Equilibrium vs Equals: vince il primo a pistolettate.


Kata pistole! C’è solo kata pistole! Kata pistooooleeee!

Ok, ok, sarebbe “Kata della pistola”, traduzione di “Gun kata”, ma allo stadio dei nerd (che sarebbe il divano e/o la scrivania del pc, sui quali si sale in piedi a manifestare approvazione o disappunto) il coretto si urla come sopra.

Prima di spiegare che cosa sia ‘sto kata della pistola è necessario un lungo preambolo, ma siccome che è una palla non lo faccio: questa recensione non è realmente una critica comparata tra Equals, il film di Drake Doremus uscito nel 2015, ed Equilibrium, il capolavoro di Kurt Wimmer del 2002, perché del primo non mi frega quasi una sega, mentre del secondo ne ho fatto un personale cult.

equals-equilibrium

In effetti Equals non sarebbe nemmeno male, un ritmo mid-tempo scandito da eleganze formali e dialoghi essenziali, che invece di svoltare verso il doom metal più frigido, chessò, quello degli Skepticism, per intendersi, troppe volte sfocia nella piangina emo dei Tokio Hotel tanto che alzi il volume perché ti sembra di sentire una voce straziante che mormora VOGLIO SPRUZZARMI… DATEMI UNA PERA… e invece non viene dal film, sei proprio tu. E ammetto che a me ha fatto tanto l’attore protagonista, Nicolas Hoult, che ho visto per la prima volta in Skins, una telefilm su teenager inglesi, vedi tu come può influenzare una mente chiusa e reazionaria come la mia.

Tutto il contrario è lo scoppiettante e picaresco Equilibrium! No, non lo è per niente (se non in confronto a Equals), anzi è un susseguirsi disordinato di scene d’azione, anche poco chiare, e scene girate con quella tecnica a inquadrature da punti di vista estranei, lunghe prospettive, lenti spostamenti di camera, lunghi silenzi, molto cinema europeo/slavo, autoriale a manetta, recitato con quella tecnica estraniante alla Bertold Brecht, ma grazie al cazzo, il film mette in scena una società di uomini ormai privati chimicamente di ogni emozione, vorrei pure vedere. Il tutto rende il film zoppicante e senza omogeneità, ma chissenfrega, ricordatevi: KATA DELLE PISTOLE!

Siamo distanti ma vicini. Diamoci i bacini.

Siamo distanti ma vicini. Diamoci i bacini.

Il soggetto di Equals non è granché originale (già lo era poco quello di Equilibrium), il “solito” futuro distopico dove qualche “solito” genio ha deciso che “emozioni = male, cattive, fonte di ogni sofferenza e guerra”, evito di fare i “soliti” riferimenti letterari, andate alla voce Distopia di wikipedia, e cercatevi i romanzi che parlano di inibizione delle emozioni.. Quindi dittatura neanche tanto mascherata, fino a quando spunta fuori il nostro eroe che non ci sta, che “però cazzo sono bellissimi i gattiny! Sebbene anche palpeggiare avidamente le tette delle donne nude abbia i suoi lati positivi! Dio me le ha date (le emozioni), e ora levatevi di cazzo, nessuno osi togliermele!”, e incidentalmente magari lotta anche per tutti noi, popolo bue, che le emozioni non gli si sono risvegliate. E pure Equilibrium, come detto, non si scosta granché (tranne che per il metodo di inibizione delle emozionie ovviamente: IL KATA DELLE PISTOLE, IL KATA DELLE PISTOLE!).

Gun Kata, motherfucker!

Però quel che succede in Equals ha una trama molto più solida, forse un solo buco (una tizia che si presenta come una hider, cioé, pur essendo ammalata, cioé l’inibizione genetica non funziona e prova emozioni, non si è mai presentata negli enti sanitari governativi, come tutti devono fare alla comparsa delle emozioni, e vive da un sacco di anni in questo modo facendosi i cazzi propri, non interferiendo con altri emotivi, facendo finta di essere una “persona sana”, e asserendo che è l’unica maniera per non farsi beccare… e poi praticamente si sacrifica per aiutare i protagonisti che sono tanto carini, guardali, si amano, ma ok, dai, va bene), insomma, viaggia via bene, e il finale non è nemmeno scontatissimo, diciamo semi-scontato.

Tutti in massa verso il futuro.

Tutti in massa verso il futuro.

Al contrario Equilibrium non sta in piedi dall’inizio alla fine: è splendido quanto non stia in piedi! Un capolavoro di idee peregrine e fatti non consequenziali che li bacerei gli autori!

