MIA15 - Nomination

Quello che Ex Machina non racconta


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Un giovane programmatore viene selezionato per partecipare a un epocale esperimento di valutazione delle qualità umane di un’intelligenza artificiale con le sembianze di una donna di straordinaria bellezza.

Quindi ci siamo.

Siamo cresciuti a colpi di Blade Runner e HAL 9000, il computer dell’Enterprise e quello della Base Alpha sono stati nostri compagni di giochi, abbiamo annuito pensando “prima o poi doveva succedere” quando Skynet ha finalmente raggiunto l’autocoscienza quasi sterminando la razza umana. In tempi più recenti le farfalle sono tornate a volare nel nostro ventre per la voce di Lei, e dire che in Lei quella voce era solo la voce di un sistema operativo.

In Ex Machina l’intelligenza artificiale ha il viso, gli occhi, la voce e il corpo di Alicia Vikander e in un certo senso la recensione potrebbe terminare qui, perché Ex Machina è un degnissimo successore dei film sopra citati, è l’ennesimo prodotto di una fantascienza britannica che sta dimostrando un livello altissimo di qualità (Moon anyone?) e dare un corpo ai nostri sogni infantili è una mossa che da sola vale la visione del film.

Ma Alex Garland, anche se questa tecnicamente è la sua opera prima, è un grande autore e il film non è solo questo. Famoso per aver sceneggiato 28 giorni dopo, il sottovalutato Dredd e l’inquietante Non lasciarmi, Garland dimostra un controllo formidabile del mezzo e quello che viene narrato dai lunghi dialoghi di cui è composto quasi per intero il film è solo una piccola parte dell’esperienza di tragica seduzione che alla fine viene comunicata.

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Domhnall Gleeson (sempre un po’ uguale a sé stesso, potrebbe essere lo stesso personaggio che interpreta in Frank o nell’episodio Be right back di Black Mirror dove si trova, diciamo, dall’altra parte della barricata) interpreta il ruolo di Caleb, un programmatore incaricato di effettuare una specie di test di Turing che ha per oggetto Ava, un robot con le sembianze di Alicia Vikander. Il test viene effettuato nel laboratorio segreto di Nathan (Oscar Isaac, bravissimo), CEO di una società che possiede il motore di ricerca leader mondiale del mercato (no, non si chiama Google, si chiama Bluebook). Mentre la storia si dipana lo spettatore smette man mano di capire chi sa cosa e le vere motivazioni che spingono i personaggi ad agire come agiscono. Tutta la suspense si accumula da qualche parte nelle nostre interiora. Ed è delle nostre interiora che bisognerà fidarsi, perché loro a un certo punto capiscono, molto prima che ci arrivi la coscienza, qual è la vera natura del dramma che si svolge.

Cosa contribuisce alla narrazione senza essere “racconto”?

  • Nel laboratorio vive Kyoko, un quarto personaggio muto interpretato da Sonoya Mizuno, una danzatrice la cui bellezza fa impallidire quella della stessa Vikander. Non è altro che un corpo, una serva che viene maltrattata dal capriccioso, antipatico e spesso ubriaco Nathan, una presenza. Nathan sostiene che non capisce, che è innocua, forse è stupida, insomma deve essere ignorata. Però, capite bene, ignorarla non si può. Se dovessi eleggere un Deus (una Dea, ovviamente), sceglierei lei.

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    Facciamo un test: ignoratela.

  • Il laboratorio stesso è un capolavoro di architettura contemporanea, la location è infatti lo Juvet Landscape Hotel dello studio Jensen & Skodvin Architects. Se volete fare una vacanza lontani da tutto e da tutti andate in questo bellissimo eremo di legno, cemento e vetro. Poi occhio che nei sotterranei potrebbe esserci qualche robot, ma a certe cose ci si passa sopra. In questo film basato sui dialoghi, l’architettura gioca un ruolo chiave, serve a dare la dimensione dell’isolamento, la sua immersione totale nella natura tocca una corda di inquietudine e di pericolo incombente. L’architettura diventa parte del racconto, come lo diventano le opere d’arte disseminate ovunque.
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  • Poi c’è Alicia Vikander che deve comunicare usando soltanto il viso e le mani, essendo il resto del corpo esplicitamente meccanico. Il risultato è che Ava è molto più bella e malinconica e drammatica e viva di come potrebbe essere Alicia Vikander stessa, l’assenza di corpo le dona un’aura di erotismo magico che è davvero straziante. Forse sarà merito della CGI ma credo sia soprattutto merito delle sue straordinarie doti di attrice.
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  • Caleb deve effettuare un test di Turing ma si accorge subito che c’è qualcosa che non va. Il test di Turing prevede che il soggetto testato non sia sotto gli occhi di chi effettua il test, qui invece Caleb incontra Ava di persona e così non può funzionare. Le lamentele di Caleb, alle quali Nathan risponde in modo evasivo, tirano in ballo un ragionamento su un programma che gioca a scacchi: come può sapere il programma che gioca a scacchi che sta effettivamente giocando a scacchi? Come può saperlo se non ha da possibilità, diciamo così, di “guardarsi da fuori”?
  • Chi guarda “da fuori” le azioni di Caleb, Ava, Nathan e Kyoko come se vivessero in un acquario? Siamo noi, e quello che siamo chiamati a fare è in effetti una specie di test di Turing. Solo che il nostro compito non sarà quello di testare l’intelligenza ma un’altra cosa altrettanto sfuggente: il fascino e l’erotismo.
  • Chi è umano e chi no? Garland dimostra di conoscere molto bene la domanda che già ossessionava Philip K. Dick e tutti i suoi lettori. Non si può far altro che passare tutto il film a chiederselo. E tra violenza, voyeurismo, autolesionismo, segreti, menzogne e vite isolate dalla realtà finisce che Ava, di cui conosciamo dal minuto zero e con assoluta certezza la natura, risulti la più umana di tutti.
  • E questa è forse la riflessione più profonda del film.
  • Garland infila infine una specie di firma di questa meravigliosa opera facendo scorrere titoli di coda con questo pezzo in sottofondo. È un momento importante, nel quale – forse – ci vuole comunicare il suo vero punto di vista sulla vicenda; è l’ennesimo cambio di ritmo e di stile di questa pellicola che, per un motivo che non conosco ma Garland evidentemente sì, mi ha lasciato a bocca aperta:

Bravo Alex.

Ex Machina – IMDbWikipedia

Scrive romanzi e racconti. Da sempre appassionato di fantascienza e da quasi sempre di cinema e teatro, scrive di notte nel silenzio della campagna inglese o tormentato dal vento del Mare del Nord.

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This article was written on 02 Mar 2015, and is filled under Parlo mai di astrofisica io?, Scuse per parlare di film.

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