Inside Out: il migliore film triste degli ultimi anni


Inside Out è un film della Pixar scritto e diretto da Pete Docter e Ronnie del Carmen che racconta la storia strappalacrime di Riley, una ragazzina undicenne a cui le cose improvvisamente cominciano ad andare male.

Undicenne

Undicenne

Andiamo con ordine.

Vado a vedere Inside Out con mia figlia dodicenne (età pericolosamente vicina a quella di Riley), ci diciamo proprio esplicitamente – dopo aver visto il notevole trailer – “Andiamo a farci queste ultime quattro risate davanti a un cartone animato tanto ormai di cartoni animati non ne vedremo più, stai diventando grande, hai visto Blade Runner“.

Niente faceva presagire cosa sarebbe successo.

La storia è un’ordinaria storia di una famiglia che si trasferisce da un ordinario paesino di montagna a un’altrettanto ordinaria casa di città a San Francisco: scuola, problemi di lavoro, sport, conflitti famigliari, eccetera. Quello che rende unico il film è che tutto è raccontato dal punto di vista della centrale di controllo della mente di Riley. La centrale di controllo è un ampio ambiente molto articolato al cui centro c’è una console comandata da cinque personaggi per delineare i quali  pare abbiano scomodato grossi nomi della psicologia contemporanea: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto. Questo gruppo, in qualche modo capitanato da Gioia, muove letteralmente le leve della mente di Riley, si occupa di catalogare e immagazzinare i ricordi e si prende cura di alcune strutture la cui esistenza e il cui buon funzionamento sono essenziali alla serenità di Riley.

isole della personalità

Ovviamente tutto, ma proprio tutto tutto, andrà storto.
Non passa un quarto d’ora che mia figlia si gira verso di me e mi dice singhiozzando: “Allora masticami l’anima e sputala”.

Un quarto d’ora.

Non è tanto il fatto che la vita di Riley vada in pezzi, ma è il come succede che è straziante. Inside Out è la più massacrante catena ininterrotta di anticlimax mai vista nel cinema d’animazione occidentale, al confronto della quale qualunque morte della madre di Bambi o in tempi più recenti (AHÀ GUARDA UN PO’ CHI È IL REGISTA) di Ellie in Up sbiadisce e sembra quasi un momento allegro. Il finale de Il Gigante di ferro? RISATONE! La morte della madre ne Alla ricerca della Valle Incantata? DA SGANASCIARSI! I drammi si susseguono a ritmo serrato e ogni dramma, peggiore del precedente, chiude sempre più il seppur esile spiraglio di speranza che lo spettatore faticosamente tenta di tenere aperto. Quando arriva il finale si è talmente stanchi che si è disposti ad accettare tutto il male del mondo pur di smettere di soffrire.

Non fatevi ingannare da quella faccia sempre sorridente

Non fatevi ingannare da quella faccia sempre sorridente, non si fa altro che piangere…

Dopo un’oretta, tra i  settecentonovantuno fazzoletti di carta intrisi di lacrime e buttati per terra davanti a me ho cercato di consolare mia figlia con le parole di Björn Kristian Ulvaeus degli ABBA “Siamo svedesi, è bello essere molto tristi!” La reazione calma, dignitosa e di classe di mia figlia non verrà raccontata in questa sede.

Björn-Ulvaeus

Non ha funzionato, Björn!

Inside Out è un film meraviglioso, la modellizzazione della mente è assolutamente brillante e affascinante, per un adulto è facilissimo riconoscerne l’accuratezza e la veridicità e anche associare gli eventi che accadono sul grande schermo alle proprie analoghe esperienze interiori, tutto questo naturalmente se si riesce a sopravvivere all’infelicità sopraffacente. Perché il film parla di infelicità, non di un’infelicità patologica, di una depressione, no, di quell’infelicità che è intimamente connaturata all’essere umano e in particolare alla sua fase di sviluppo. Quello che il film ci ricorda è che crescere è un’esperienza durissima, che non è affatto facile trovare la forza di andare avanti quando si perdono tutti i punti di riferimento e che quello che ci portiamo dentro noi adulti in fondo è sempre la conseguenza di un massacro al quale siamo sopravvissuti. Quello che ci dice è che l’infelicità è il nostro più grande patrimonio, non è qualcosa che va “curata” perché fa parte del gioco ed è una grande sorgente di forza, tanto che si può arrivare perfino ad apprezzarla (ma solo se si è svedesi e possibilmente degli ABBA).

