Suona familiare? Un po’ come la vita, qualsiasi vita: quanti e quali sono i momenti da ricordare? Quelli che ti hanno infilato nel presente come si infila un chiodo nel muro? Pensaci: dove ti trovi oggi? Nel tuo personale Dunkirk, bloccato tra le indecisioni, il quotidiano e le frase mi piacerebbe farlo ma, però, forse? Oppure stai cercando di guadagnare la riva opposta nonostante non abbia nessuna idea di dove ti potrai trovare alla fine?

Ci trovate tutte le cose che volete da un classico war-movie. Ci sono le esplosioni, c’è la paura, c’è l’azione, ci sono le emozioni. L’innovazione che Nolan porta qui ha un solo tessuto comune: il suo continuo combattere contro l’incessante avanzare del tempo, la sua ossessione, e per farlo sceglie sempre una prospettiva differente. Rende Dunkirk una vera esperienza completa, talmente piena di emozioni e di inserti visivi spettacolari da farci totalmente perdere nel racconto e farci dimenticare che si tratta di una storia vera. Ma le parole di un vecchio veterano ci dovrebbero ricordare che è soprattutto una fedele ricostruzione: “Tonight I cry because it’s never the end it will happen we are human species we are so intelligent, we do such astonishing things we can fly to the moon but we still do stupid things” – Ken Sturdy.

Dunkirk è la storia di una colossale ritirata, uno dei punti cruciali della Seconda Guerra Mondiale uno di quei rarissimi momenti in cui la Storia può svoltare con decisione da una parte o dall’altra. Per intenderci, se inglesi e francesi non fossero riusciti a guadagnare le coste britanniche dalla spiaggia della cittadina francese sarebbe partita la vittoria nazista in Europa. Di contro, pur ritirandosi in massa, non era affatto certo che si sarebbe riusciti a fermare le truppe tedesche la cui avanzata in quel momento appariva inarrestabile.

E in ogni singolo secondo noi spettatori respiriamo l’angoscia di chi sa che il miglior risultato possibile è abbandonare fucili, cannoni, persino le vite dei soldati alleati nelle mani del nemico e portare la pelle a casa.

Dunkirk è uno splendido racconto di guerra dove i soldati sono praticamente tutti dei militi ignoti e quasi non parlano lasciando che siano i suoni e le immagini a raccontare la paura di essere ammazzati a un passo da casa mentre danno le spalle ai nemici.  Dunkirk è capace però anche di restituire tutto il fascino della narrazione moderna dei teatri di guerra gli unici luoghi della Terra dove – come diceva qualcuno – è possibile vedere l’uomo al suo peggio ma anche al suo meglio nello stesso istante.

Dunkirk – WikipediaIMDb

[Folli: Daniela, Satori, Pilloledicinema]

Gli 88 Folli
Volevamo scrivere nella bio qualcosa di originale, ironico e un po' solare ma poi s'aveva qualcosa di meglio da fare tipo il culo ai laureandi in cinematografia.

4 Comments

  1. Claud Bohm
    ottobre 3, 2017

    La colonna sonora mi sembra proprio la parte meno riuscita del film.
    Con quella musica inutile, sovrabbondante, controproducente, che sovrasta i suoni della battaglia e con il suo effetto luna park annulla o quanto meno banalizza l’epica per immagini di Dunkirk.
    Un film “che racconta come si affrontano le guerre, fatte di silenzi infiniti, estenuanti tempi morti tra una morte e l’altra in attesa del rumore della morte stessa” rovinato da una colonna sonora eccessiva, prepotente, sguaiata.
    Mi piacerebbe rivederlo senza musica: forse allora sarebbe il vero capolavoro che tutti dicono.

    • Daniela Elle
      ottobre 3, 2017
      Daniela Elle

      Perché tutto ‘sto odio?

  2. roberto
    ottobre 4, 2017

    nonostante ci sia “rimasto sotto” con interstellar (ho pianto qua e la, in totale un oretta) e credente in nolan, “dunkirk” non mi ha commosso emotivamente. mi ha catapultato nel passato o meglio in un tempo sospeso. Il silenzio dell’intera sala era lo stesso del film/esperienza. La musica è incollata al film (movimenti simili al capolavoro sopracitato). Porterò mia figlia, 12 anni, conscio che potrebbe essere non adatto; ma in fondo milioni di bambini vivono in povertà e tutt’ora sotto le bombe, non vedo allora perché mia figlia non potrebbe starci un oretta al sicuro di una sala cinematografica.

    • Daniela Elle
      ottobre 10, 2017
      Daniela Elle

      Ma non ti ha lasciato nemmeno indifferente e bravo che cresci le nuove generazioni a colpi di cinema come si deve.

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