Foxcatcher di Bennett Miller


La locandina del film

La locandina del film

Sogni di gloria
La follia schiaccia
Dei e proletari

La valutazione dei comportamenti devianti varia, è lampante, a seconda della posizione sociale, del ruolo e dell’interrelazione. Talvolta la vicinanza fra le caste del nostro quotidiano può generare la catastrofe, per assenza di anticorpi come Leda con Zeus in forma di cigno.

Qualche (qualche che cosa?) il turbine si autoalimenta, intoccabile finché l’aggregato deviante collassa e ritorna nella normalità processual-penalistica, con vicende tipo Roscoe “Fatty” Arbuckle e gli altri delitti di Hollywood Babilonia o come in Black Dahlia.
In questo caso la storia vera, forse inconoscibile nei dettagli, già triste, viene resa ancor più drammatica con pochi sapienti tocchi di sceneggiatura e la tensione, già alta prima della storica catastrofe, viene acuita nella mimesi del reale: la potenziale pulsione omosessuale è stemperata dalla libido, ma trasformata in solitudine, abbandono, bisogno di trovare una propria strada ed essere accettati.

A mio parere, per certi versi è l’opposto di American Sniper, ove l’Homo Statunitensis è padrone del proprio destino, grazie alla sua volontà e ai suoi muscoli, e può trovare ovunque una frontiera con cui misurarsi e vincere.

In questo caso le vittorie di Mark Shultz, un Channing Tatum imbruttito, scontroso e bisognoso di affetto, lo hanno portato ad eccellere, ma a una strada senza uscita. Medaglia d’oro alle Olimpiadi di uno sport minore, in crisi di fondi e in un’America di provincia è solo, desocializzato ad eccezione del fratello maggiore e allenatore Dave, grandissimo (e anche lui imbruttito) Mark Ruffalo.

Steve Carell è una maschera, un segnale che Icaro, il lottatore, dalla superficie cui è attaccato si innalzerà e si brucerà mentre l’erede di una dinastia, ricchissima e potentissima, quella dei DuPont (Cordura) sarà sia chi costruisce le ali per il volo, sia chi le scioglie

Il suo inquietante vuoto è palese fin dal sembiante, ma la posizione è talmente apicale nel sistema, secoli di predominio lo aiutano, che il re è vestito anche quando è nudo, nudo da sempre; tutto, fino alla catastrofe finale, è contrabbandato come bizzarria caratteriale, ogni opposizione è schiantata sotto la superiore potenza del capitale, motore immobile della scena: nulla può essergli negato.

La quotidianità, il grigiore, le piccole lotte contro le proprie debolezze (la madre una terribile e mummificata Vanessa Redgrave), l’impossibilità di uscire dal solco del destino quando ormai si è nel fosso, o nella fossa. Deprimente e bellissimo.

FoxcatcherIMDbWikipedia

Mauro Simoni
Ha sempre avuto una naturale tendenza al barocco per esprimere la sua poesia contrastando il rischio di ridondanze ha scelto quale metro l’haiku. Ha tenuto per un certo periodo un blog di racconti (suoi) e giocato con la comunicazione (da non professionista) ha visto dei film e letto dei libri, alcuni (la minor parte) sostengono che abbia studiato giurisprudenza e viva di questo.

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This article was written on 29 Apr 2015, and is filled under Non è il mio genere, Scuse per parlare di film.

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