Inside-Out

Il bassissimo tasso di suicidi come conseguenza del film (nullo, per quello che ci consta), è spiegato dagli straordinari titoli di coda (soprattutto gli spezzoni riguardanti il cane e il gatto), in grado di raddrizzare qualunque momento no, perfino quelli (e non sono pochi) provocati dal  film stesso. Titoli di coda che speriamo diventino presto di pubblico dominio (qualcosa in rete già si trova…).

L’opinione di mia figlia è che questo film vada vietato nella fascia d’età tra gli undici e i sedici anni, “Ma tu sei sopravvissuta,” le ho ribattuto, “Solo per caso” ha concluso. La mia opinione è che sia chiaramente un complotto finanziato dai produttori di fazzoletti di carta per dare impulso a un settore che evidentemente soffriva di un momento di recessione, e che però sia un film straordinario la cui visione vada resa obbligatoria, che diventerà certamente patrimonio dell’umanità. Di sicuro è il miglior film triste degli ultimi anni.

Inside Out – IMDbWikipedia

Scrive romanzi e racconti. Da sempre appassionato di fantascienza e da quasi sempre di cinema e teatro, scrive di notte nel silenzio della campagna inglese o tormentato dal vento del Mare del Nord.

5 Comments

  1. coccinema
    settembre 18, 2015

    bellissimo post. Ero indeciso se fosse il caso di portare mia figlia di quasi cinque anni a vederlo. Io mi sono divertito molto, però in effetti ammazza quanta tristezza. Ti farò sapere come a drà con mia figlia 🙂 ti linko il mio post http://coccinema.com/2015/06/22/prime-visioniinside-out-il-viaggio-allucinante-di-disney-pixar/

    • Daniela Elle
      settembre 18, 2015
      Daniela Elle

      Coccinema non siamo nel 2007 dove già dava fastidio postare i link dei post, ci fanno piacere i tuoi commenti e se vuoi uno scambio siamo a tua disposizione, ma i link lasciali nel passato ok?

  2. claudia
    settembre 20, 2015

    Salve,
    Ho letto la tua recensione per caso e l’ho trovata perfetta oltre che scritta benissimo, complimenti !!!!! Anch’io sono madre di un dodicenne ( per fortuna maschio 🙂 , quindi ancora molto immaturo e bambino, almeno per un po’ 🙂 🙂 ) .
    Siamo andati a vedere il film ieri sera, lui è rimasto molto colpito ed io praticamente devastata 🙂 con tanto di lacrimoni anche durante la notte.
    La figura di Bing Bong ( personaggio al 100% Disneyano con tanto di coda di stregatto e forma ispirata agli elefanti rosa sognati dal povero Dumbo) è straziante e indimenticabile.
    Un film per tutti, ma soprattutto per i genitori.

    • Miki Fossati
      settembre 21, 2015

      Sembra che il film colpisca molto anche a chi non è genitore, vero è che quando te ne parla un genitore succedono con frequenza: voce che si rompe in mezzo a una parola, labbro inferiore con tremito inarrestabile, monogocciolone di lacrima che spunta senza preavviso, impellente necessità di soffiarsi il naso e anche un “Ne parliamo dopo” detto facendo no con la testa.

  3. Signora Maria
    febbraio 8, 2016
    Signora Maria

    Ciao! l’ho visto da poco, e l’ho letto in modo quasi opposto: ho pianto tanto, tantissimo, ma non l’ho trovato un film sulla tristezza. Trovo che sia un film sulla gioia, e su quanto la gioia non possa esistere, in modo vero, completo e profondo, senza la tristezza. L’ho trovato un bellissimo film sulla crescita, e sicuramente la cosa più strabiliante, come fai notare anche tu, è il modo in cui si rappresentano i processi della mente. È sempre una cosa favolosa quando finisci di vedere un film e ti resta qualcosa.
    Un saluto alla signorina che hai portato al cinema ^_^

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This article was written on 16 Set 2015, and is filled under Scuse per parlare di film.

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