Amare donne cattive: Feud


Come ho già avuto modo di dire, uno dei film che più mi terrorizza e lascia un senso di inquietudine è Che fine ha fatto Baby Jane? E una delle attrici che più ho amato è Bette Davis, con quel volto, quegli occhi e quell’espressività che sono capaci di lasciar filtrare qualsiasi sentimento, in qualsiasi inquadratura o scena.
Amando così l’attrice e il film, mi ero già interessato alla storia del dietro le quinte, alla leggendaria rivalità tra la Davis e la sua co-protagonista Joan Crawford. Avevo letto di discussioni, coltellate alle spalle e di tutto quello che era successo in un altro film nel quale avevano lavorato insieme (Piano… piano dolce Carlotta).

Nel 1989, Ryan Murphy ebbe modo di intervistare Bette Davis. Doveva essere una cosa breve, avevano concordato venti minuti di domande che, invece, diventarono quattro ore e che diedero allo sceneggiatore materiale per la sua resa nel copione del telefilm. Interrogata sul suo leggendario pessimo rapporto con la Crawford, la Davis ne parlò malissimo, spiegando tutte le ragioni per cui la odiava, ma concludendo con un “Era una professionista. E questo lo ammiravo”.

Quando Murphy decide di scrivere Feud, passano sette anni, prima che ottenga il via libera. A bordo ci sono già due attrici di razza come Susan Sarandon e Jessica Lange (rispettivamente la Davis e la Crawford) e tutta una serie di comprimari: Kathy Bates, Catherine Zeta Jones, Alfred Molina, John Turturro e ancora molti altri. Il mio amore imperituro va alla bravissima Jackie Hoffman, che dà vita a Mamacita, la governante di Joan Crawford.

Di cosa parla Feud? La serie, basilarmente, è antologica e, a ogni nuova stagione, parla di una leggendaria faida (la seconda, in uscita l’anno prossimo, verterà sul rapporto tra il principe Carlo e la principessa Diana). La prima parte dalle riprese di Che fine ha fatto Baby Jane? e proseguirà ancora oltre, per raccontare il rapporto turbolento, fatto di cattiverie e incomprensioni e incapacità di accettare l’altrui bravura , tra le due protagoniste del film.

Ma soprattutto, Feud è una serie che parla di donne. Di come, nel mondo dello spettacolo, il tempo che passa, l’invecchiare, siano elementi che segnano la fine di una carriera altrettanto impietosi quanto i botteghini che non ripagano le pellicole. Di come, per una donna, essere presa seriamente come sceneggiatrice o, non scherziamo!, regista sia qualcosa di assolutamente improbabile (ed è forse questa la cosa che colpisce di più, di come questo sia un punto focale della storia, ambientata nel 1960, e di come, nonostante tutto, suoni tremendamente moderno, ancora ora).

Mentre si guardano scorrere gli episodi, non si può fare a meno di pensare che la Crawford, la Davis, le altre donne che vediamo in ogni episodio siano tutte impegnate in una lotta. Non solo quella contro la rivale, come nel caso delle due attrici, ma contro la società, gli uomini, la mancanza di rispetto e di considerazione della propria intelligenza e delle proprie doti e di come questo, per i tempi, fosse considerato perfettamente normale. Soprattutto ti lascia la sgradevole sensazione che stiano parlando dell’oggi, dell’ora, di quello che succede ogni giorno, fuori dalla porta di casa (se non dentro), e che quello che ti sta dicendo è che, oltre all’egocentrismo e alla paura di invecchiare di due attrici di classe, c’era un sistema che appoggiava, sfruttava e viveva di questo, segnando così le vite di alcune donne come mai, probabilmente, hanno fatto sugli uomini.

Il cast è praticamente perfetto. Oltre alla già citata Hoffman, c’è un Turturro a cui vengono concesse le battute migliori e che rappresenta il meccanismo di cui sopra e un Molina che, invece, è a sua volta parte di un ingranaggio che cerca vanamente di combattere.

Ci sono Susan Sarandon e Jessica Lange, impegnate in una gara di bravura tale per la quale a volte ti ritrovi a tifare per una, a volte per l’altra e che, alla fine, ti lasciano con il cuore straziato e il desiderio di abbracciare entrambe quelle attrici, donne e – in qualche maniera – vittime.

Feud – IMDbWikipedia

Soffre di bulimia cinematografica e quindi guarda di tutto e la cosa gli piace, tranne quando si ritrova a chiedersi "Perché sto guardando Step Up 4?". La risposta è che non ha importanza, fino a quando è seduto dentro una sala, al buio, sprofondato in una poltrona (oddio, magari nel caso di Step Up 4 un po' di importanza ce l'ha, ma sorvoliamo).

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This article was written on 08 Set 2017, and is filled under Le storie del cine, Scuse per parlare di film.

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