Grand Budapest Hotel


A_Grand_Budapest_Hotel_poszter (1)Sogno in bilico

Etica sull’abisso

La Felix Austria

Come le commedie leggere di Lubitsch si dipanano mentre il mondo crolla, qui il mondo è già decaduto e non sappiamo bene come, ma siamo certi che ciò sia avvenuto.

L’ascesa può essere stata difficile, dobbiamo sapere solo il numero delle cadute.

La realtà pare essere un fumetto, il mondo ha i colori e le interazioni del cartone animato, ma solo nell’eremo a pagamento e a condizione che si regga su un’organizzazione perfetta, la guerra, le guerre sono alle porte e gli appetiti non sono solo quelli naturali, ma quelli della bulimia di potere.

Questa costruzione regge e le persone fra il detto e il non detto hanno un patto fra gentiluomini di morale e non tanto di sangue.

Edward Norton ferma gli sgherri, intima di bloccarsi e s’aspetta che il fuggitivo si blocchi, senza violenza… il mondo attorno all’oasi di civiltà è un altro.

Chi viene da lontano come il garzoncello, che, non a caso, si chiama Zero, lo sa: sotto gli Stati e l’evoluzione, sotto lo Sviluppo della Civiltà, cova, mai domata, la violenza cieca e spesso prospera, proprio, nelle istituzioni.

Le polizie sono asservite ai potenti e spesso “si lasciano andare” prima opprimono, fucilano, pestano e poi, se va bene, nei momenti in cui lo Stato di Diritto esiste, può capitare che avvii un processo che tuteli i cittadini, almeno fino a un certo livello, un certo “censo”, la feccia invece becca bastonate sempre e comunque, magari solo un po’ meno.

I sistemi di valori possono differenziarsi notevolmente:  il migliore quello della fratellanza fra concierge o quello più deviante, ma non per questo la peggiore, di Harvey Keitel, mentre per certi versi quello in fondo a ogni lista si rivela il sistema dell’ordine costituito,  vincente, capace di distruggere se stesso, proclamare guerre, scannare il prossimo per un quadro inestimabile “il ragazzo con la mela” e incapace di distinguere l’enorme valore di un convincente del “pseudo Egon Schiele”, in quanto “degenerato” e quindi, per antonomasia, spazzatura.

Quel tramonto d’Europa, quanto lo amo, quanto ne soffro.

Dietro il sogno quanto sangue, quanti drammi, quanta perseveranza.

Diffidavo della presenza di tanti attori ma sono uscito deliziato da ogni piccola parte e corroborato da questo film ove senza rinunciare a un’estetica meravigliosa e propria della migliore letteratura del periodo, si mostra  una storia di principi semplici e, al tempo stesso, basilari, di cui abbiamo perso memoria, sino a divenire quasi incomprensibili o assimilabili a pura follia.

Non si può che vederlo lasciando, a chi se ne diletta, snobismi intellettuali e analisi altezzose e se non l’avete visto, vedetelo.

Grand Budapest Hotel – IMDb – Wikipedia

Mauro Simoni
Ha sempre avuto una naturale tendenza al barocco per esprimere la sua poesia contrastando il rischio di ridondanze ha scelto quale metro l’haiku. Ha tenuto per un certo periodo un blog di racconti (suoi) e giocato con la comunicazione (da non professionista) ha visto dei film e letto dei libri, alcuni (la minor parte) sostengono che abbia studiato giurisprudenza e viva di questo.

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This article was written on 16 Gen 2015, and is filled under Ho un amico per cena, Scuse per parlare di film.

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