Il Giovane Favoloso (e il naufragar m’è dolce in questo mare?)


favoloso1

Elio Germano – Giacomo Leopardi in una scena del film – Copyright 01 Distribution

La prima volta in cui ho sentito parlare di Giacomo Leopardi era a scuola, alle elementari. Potevo scegliere fra tre o quattro poesie da imparare a memoria. Non ricordo le altre, ricordo solo L’infinito. La scelsi – e lì fu chiara la mia indole – perché l’ultimo verso si era aggrappato alla gola, mettendomi in un tale stato d’ansia che mi durò qualche giorno. Ma la imparai subito, e ogni volta, mentre ripetevo, prima di pronunciare la e dell’ultimo verso mi coglieva l’ansia alla gola. Da quel primo momento in avanti, L’infinito sarebbe stato il grado massimo della poesia, per me. Qualunque poema, più o meno interessante o più o meno attuale, se la sarebbe vista, inconsciamente, con il naufragare dolce in questo mare. Tu, poeta, mi farai più o meno naufragar di Giacomo Leopardi, mi chiedevo.

Tutti gli studenti italiani (in media) incontrano Leopardi alle elementari e di lui si trascineranno dietro (in media) tre cose: Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi; e ‘l naufragar m’è dolce in questo mare (sì, certo, anche Sempre caro mi fu quest’ermo colle, ma vi sfido a metterlo accanto al naufragar m’è dolce in questo mare, e sceglierlo) e La donzelletta vien dalla campagna. Solo i più attenti di noi, ricorderanno Dolce e chiara è la notte e senza vento e le magnifiche sorti e progressive de La ginestra.

Non c’è quindi bisogno di declamare i versi di opere conosciutissime all’interno del film. Quando Elio Germano-Giacomo Leopardi va al suo caro colle a guardare l’orizzonte che da tanta parte il guardo esclude, tutti in sala sapevamo esattamente a cosa stavamo assistendo e, filmicamente, meglio di così non si poteva fare.

Elio-Giacomo che pensa, sente, prende appunti visivi, compone L’infinito. E tanto bastava. Idem per La ginestra.

Il film cerca di fare quello che fa la poesia: declama, diventando però ridondante e pedissequo e la poesia non gli riesce più. E poco importa se Elio Germano è bravissimo. Poco importa se la declamazione è fatta in voice over: diventa stucchevole. Peccato.

Non era facile tentare un film su Leopardi, va detto, né interpretarlo, e infatti Elio Germano svetta. La scelta di incedere su alcuni momenti in cui prova a ribellarsi alla soggezione paterna e a una vita che lo costringe emotivamente, prima che fisicamente, è coinvolgente. Il personaggio ne esce provato ma vivo, nonostante tutto, concentrato sugli studi e sulle sue opere, ma anche molto umano e coinvolto dalle persone di cui si circonda, soprattutto una volta lasciata Recanati. Lo vediamo alle prese con la vita da adulto, non facile e non ovattata, preda del giudizio dei letterati del tempo e, talvolta, delle persone comuni. E questo è il tratto più riuscito del film.

(Menzione speciale a Sascha Ring in arte Apparat. Qualche assaggio della colonna sonora lo trovate qui.)

Il Giovane Favoloso – IMDb – Wikipedia

Elena Marinelli
È nata in Molise vicino a un passaggio a livello, ora abita a Milano. È sempre informatissima sui percorsi delle autolinee urbane. Dorme nel posto più vicino alla porta.
Tutto questo, in qualche modo, ha a che fare con il fatto che guarda molti film.

Lascia un commento

Information

This article was written on 23 Nov 2014, and is filled under Scuse per parlare di film.

Current post is tagged

, , , , ,