Independence Day 2 – Rigenerazione e zio Franco


Independence Day 2 – Rigenerazione è come vostro zio Franco. Una volta zio Franco era divertente, rompeva la monotonia dei pranzi con i parenti, non vedevate l’ora di andarlo a trovare perché aveva sempre qualche nuovo aneddoto dei suoi bellissimi ed avventurosi viaggi in modo in cui gli capitava la qualunque o era in grado di provocarti un mal di pancia con il solo potere delle battute. Poi, ad un certo punto, ha conosciuto Marta. I due si sono sposati, le avventure si sono diradate, la routine ha preso il sopravvento anche sui suoi racconti e le battute, per quanto ancora spiritose, cominciavano a scemare qualitativamente. Dopo qualche anno Franco e Marta hanno divorziato. Ed ora Franco si presenta alle riunioni di famiglia in maniera quasi irriconoscibile. Certo, piacevole, intelligente e interessante ma quella gioia che aveva sempre negli occhi, quell’aria da avventuriero che nessuno sembrava poter fermare, tutto quello ormai non c’è più. O se c’è è tutto molto più nascosto. Ecco, Independence Day è Franco, gli anni ’90 sono quel periodo in cui andava in moto e Will Smith è Marta. L’avete capito il paragone, adesso? Dai che non era difficile.

Marta in una foto d’archivio.

Non che non sia una pellicola divertente, sia chiaro. Roland Emmerich con il meccanismo dei revival-reboot-sequel che tanto piacciono oggigiorno, e pure a me, ci riporta in quella Terra uscita vittoriosa nel 1996 dopo che gli alieni tentarono di distruggerla. La tecnologia ha fatto passi da gigante, le gesta di alcuni personaggi sono state dimenticate, Will Smith è morto (non è uno spoiler, la notizia faceva parte della campagna promozionale del film) e tanti nuovi giovanotti vengono affiancati da alcune vecchie glorie Jeff Goldblum in primis. Sempre sia lodato Jeff Goldblum. Insomma, succede che gli alieni tornano più arrabbiati di prima, con astronavi così grosse da provocare in un Sigmund Freud a caso un sospetto di complesso sessuale e con armi più cattive. Ovvero la perfetta regola del sequel. Tutto simile ma di più. Però c’è un grande “ma” all’orizzonte.

Una foto da lodare.

Per quanto ID2:R tenti di sforzarsi a replicare le atmosfere anni ’90 del suo predecessore, non riesce mai completamente nell’intento. Distruzione, caos e confusione godibile, ma da lasciare sempre con l’amaro in bocca anche quando vediamo Londra essere devastata interamente (pure questo non è uno spoiler, c’è nel trailer). Quella gioia, quell’atmosfera, quella voglia di spaccare tutto e tutti pervasa da spirito di nazionalismo americano camuffato da rivalsa genericamente terrestre non sembra abbastanza. Quindi siamo trasportati in mezzo a combattimenti spaziali e non, le classiche scene di monumenti mondiali che vengono distrutti ci regalano un soffio di soddisfazione, ma si ha sempre l’impressione che manchi qualcosa. E quel qualcosa, ormai, è anche Will Smith.

Perché, diciamoci la verità, il capitano Steven Hiller interpretato da Smith aveva un carisma in grado di bucare l’obiettivo della macchina da presa, un personaggio decisamente complesso da sostituire. Un arduo compito che qui viene affidato a Liam Hemsworth e a Jessie T. Usher nel ruolo del figlio di Will Smith e che però in due non riescono a raggiungere un’unghia del carattere esplosivo del Personaggio di Independence Day con la P maiuscola. Jeff Goldblum (sempre sia lodato, l’ho già detto?) ci prova in tutti i modi e si dimostra piuttosto in forma, si diverte a stare tra alieni che c’hanno messo 20 anni per tornare su una Terra popolato da governi così stupidi in grado di sgretolarsi dopo un quarto d’ora di invasione. Vince il premio “Devo pagare le bollette” Vivica A. Fox: vedere per credere, le risate sono assicurate.

Ma dove vai se Will Smith non ce l’hai.

Insomma, ID2:R non è così un film orribile come potrebbe sembrare, in base a quello che avete letto fino ad ora. A parte una computer grafica molto discutibile, dura poco meno di due ore, cosa non da poco per un blockbuster catastrofico o non del cinema contemporaneo, contiene scene spettacolari, un finale enormemente aperto (è in programma un terzo e pare ultimo capitolo per il 2018) da far venir voglia allo spettatore di costruire un’astronave ed arruolarsi nelle guerre spaziali, un Roland Emmerich discretamente in forma e un buonissimo quanto gigione Jeff Goldblum. Sia lodato Jeff Goldblum.

Perciò bene ma non benissimo.

Giacomo Borgatti
I genitori lo iniziano alla settima arte grazie a operai cassaintegrati inglesi che si spogliano per fare qualche soldo. Da quel momento, il cinema è la sua droga. Amante dell’horror, dei musical (ma quanto sono belle quelle coreografie tutte sincronizzate?) e dei fumetti, crede e spera che Christian De Sica sia un’allucinazione collettiva o una grande burla allo spettatore ormai impossibile da fermare.

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