Il colpo di grazia


Ho una bussola interiore che mi aiuta a non perdermi, qualunque cosa succeda. Il mio Nord è un mischione impazzito di tutto quello che ho letto, studiato, vissuto e soprattutto visto. La mia bussola è decisamente in technicolor, ma la rotta è indicata dalla più importante lezione di Umberto Eco, cioè ridere di tutto. Di tutto tutto, soprattutto interiormente. Anche di un divo azzoppato, di un impero franato, di un immaginario crepato. Di tutto, anche se l’immaginario era il tuo.

Nel mio immaginario Miramax gioca un ruolo di primissimo piano (d’altra parte se sono di casa qui non è un caso). Al centro della mia bussola c’è lei, Uma, che per me è The Bride da prima di esserlo. È lei dalla prima volta che l’ho vista uscire da una conchiglia nelle Avventure del barone di Münchausen di Terry Gilliam.

Quando Uma Thurman, qualche giorno fa, ha rifiutato di prendere posizione su Harvey Weinstein, ho tremato. Ho tremato perché, per quanto si possa decidere di sostenere una guerra (e io l’ho deciso) nessuno è mai davvero sicuro al 100% di una guerra (e meno male, o forse: non vorrei essere lui, o lei). Ho tremato perché per un attimo ho pensato: e se quello che non vuole ancora dire è “lasciate in pace Harvey, stronze”?

Vorrei lasciar parlare questa paura per un attimo, per chiarire, una volta per tutte, che questa è una guerra complicata. È tra parti di noi, è con persone a cui vogliamo bene, è con retaggi di un passato vicino e con convinzioni talmente forti da far parte del corredo genetico. Il desiderio di lasciar perdere e lasciar piano piano tutto tornare al silenzio è forte, fortissima. Chi può sopportare una crepa così forte nel suo immaginario? È come se i miti greci si fossero mostrati non umani, ma sfigati.

È difficile, una volta per tutte, continuare a dire con quanta paura cresciamo e con quali disagi viviamo, perché c’è quella vocina dentro che dice “ma non ti sembra di esagerare? In fondo, che vuoi che sia? #quellavoltache sarà mai!” È l’ora più buia del prendere coscienza e accettare di non poter fare più finta di niente. È il momento delle storie in cui tutto sembra perduto. Arrivano gli 88folli e anche The Bride arretra. Ma poi avanza. E attacca.

H A P P Y T H A N K S G I V I N G I am grateful today, to be alive, for all those I love, and for all those who have the courage to stand up for others. I said I was angry recently, and I have a few reasons, #metoo, in case you couldn’t tell by the look on my face. I feel it’s important to take your time, be fair, be exact, so… Happy Thanksgiving Everyone! (Except you Harvey, and all your wicked conspirators – I’m glad it’s going slowly – you don’t deserve a bullet) -stay tuned Uma Thurman

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Nel (foltissimo) boschetto della mia fantasia Uma e Quentin hanno girato Kill Bill perché era l’unico modo che avevano per parlare. Scusa per aver dubitato di te, Uma. Affilo la katana e vado a farmi una maglietta con scritto:

“You don’t deserve a bullet”

Una che vede sempre un film diverso dal tuo.

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