Gomorra – La serie


gomorra

L’omm che po fa a men e tutt’ cose nun ten paura e nient*

È questa la filosofia di Salvatore Conte, il giovane boss spavaldo e sanguinario in grado di fronteggiare il clan vincente dei Savastano per il dominio di Gomorra.

Il paradosso è soltanto apparente. Per soldi e potere si è disposti a uccidere, corrompere, brutalizzare; consapevoli, però, che tutto si può perdere e a tutto si deve saper rinunciare. Il dominio nell’impero del male può essere effimero, il carcere duro del 41 bis o l’esilio obbligato possono far svanire le ricchezze di un boss. Non certo potere e terrore legati al nome suo, della famiglia, del clan.

Le vicende crude della serie tv italiana di maggior successo partono da una Napoli atipica, fredda e incolore e da lì si ramificano nella Milano della finanza, nella Roma dei palazzi del potere e poi via fino a Barcellona, rifugio degli scissionisti soccombenti che in terra di Spagna si curano le ferite con il balsamo della speculazione edilizia e del traffico di stupefacenti prima di tornare, più forti e spietati, nelle periferie partenopee.

Privata della cartolina del lungomare e delle colline abitate dalla ricca borghesia, di Napoli resta il degrado dei territori abbandonati dallo Stato, dove la camorra si fa Stato e detta nuove regole sociali, economiche ed urbanistiche.

Bim Adewunmi del Guardian scrive: “Se osservate bene, Gomorra non è lontana dalla Baltimora del superlativo The Wire. O addirittura alla Brooklyn di Quei bravi ragazzi. I cliché sono cliché proprio perché fanno parte della nostra idea popolare di gangster: amano le loro mamme, il buon cibo, fanno il segno della croce, si baciano sulla guancia. Ma sono spietati. Non si può essere troppo seri con i cliché. Sarebbe come lamentarsi dei baci in una commedia romantica“.

Eppure si rimane affascinati dal male, rapiti al punto da parteggiare per i cattivi, segno di un prodotto dalla scrittura convincente. Se Romanzo criminale aveva lasciato ben sperare sulla capacità di realizzare serie tv di buon livello, il successo di Gomorra è la conferma che la via italiana alla serialità può avere un suo carattere definito. La serie tv più vista di sempre su Sky è stata venduta in oltre 50 paesi, raccogliendo successi di audience e critica in Inghilterra e Francia e si appresta a sbarcare negli States.

E mentre all’estero scoprono le vicende di Ciro l’immortale e Genny Savastano, da noi non si arresta l’onda lunga del successo originato dalle pagine di Roberto Saviano, passato attraverso le immagini di Matteo Garrone, fino ad arrivare ai tormentoni comici dei “The Jackal” che con i loro “effetti di Gomorra sulla gente”, tra drink e fritture improbabili, stanno senza pensieri, totalizzando oltre dieci milioni di visualizzazioni su Youtube.

Tanto è stato scritto sulla sceneggiatura meticolosa, la sapiente regia di Sollima, Comencini e Cupellini, la fotografia cupa, alienante, le musiche fredde dei Mokadelic sapientemente alternate alle hit neomelodiche, i dialoghi serrati, la bravura del cast. E tanto è stato discusso sulla scelta di eliminare dal racconto i buoni, gli eroi positivi, gli antagonisti al potere del male.

Qui non ci sono dipartimenti di polizia o commissari eroi. Dove sono Scialoja, Cattani, i magistrati antimafia? Chiaro l’intento di disorientare lo spettatore, abbandonarlo a se stesso, senza tregua, schiacciato dall’efferatezza delle immagini. Nessun appiglio consolatorio, niente balsami lenitivi; nella terra perduta, il bene è bandito. Nessuna speranza.

O forse no. Quando anche l’ultimo delitto è stato compiuto e le immagini sfumano, si leva, sui titoli di coda, la voce del rione e dei suoi figli. Lucariello e ‘NTO cantano “Nuje Vulimme ‘na Speranza pe campa riman”, voce di chi non si arrende e ci crede ancora. Se risposta deve esserci, non può che essere individuale.

* (l’uomo che può rinunciare ad ogni cosa non teme nulla)

Gomorra – La serie  – IMDbWikipedia

Uno che di notte dorme molto poco.

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This article was written on 30 Gen 2015, and is filled under Binge-watching, Ho un amico per cena, Non è il mio genere.

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