Gli 88 corti: una rassegna di corti di fantascienza


Qui agli 88 folli ci siamo montati la testa e abbiamo deciso di saltare dall’altra parte della barricata e cominciare a far concorrenza a Netflix, Amazon e tutti gli altri fornendo Grandi Contenuti di Qualità™ (d’ora in poi GCQ) sotto forma di brevi cortometraggi pescati qui e là per la rete. Gli autori e le motivazioni sono molto vari, si va dalla fanfiction a registi già affermati, dal divertissement alla ricerca di sostanze per un’eventuale futura carriera. Siccome per queste cose ci vogliono delle regole, ecco le regole:

  1. Durata massima mezz’ora.
  2. Di fantascienza (anche “marginalmente di fantascienza” va bene).
  3. Bello.

Dove non altrimenti indicato, il corto è in inglese.

 

I’m here, Spike Jonze, 2010

(Sì, *quello* Spike Jonze, quello di Being John Malcovich e Her)

Drammone esistenziale sul “essere robot”, declinato in modo tenero e un po’ lacrimoso. Vìola la prima regola degli 88 corti (è lungo poco più di mezz’ora) e per qualche motivo mi è rimasto appiccicato addosso, alcune sequenze sono vivissime e presenti nel mio immaginario (Sheldon alla fermata e il concerto su tutte). Alcuni cortocircuiti narrativi li ritroveremo poi, rovesciati, in Her.

H Positive, Glenn Paton, 2016

Frutto di una campagna su kickstarter conclusasi nel giugno 2014, questo corto che non è di fantascienza, nemmeno marginalmente, ci racconta qualcosa che riguarda l’eutanasia a budget infinito. Inquietante.

It’s not about the nail, Jason Headley, 2013

Sul suo sito Jason Headley Tells Stories trovate numerosi altri piccoli progetti (“To say Goodbye” e “At the bar” sono i miei preferiti). It’s not about the nail però è un po’ il “risvolti psicologici nei rapporti fra giovani uomini e giovani donne” per immagini e non è possibile non innamorarsene. Il primo film di Headley, “A bad idea gone wrong”, è in post-produzione, teniamolo d’occhio.

LOST MEMORIES, François Ferracci, 2012

Sappiamo che i francesi sono fissati con la tecnologia quanto e più di noi, e condividiamo con loro dubbi, paure e risvolti sociali. Questa pennellata è il punto di vista di Ferracci (in francese con sottotitoli inglesi). Il corto ha anche un sequel Lost Memories 2.0, più raccontato e meno efficace.

Tetra Vaal, Neill Blomkamp, 2004

(Sì, *quel* Neill Blomkamp, quello di District 9 e Humandroid – che in originale era Chappie e non so perché cambiare un titolo inglese in un altro titolo inglese, boh)

Il popolo, si sa, vuole robottoni, e robottoni siano. Questo bellissimo corto del 2004 è l’ispirazione di Chappie, l’avevo già postato nella relativa recensione. Per me Blomkamp poteva fermarsi qui.

RISE, David Karlak, 2016

Qualcuno ha detto robottoni? Questo è un proof of concept per un lungometraggio per il quale la Warner Bros ha dimostrato interesse già nel 2011. Noi tifiamo per Karlak.

Portal: No Escape, Dan Trachtenberg, 2011

Anche di questo corto si è già parlato nella recensione di 10 Cloverfield Lane di cui Trachtenberg è regista. A differenza del lungometraggio qui non ci sono influenze Abramsiane e quindi funziona meglio (poi forse Danielle Rayne è più efficace – e forse più brava – della Mary Elisabeth Winstead di 10 Cloverfield Lane). Il collegamento con il mondo dei videogiochi è un notevole bouns.

DARTH MAUL: ApprenticeShawn Bu, 2016

Qui siamo nella pura fanfiction ambientata nell’universo di Star Wars, immagino che non sia la prima volta che sentite parlare di questo corto che alla sua uscita ha avuto una diffusione virale impressionante. A parte l’accento tedesco che fa un po’ ridere a rivederlo dopo mesi rimane un progetto molto solido. Segnalo anche Exile di Noel Braham e Pokey Spears, molto simile, ma meno interessante.

Prelude to Axanar, Christian Gossett, 2014

Sempre in ambiente fanfiction questo progetto di kickstarter aveva l’obiettivo di raccogliere i fondi per una prima feature che portasse poi alla creazione di un vero e proprio lungometraggio magari con l’interessamento di CBS e Paramount. L’interessamento c’è stato, nel senso che sono stati denunciati per plagio e portati in tribunale. Poi a dire il vero J.J. è intervenuto dicendo “ma no, lasciateli fare”, grandi feste, grazie J.J. Poi niente, il processo va avanti settimana scorsa si sono presentati davanti alla corte.

THE SHAMAN, Marco Kalantari, 2015

Un corto stranissimo, un po’ pasticciato a dire il vero ma non privo di fascino, ai confini tra fantasy e fantascienza (NO DRAGHI). Presentato al Tribeca Film Festival di New York dell’anno scorso come progetto in cerca di fondi, ha poi pian piano trovato spazio sui social media diventando uno dei corti più apprezzati dell’anno.

The Present, Jacob Frey, 2016

Unico cartone animato presente in rassegna, assolutamente non di fantascienza, The present ha un percorso interessante. Basato su questa strip di Fabio Coala:3legdog

il corto è stato presentato da Frey come tesi di laurea all’Institute of Animation, Visual Effects and Digital Postproduction della Filmakademie Baden-Wuerttemberg di Ludwigsburg in Germania e, pare, gli è valso un posto alla Pixar. Niente male.

Mr. Fowley, D.A.D.D.Y., 2009

Concludiamo la rassegna con un bel #nonsicapisce irlandese del 2009 firmato da Mike Ahern e Enda Loughman (sono loro D.A.D.D.Y.), una coppia molto presente online che fa cose interessanti. Bell’atmosfera noir e bell’umorismo macabro. Bello anche che #nonsicapisce, alla fine.

Scrive romanzi e racconti. Da sempre appassionato di fantascienza e da quasi sempre di cinema e teatro, scrive di notte nel silenzio della campagna inglese o tormentato dal vento del Mare del Nord.

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This article was written on 26 Giu 2016, and is filled under Scuse per parlare di film.