Dico sul serio: il contrasto esistente tra la poesia profonda, cinematografica e concettuale, di alcune scene, e la chiassosa baracconata di altre sequenze, senza contare il già menzionato globale senso di omogeneità sforacchiato come un secchio arrugginito, rende il film un mero capolavoro, ai miei occhi stanchi e sensorialmente deprivati.

Anche in Equilibrium c’è lo scenario di cui sopra, ma molto più militarizzato. Chi non prende le medicine regolarmente, e quindi gli spuntano dei sentimenti, viene denunciato, perseguito, giudicato colpevole e giustiziato. Per questo esiste l’elite dei Clerics, i possessori della suprema arte marziale che permette al maestro di poter freddare a pistolettate una marea di opponenti, senza neanche muoversi (sfruttando la perfetta posizione in “equilibrio” tra il colpire e il non venir colpiti) che ormai è inutile ripetere quale sia, ma la ripeto lo stesso: il kata della pistole. Sempre sia lodato!

Sempre tutti in massa verso il futuro.

Sempre tutti in massa verso il futuro.

Il protagonista, un quantomai bovino Christian Bale, è il super-Cleric dell’universo, troppo più forte e perfettissimo nella difesa della fede, tanto da arrivare ad ammazzare il proprio collega (un Sean Bean in una delle sue ennesime morti premature on screen) che si stava leggendo tomo tomo cacchio cacchio un libro di Yeats. Proprio questo dà il la alla presa di coscienza del nostro eroe che, in un crescendo di scoppiettanti figure del famigerato kata, arriva faccia a faccia con il cosiddetto Padre, il dittatore di fine schermo insomma.

Vabbe’, menzioni due degli innumerevoli “what the fuck?” della trama:

  1. cioé, veramente voi, dittatura potentissima del futuro, non avete una fottuta bomba, una barriera disintegratrice, qualcosa di simile, siete nel fottuto futuro ripeto!, per distruggere un solo uomo, per quanto megamanzo, che sta per andare a fare il culo al capo in persona?
  2. Il figlio del protagonista manco lui prendeva le pillole anti-emozioni, e pure essendo un babanetto che va tipo alle elementari, è riuscito a non farsi sgamare fino alla fine, mentre tu, super mega cleric, subito cazzo ti hanno sgamato che facevi head-banging ascoltando i dischi metal che invece avresti dovuto distruggere (è una fine metafora, ma insomma, siamo lì).

Ma è inutile girarci attorno: tutto regge e fila grazie al kata della pistola.

Tutto solo verso la figata stratosferica.

Tutto solo verso la figata stratosferica.

Un’idea barocca e con abbondanti inaffiate di John Woo (dai, quando lancia i caricatori in una sala vuota, poi lotta con 702 scagnozzi, ed infine arriva dove aveva lanciato i caricatori e appunto ricarica le pistole non prima di atterrarvici sopra con una eclatante piroetta, dai, come non si fa a non accendere una bomba molotov all’altarino di Woo), ha il potere dell’illuminazione del monaco della Sacra Sceneggiatura, del sacro Graal dei deus ex machina, del viaggio astrale delle Fiat Panda alimentate a LSD, e fermatemi che tanto Kurt Wimmer mica mi paga per questa recensione, sebbene si possa pensare il contrario.

Riassunto per chi non vuole leggere tutta la spatafiata qui sopra, ma sapientemente messo alla fine: sono entrambi film che ci hanno le prime tre lettere uguali.

Facendo i seri: sono film che un appassionato di fantascienza guarda volentieri, Equals per una trama e ricerca formale (anche per il dettaglio), Equilibrium per le trovate fantasiose (e menziono qui anche la prova di Emily Watson, per una volta ardente e vitale, invece che suicidiaria) e per alcune sequenze di gran gusto registico e fotografico. Ma alla fine credo che manchi quello smalto che ti spinge a pacche sul culo nel gotha degli indimenticabili.

Sebbene nutra ancora qualche speranza in una cosa, per l’ardua sentenza dei posteri.

IL KATA DELLE PISTOLE!

IL KAZZO DI KATA DELLE PISTOLE!

Leonardo V.
Pur di non parlare di me di solito nei profili metto un calembour, un paradosso, due cazzate in croce e via che me la cavo così. (<--- sì, è un paradosso)

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This article was written on 26 Set 2016, and is filled under Scuse per parlare di film.

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