Ciò che non sappiamo, ciò che non siamo [Interstellar]


“Science was about admitting what we don’t know”, ci avvisa Christopher Nolan all’inizio di Interstellar; lo fa sapendo benissimo che questo non avrebbe impedito a migliaia di nerd di fare a pezzi la sua storia per farla loro, ma per sua fortuna ci sono io, e quelli come me, che si divertono di più ad apprezzare un film che a farne l’autopsia.

Con una premessa di questo tipo infatti è più facile accettare l’invito di un regista a fare un giro di valzer, il suo giro di valzer in un’orbita più ampia del Danubio Blu di Odissea 2001. L’uomo di Nolan sembra proprio volerci finire, in un buco nero, ben consapevole dei paradossi e delle incertezze, ma troppo convinto di avere la scienza – il dato – dalla sua parte. È Murph – una bambina – a ricordarci che “scienza è quello che ancora non sappiamo” e che lei non ha paura del fantasma, vuole solo studiarlo: quel fantasma è l’uomo, non la materia oscura, ed è proprio l’uomo la variabile ingestibile del metodo scientifico.

È un uomo che falsifica i dati per sopravvivere, è un uomo che finge di dover ancora risolvere una formula per poter salvare l’umanità ancorata sulla terra, è un uomo che accetta di non vedere molte bugie pur di poter volare di nuovo e prende la decisione sbagliata pur di non fidarsi di una donna, una scienziata che potrebbe essere poco lucida perché innamorata; le donne di Interstellar si fidano dei loro uomini che invece puntualmente le deludono proprio per lo stesso eccesso di attenzione a quello che già sanno che ha impedito a moltissimi di godersi il film.

Interstellar, più che un film di fantascienza, è un film sulla scienza e sugli scienziati: sulla difficoltà che abbiamo noi occidentali a includere il vago e il non misurabile (la fiducia, l’istinto, l’amore) nelle soluzioni salvavita anche quando, per togliere ogni dubbio, sono incarnati da due scienziate, non da due stregoni.

A rendere ancora più interessante il discorso Nolan ci ricorda i limiti anche dell’eccesso di fiducia o di amore: se Murph non avesse deciso di dover/volere credere alla promessa del padre avrebbe messo in discussione molto prima il “Piano A” del suo secondo padre, un ricercatore che aveva troppa fiducia in quello che già sapeva per rischiare di salvare l’intera umanità. Salvarla da una doppia distopia: un futuro senza più cibo, un presente senza nessuna tecnologia. “Explorers, pioneers, not caretakers”: la contabilità non salverà il mondo perché i dati che ci servono spesso sono ancora sconosciuti.

Interstellar – IMDb – Wikipedia 

Una che vede sempre un film diverso dal tuo.

4 Comments

  1. […] Cio che non sappiamo, ciò che non siamo [Interstellar] […]

  2. Ubikindred
    gennaio 4, 2015

    Voi non volete che commenti sul serio, vero? 😀

  3. Mafe
    gennaio 7, 2015

    Beh, dipende: se vuoi ammettere i tuoi peccati commenta pure, altrimenti magari aspettiamo le prossime vacanze 😉

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