Roadmap to Avengers 2 – Age of Ultron: Iron Man


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Ci siamo, sta per arrivare Avengers 2: Age of Ultron, scritto e diretto da Joss Whedon e con tutti i personaggi della prima pellicola, più un paio di nuovi. Qui si parlerà dei film che hanno creato l’universo cinematografico Marvel (da ora MCU) e di luci e ombre di un’operazione cinematografiche che ha cambiato il modo di proporre i super eroi al cinema.

Sarebbe sbagliato dire che Iron Man ha lanciato i super eroi al cinema. Se vogliamo essere corretti e precisi, sono stati gli XMen di Bryan Singer a far tornare gli uomini in calzamaglia in sala. E dopo di loro lo Spiderman di Raimi e il Batman di Nolan. Però Iron Man è stato il primo film prodotto dalla nuova corrente Marvel. Si tratta, molto banalmente, della Casa delle Idee che passa dalla carta alla celluloide e decide di seguire personalmente i film che riguardano i loro personaggi. Questo significa, inizialmente, due cose: budget limitati (gli attori che occupano le pellicole non sono mai di primissimo piano, i più costosi in assoluto) e i creativi Marvel stessi messi a lavorare su quello che conoscono meglio: i loro personaggi. Ma, soprattutto, il portare al cinema l’idea di base dei fumetti Marvel: un universo condiviso in cui quello che accadeva in un film poteva avere ripercussioni in un altro e dove i diversi personaggi comparivano nei film altrui come comparsate. Il cosiddetto Universo Marvel cinematografico (da oggi MCU) vede così la luce.

Iron Man prende un attore che aveva finito di essere qualcuno da parecchio tempo, quel Robert Downey Jr. che, dopo un grosso successo negli anni ’90, si era perso tra storie di droghe e pessime pellicole, scivolando nel dimenticatoio. La Marvel gli cede un personaggio adatto a lui: il playboy donnaiolo e viveur che, dopo una storiaccia brutta di rapimenti e di granate, capisce che la sua industria d’armi finisce per finanziare anche il terrorismo, decide di smettere e, soprattutto, si costruisce una cazzo di armatura che vola, spara i missili e resiste ai proiettili. La cosa è un po’ più complicata di così (Stark ha delle schegge di una granata vicine al cuore e si è impiantato un apparecchio, un mini reattore, che evita che le schegge vadano ulteriormente a fondo e, contemporaneamente, dà energia all’armatura), ma in realtà non è poi così particolarmente originale. Il nemico che si rivela essere il magnate che vuole salvare la sua industria ricorda molto il Goblin dello Spiderman di Raimi di cui sopra o il Dottor Destino dei Fantastici Quattro di Tim Story. Il motivo per cui il film funziona è che Downey Jr. si prende sulle spalle la pellicola e la fa andare come sui binari, dando al suo Tony Stark il tono spaccone e ironico che serve al personaggio per funzionare. Si sorvola sui lati più maturi e difficili da affrontare (l’alcolismo di Tony Stark, su cui si basa la saga de Il demone della bottiglia, per dirne uno) e aggiornando il tutto ai tempi moderni (riferimenti alla guerra del Golfo e al terrorismo moderno) e si lascia via libera alla commedia dei sessi (la relazione complicata con la sua assistente Pepper Potts, una bombabilissima Gwyneth Paltrow), alle battute, ai dialoghi ritmati e ai tempi comici curati. E Downey Jr., che ha un sacco di difetti, ma il non essere un buon attore non è tra quelli, li gestisce tutti alla grande, divertendosi e divertendoti e facendoti desiderare di averne ancora.

Soprattutto la Marvel fa la carogna e ti mette quelle scene finali dopo i titoli di coda che sono ormai il suo marchio di fabbrica e sono tanto imitate (non da Christopher Nolan, come una recente polemica ha mostrato). E lo fa partendo con il botto e sbattendo in campo, in due minuti di scena post titoli, le armi pesanti: Nick Fury e i Vendicatori. Nel mondo reale, per la gente normale, queste due cose non dicono molto. Se non siete appassionati, probabilmente, anche con voi non hanno ottenuto chissà quale effetto. Ma per i fan dei fumetti Marvel è stata l’esplosione. Intanto Nick Fury, un personaggio portante dell’universo Marvel buttato lì, con nonchalance, in due minuti, come a dire “ecco, toh, vi diamo pure questa cosina qui, visto che ci avanza della pellicola” (e poi un Nick Fury NERO, interpretato da Samuel L. Jackson e quindi la versione dell’universo Marvel Ultimate, il cui Nick Fury era appunto nero, contrapposto a quello classico che era bianco, e che in un numero, parlando di una possibile trasposizione in film della sua vita, diceva “Non ho dubbi, mi interpreterebbe Samuel L. Jackson”, di cui aveva le evidenti fattezze. KABOOM capite? KABOOM!). E poi i Vendicatori, questo significava che, dopo avervi ammorbidito con il destro, vi tiravano il montante da KO che recitava “benvenuti in serie A, stronzi, da ora in poi si fa sul serio”.

Rivisto oggi, Iron Man ancora funziona bene. Per quanto non abbia una grande trama e soffra di una introduzione dei personaggi e del mondo un po’ banale, ha ritmo e diverte e fa ridere e ha delle belle scene. Ci sono film usciti dopo, del MCU, che sono meglio? Sì. Ma ce ne sono anche di peggiori – e ne parleremo – e comunque, dopo questo, niente è più stato lo stesso al cinema, per i super eroi e per noi spettatori.

Iron Man  – IMDb – Wikipedia

Soffre di bulimia cinematografica e quindi guarda di tutto e la cosa gli piace, tranne quando si ritrova a chiedersi “Perché sto guardando Step Up 4?”. La risposta è che non ha importanza, fino a quando è seduto dentro una sala, al buio, sprofondato in una poltrona (oddio, magari nel caso di Step Up 4 un po’ di importanza ce l’ha, ma sorvoliamo).

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This article was written on 22 Gen 2015, and is filled under Amarcord, Scuse per parlare di film.

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