It: la magia esiste


Quello che vuole sapere la maggior parte della gente che cerca una recensione di It è: “Hanno fatto carne di porco di un romanzo di King pure questa volta oppure – sospiro – si può guardare?”. In questo caso la risposta del recensore misurato e obiettivo sarà sempre: “PORCAPUTTANA RAGA SEDETEVI, QUESTO IT È UNA BOMBA!”. Andy Muschietti è riuscito nell’impresa impossibile di rendere giustizia al più bello e complesso dei libri di Stephen King, e lo fa in maniera così naturale che viene quasi da chiedersi come cazzo sia stato possibile non riuscirci prima. Sì, finalmente si torna a Derry a trovare i vecchi amici di infanzia: qualcosa è cambiato ma questo non è necessariamente un male. HI-HO SILVER.

The Losers Club

Ho passato gran parte del mese di settembre a leggere le prime righe di tutte le recensioni del film, trovando conforto e speranza. Poi ho passato gran parte delle ultime due settimane a bestemmiare di fronte all’evidente incapacità della maggior parte delle recensioni – quasi tutte positive – di cogliere il punto.

It non è un horror, mettetevelo in testa maledetti hipster del cazzo. Sarebbe un po’ come dire che Via col vento è un film sulla Guerra di secessione. Il più grande limite di tutti gli adattamenti cinematografici di Stephen King è sempre stato quello di trattare gli scritti del “Re del Brivido” (brrrr) come bassa macelleria. It è principalmente un romanzo sul passaggio all’età adulta e sulla nostalgia per l’infanzia. Focalizzandosi sul Club dei Perdenti a Derry aggiornati al 1988 questo It: Chapter One è per definizione e per scelta un film incompleto. L’unico modo per raccontare It al cinema senza suicidarsi è quello di separare le linee narrative e sperare in Dio. Muschietti fa di più: ha il coraggio di lavorare per sottrazione e di ridurre all’osso le storie di B-B-B-Bill Tartaglia, Ben, Beverly, Eddie, (Beep Beep) Richie, Stan e Mike. Manca un sacco di roba, eppure non se ne sente la mancanza.

Strangest Things

Il terrore che sarebbe durato per ventotto anni, ma forse anche di più, ebbe inizio, per quel che mi è dato sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia.

Sono passati 27 anni dal primo adattamento di It, quel trainwreck salvato solo dalla gigantesca presenza di Tim Curry e voglio pensare che non sia un caso che questo nuovo adattamento abbia rispettato l’intervallo temporale dei risvegli di It.
Non è un caso neanche che la scena di apertura sia così dettagliata e precisa rispetto a quella raccontata nel libro, quasi a volerci dire “guardate rega’ che se volete io It ve lo posso fare uguale uguale, ce le avete sette ore?”. E invece parte come un treno e non fa più fermate. Il cast è perfetto: Richie, Eddie e Bev sono una roba che non ci si crede. Lo spostamento temporale della storia del Club dei Perdenti è una scelta furbetta ma inevitabile, resta solo da vedere come cambieranno gli eventi del secondo capitolo nell’ambientazione ai giorni nostri e se sarà valsa la pena sacrificare gli anni 50 per inseguire l’estetica di Stranger Things.

una roba che non ci si crede

A Nightmare on Neibolt Street

Non c’è bisogno di girarsi a guardare indietro per vedere quei bambini; parte della mente li vedrà per sempre, vivrà con loro, li amerà sempre. Non sono necessariamente la miglior parte di noi, ma sono stati un tempo depositari di tutto ciò che saremmo potuti essere.

Al netto delle minuzie quello che conta è che il cuore di It c’è tutto, nonostante il ricorso massiccio a jump scare come un James Wan qualunque. Per fortuna il risultato è meno lezioso, a tratti addirittura viscerale. Muschietti non si tira indietro quando si tratta di spingere sull’acceleratore né nasconde l’ispirazione onirica, sbattendoci in faccia i poster di A Nightmare on Elm Street 5: The Dream Child. Ma alla fine, tolti tutti gli estetismi à la Marilyn Manson, le parti più spaventose non sono certo quelle che hanno per protagonista Pennywise. Le parti più spaventose di It sono quelle che hanno per protagonisti gli adulti. Perché i loser di Derry non hanno nessuno su cui contare se non loro stessi e cosa c’è di più terrificante nel già difficile passaggio all’adolescenza?

Epilogo

E li vede, li vede davvero, per l’ultima volta, perché intuisce che non saranno mai più tutti insieme, tutti e sette, non così.

La paura di crescere e di diventare adulti orribili è al centro di un film fatto talmente bene e con così tanto cuore che rispetta allo stesso modo chi ha letto il libro e chi non. Un film che prova ad accontentare chi cerca adrenalina facile, ma che in realtà gratifica quelli che cercano la tartaruga sotto la superficie dell’acqua.
Il patto di sangue che chiude gli eventi del 1958 nel libro e prelude all’epilogo è il ponte con It: Chapter Two. «I saw us, all of us together… but we were older, like our parent’s ages», dice Bev lanciando il seguito. Fra qualche mese sarà il momento di confrontarsi con l’infanzia perduta. Non è ancora giunto il momento di lasciarsi, possiamo restare ancora un po’.  Del resto Derry è ancora il posto che chiamiamo casa.

IT – WikipediaIMDb

La madre gli impedisce per lungo tempo di vedere qualunque film con il minimo indizio di violenza. Prima se li fa raccontare dal cugino, poi prova l'approccio "soft" guardando "L'esorcista" a 13 anni. Passerà i successivi 14 giorni con le luci di casa sempre accese.

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