Hereditary: il buio della mente, il nero del focolare


Giusto qualche giorno fa passavo davanti a un cartellone enorme con il claim di Hereditary che aveva generato in me parecchi dubbi. “Il miglior film horror dai tempi de L’Esorcista” più o meno dichiarava il virgolettato. Lo so, non si dovrebbe MAI, MAI tenerne conto ma quando le cose te le scrivono in caratteri 1250 al quadrato, è impossibile ignorarle.

Poi Hereditary sono andata a vederlo col Giovane Cinefilo (remember?) e sono stata molto, molto contenta di averlo fatto.

Basta virgolettati sui poster del cine.

Hereditary lavora su più livelli narrativi costruendo un impianto solido agitato qua e là da folate di terrore puro che arrivano da luoghi inaspettati e allo stesso tempo conosciuti. La familiarità che possiamo avere – dopo aver macinato un buon numero di horror nella propria vita di spettatore – coi cliché viene scardinata e allo stesso tempo riscritta nel granito.

I primi quaranta minuti sono tutti in salita: la musica (azzeccatissima) accompagna i personaggi nei corridoi luminosi della baita tanto carina, grande e calorosa dove la madre (Toni Collette, che faccia, che attrice orrenda e bellissima) costruisce miniature, il padre (Gabriel Byrne stoico) elucubra e analizza, la figlia stranella (Milly Shapiro, trema Eleven perché abbiamo una fazza pazzeschissima e tu sei diventata una fighetta) deglutisce cadenzata rancore e rabbia adolescenziali e, infine, il figlio (Alex Wolff, che avevo apprezzato assai in My friend Dahmer) cerca di patteggiare con l’apatia e la rottura di cojoni dell’emancipazione dai genitori. Tutti sono alle prese con la morte della nonna (la madre di lei), una vecchia stronza col buio nella mente che ho odiato con tutta me stessa sin dal primo istante.

‘Sta faccenda del crescere non la digerisco. Ciok.

Gradino dopo gradino si approda al climax che, sostanzialmente, divide in due lo svolgimento della pellicola rendendo ancora più coeso il tessuto di cui Hereditary è composto. Cangiante come le ali di una libellula, pesante come il volo di una falena, traditore come una sirena nel mare nero della tempesta. Dopo “l’evento” c’è la discesa, letterale, agli inferi. L’ereditarietà del titolo emerge prepotente, avvolgendo casa, persone, vite. Si tentano vie di uscita e alleanze ma c’è troppo dolore, troppa sofferenza, troppe cose non dette, troppo amore soffocato, troppa rabbia non espressa a incatenare tutti al loro destino.

Se io vedo la crepa allora anche la crepa VEDE ME (anche ne La Festa Nera di Violetta Bellocchio si parla di crepe, coincidenze?)

Suona familiare? Intendo familiare proprio nel senso di famiglia? Tanto più non siamo capaci di gestire i nostri segreti e tanto più essi si impadroniranno di noi. Si dice che ogni famiglia sia infelice a modo suo. I protagonisti di Hereditary lo sono a modo loro, con il surplus di un soprannaturale ineluttabile che li spezza, li isola e li disarma e li sconfigge.

No, la famiglia ALLARGATA NO!

Riconoscerete un certo modo di fare cinema horror (The VVitch, The Mother, certe atmosfere rarefatte dei film horror giapponesi, Rosemary’s Baby) e allo stesso tempo un nuovo modo di fare cinema molto lucido e organizzato, ricco di soluzioni intelligenti, dettagli e strati d’ansia estenuante.

C’è una parola, forse, che può racchiudere lo spirito (ehm) di Hereditary, ed è ambiguità. Vedi qualcosa che invece è altro, provi rabbia che è comprensione, paura che è eccitazione, ineluttabilità e possibilità. Gran esordio di Ari Aster del quale avevo visto il corto “Munchausen“. Tanta roba.

Hereditary – WikipediaIMDb

 

Daniela Elle

Apre il suo primo blog di cinema nel 2004. Dopo averci pensato per almeno tre anni, nel 2014 fonda il collettivo cinefilo de Gli88Folli. Giusto per menarla quanto basta ha scritto e pubblicato un sacco di cose che sono arrivate in Cina e in Russia e voi no.

One Comment

  1. heavymachinegun
    agosto 10, 2018

    Io non capisco tutto l’hype che si porta dietro questo horror normalissimo, che di per sè è del tutto mediocre, senza infamia né lode. L’esorcista dei giorni nostri? Ma anche no. L’esorcista aveva il tema del terrore che suscitava la nuova generazione alla vecchia nei ’70. La nuova generazione veniva vista, appunto, come posseduta da un demone, incomprensibilmente provocatoria e violenta. In Hereditary cosa c’è? Io non ci ho visto un tema preciso, sembrano tutti un po’ posseduti un po’ no, a caso.
    Il finale è comico. Alla rivelazione “tu sei uno dei re dell’inferno” io ho pensato: “sì, il più sfigato”. Devoto al “re dell’inferno” un esercito di cinque pensionati nudi, tonti, e con la pancetta, più due utilissimi cadaveri. Che paura!, conquisteranno sicuramente il mondo. Luogo del rito una ridicola casetta sugli alberi, alla presenza di un ridicolo manichino. Insomma, è un re dell’inferno con mire di dominio! Dategli almeno una chiesa sconsacrata con una decorosa statua in marmo! Almeno un esercito di giovani, forti, e cervello-lavati! Niente. Il “corpo maschio” posseduto è stato precedentemente danneggiato dal demone stesso (perché?) tanto che al momento della possessione ha lividi dappertutto e addirittura il naso rotto. Lo stesso spiegone finale è assurdo. Fammi capire, stai spiegando ad un demone antichissimo chi è e da dove viene? E lui sembra anche perplesso. Ogni volta che possiede un nuovo corpo si dimentica tutto? Andiamo bene.
    Gli unici momenti che si salvano sono il monologo della madre al gruppo di ascolto e la scena del litigio a cena, dove finalmente si intravede un po’ il tema dei rapporti famigliari. Ma non bastano a salvare due ore di film mediocre e involontariamente comico.

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This article was written on 01 Ago 2018, and is filled under Non è il mio genere, Parlo mai di astrofisica io?, Scuse per parlare di film.

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