Roadmap to Avengers 2 – Age of Ultron: L’incredibile Hulk


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Ci siamo, sta per arrivare Avengers 2: Age of Ultron, scritto e diretto da Joss Whedon e con tutti i personaggi della prima pellicola, più un paio di nuovi. Qui si parlerà dei film che hanno creato l’universo cinematografico Marvel (da ora MCU) e di luci e ombre di un’operazione cinematografiche che ha cambiato il modo di proporre i super eroi al cinema.

SCENA 1 – INTERNO GIORNO
Un uomo di chiare origini asiatiche è seduto a un tavolo, all’interno di una camera dalle pareti spoglie e completamente bianche. L’illuminazione è fornita da dei neon che danno alla stanza un aspetto malsano. Dalla porta entrano tre uomini vestiti uguali: completi neri, cravatte nere, camice bianche, occhiali da sole nonostante la scarsa luce. Due di loro si dispongono vicino al muro, ai lati dell’asiatico, mentre il terzo si siede davanti a lui, poggiando sulla scrivania una voluminosa cartella contenente dei fogli. L’uomo guarda l’asiatico, per un attimo, in silenzio, poi si schiarisce la voce.
– Come può vedere dalla quantità di carte, la tenevamo d’occhio da diverso tempo, signor Lee. A quanto pare lei sta vivendo due vite distinte. In una di queste lei è Lǐ Ān, regista cinese, ha diretto film come Mangiare bere uomo donna o Il banchetto di nozze…in Cina. L’altra vita lei la passa a Hollywood, è una celebrità tra i produttori con il soprannome di Ang Lee, e di fatto ha diretto un film tratto dal fumetto Hulk. Una di queste vite ha un futuro, l’altra invece no.
Ang Lee deglutisce.

A un certo punto, nel corso del suo progetto di rilancio, la Marvel decide di provare a produrre un nuovo film de L’incredibile Hulk. Io, che sono uno strano, ci sono delle volte che mi metto in testa di capire le cose assurde. Cose assurde del tipo: ma perché insistere a fare film de L’incredibile Hulk? Hulk è un personaggio difficile, da trasporre, perché è già difficile da usare nei fumetti (e infatti tutte le modifiche che il personaggio ha seguito nella sua lunga storia editoriale sono tante e tali che chi non ha mai seguito il fumetto da vicino potrebbe avere serie difficoltà a capirle). Quindi a un certo punto prendono Ang Lee, salito alla ribalta grazie a La tigre e il dragone, e gli fanno girare una roba che dovrebbe essere l’equivalente di una tragedia scespiriana con il mostrone verde. Per spiegarvi quanto è riuscito bene il film vorrei riportarvi la conversazione avvenuta tra me e Ubikindred, in merito.
Ubikindred: Di quale Hulk scrivi? Di quello di Ang Lee?
Io: No, di quello di Leterrier.
Ubikindred: Ah. Perché per me quello di Ang Lee è ingiustamente sottovalutato.
Io: A me piaceva, fino a quando non entrava in scena Hulk. Per dire.
Ubikindred: Vabbè.
Io: Dai, mi vuoi dire che dopo l’arrivo di Hulk rimane un bel film?
Ubikindred: Insomma, non così terribile, ma non mi ricordo.
Secondo me, quando un film lo descrivi con “non così terribile, ma non mi ricordo”, forse non ha raggiunto precisamente il suo obiettivo, ecco.

Quindi, al momento di proporre il suo film su Hulk, la Marvel punta su Louis Leterrier (francese, arriva dalla scuderia di Luc Besson e si fa notare con The Transporter) e tira su un cast di tutto rispetto: Edward Norton, nostra signora del fap Liv Tyler, Tim Roth e William Hurt. Messa così, tutto sommato, cosa poteva andare storto?
Be’ tanto per cominciare la ben nota tendenza di Edward Norton di volere dare dimostrazioni a tutti della sua cintura nera quarto dan di “dito nel culo”, dimostrazioni che consistono in copioni rimaneggiati da lui medesimo, polemiche sulla regia, sulle sceneggiature e, sospetto, anche sul catering e sul colore delle magliette di quello che porta gli asciugamani al bagno Zia Mariuccia di Cesenatico. Insieme a questo il succitato problema che Hulk è un personaggio difficile da maneggiare, che richiede storie molto ben scritte e personaggi di contorno interessanti. Perché, quando non è in campo Bruce Banner, c’è questo gigante verde che ruggisce e urla e non ha dialoghi ed è difficile renderlo interessante, alla quarta macchina lanciata per aria. E sotto questo punto di vista il film ci prova, mettendo moltissimo sulle spalle di Tim Roth e del suo Emil Blonsky/Abominio, caratterizzando un soldato avanti con gli anni, che vede il suo fisico deperire e che, invece, ancora ambisce a essere una pedina importante, sul campo di battaglia, tanto da voler sfidare direttamente il gigante verde e, successivamente, da iniettarsi il siero che lo rende un mostro inarrestabile.

E Hulk? Hulk è caratterizzato molto bene. Edward Norton dà vita a un Bruce Banner che è in fuga, sulla tradizione di quello di Bill Bixby (la serie televisiva, tra l’altro, viene anche omaggiata nel montaggio iniziale, quando viene mostrato l’incidente dei raggi gamma che colpisce Banner e lo rende Hulk), ma il suo dottore è troppo sicuro di sé, troppo “fisico” e carismatico per rendere straniante il passaggio da umano a mostro. Fa parkour, fa arti marziali, sembra, nonostante tutto, sempre sicuro di sé anziché essere spaventato e in difficoltà come richiederebbe il personaggio. Hulk, per contro, è ben caratterizzato, primitivo e bestiale come deve essere, ma con quella scintilla di innocenza che ti fa desiderare di portarlo a vivere in una fattoria in campagna con altri Hulk con i quali giocare nei prati.

E la storia? La storia c’è e, per molti aspetti, incarna al meglio lo spirito Marvel della cosiddetta Fase Uno: basilare, divertente, momenti comici, un sacco di azione e di botte e di distruzione. Il protagonista viene introdotto in media res, dando per scontato che tutti sappiano la storia di Banner, e il finale aperto promette episodi successivi, più o meno. Sì, perché il film non incassa abbastanza ed è un mezzo flop, ci sono le divergenze con Norton che, infatti, verrà poi sostituito da Mark Ruffalo, e, in generale, l’idea di altri film su Hulk verranno messe in soffitta, accettando il fatto che non sembra qualcosa di destinato a funzionare. Ma il grande progetto dell’Universo Cinematografico Marvel ci viene ancora mostrato, con la scena post titoli di coda in cui fa la sua comparsata niente meno che Tony Stark rendendo, per la prima volta, chiaro ed evidente che i film sono interlacciati, che l’universo è uno solo e che, in definitiva, non si scherza più e si procede a passo spedito verso un film sui Vendicatori.

L’incredibile Hulk IMDbWikipedia

Soffre di bulimia cinematografica e quindi guarda di tutto e la cosa gli piace, tranne quando si ritrova a chiedersi "Perché sto guardando Step Up 4?". La risposta è che non ha importanza, fino a quando è seduto dentro una sala, al buio, sprofondato in una poltrona (oddio, magari nel caso di Step Up 4 un po' di importanza ce l'ha, ma sorvoliamo).

One Comment

  1. Ubikindred
    aprile 27, 2015

    Ahahah, maledetto, non me l’avevi detto che avevi riportato la nostra illuminata conversazione! 😀

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This article was written on 26 Feb 2015, and is filled under Amarcord, Non è il mio genere, Scuse per parlare di film.

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