Guardate Jessica Jones


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Ho scoperto con sorpresa che non mi è facile scrivere di Jessica Jones. Per quelli che leggono le prime due righe e basta: guardatelo. Tutto quello che vi è piaciuto di DareDevil è ancora qui e c’è molto di più.

Non mi è facile perché non è facile sintetizzare trame e personaggi, trovate, scelte di sceneggiatura e regia senza perdere qualcuna delle qualità salienti di quest’opera intensa e complessa, non esente da difetti ma nel complesso davvero straordinaria, una perla in un anno (il 2015) già ricchissimo di produzioni meravigliose.

Volendo fare il gioco di Ryan Reynolds, Jessica Jones è una spy story in cui una giovane passerà attraverso un amore passionale e travagliato per superare un recente trauma. E si affiderà all’aiuto di una vecchia amica per risolvere un mistero che proviene dal suo passato.

(Questo è il gioco che sta facendo Ryan Reynolds)

(ecco il gioco che sta facendo Ryan Reynolds, non ho saputo resistere)

Ma ovviamente non è tutto qui. Jessica Jones consacra alla televisione (in senso esteso, essendo una produzione Netflix) personaggi e ambientazioni che sulla pagina disegnata non hanno mai funzionato troppo bene (conoscete qualche bambino che da grande vorrebbe essere Luke Cage?). Ispirato dalla serie di fumetti del 2001 Alias con la quale la Marvel tentò di accattivarsi una fascia di pubblico più maturo, toccando temi anche molto espliciti senza preoccuparsi troppo della censura, Melissa Rosenberg (la sceneggiatrice che ha orchestrato questa operazione) è riuscita dove la Marvel (almeno parzialmente) aveva fallito: una storia adulta, accattivante e molto cupa, non necessariamente rivolta al tradizionale pubblico Marvel cioè nella quale i superpoteri rimangono in qualche modo sullo sfondo che però valga la pena di essere seguita.

Se con Devil avevamo di fronte un eroe molto poco “super”, qualcuno che le buscava continuamente nel nome di una forma di giustizia personale non sempre chiarissima qui l’asticella è stata notevolmente spostata verso l’alto.

Jessica Jones (una Krysten Ritter perfetta, incredibile) le ha già buscate, di brutto, in un modo che nessun Devil potrà mai sperimentare. Ha un passato oscuro del quale alla fine sapremo ben poco mentre le violenze di recente subite verranno via via svelate, e una voglia di vivere ridotta così al lumicino che per tutto il tempo si teme possa abbandonarla definitivamente.

I suoi superpoteri, è superforte e in grado di compiere salti molto alti (non esattamente di volare), la aiutano a tirare avanti come agente privato alcolista e disperato, che agisce spesso ai limiti se non fuori dalla legge, ma non possono aiutarla a guarire o a redimersi perché per quello che le è successo non c’è redenzione.

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Al centro dei suoi guai c’è un certo Kilgrave (nella serie non ha la pelle viola come si vede qui sopra, quella è roba da fumetti o da foto promozionali, anche se il viola poi tornerà ossessivamente grazie a diverse argute soluzioni), supercattivo in grado di controllare la mente di chi gli sta intorno, potere contro il quale nulla può la forza di Jessica.

La dinamica tra i due è quanto di più interessante si sia mai visto in un’opera supereroistica. David Tennant rende Kilgrave marcio dentro in modo sublime, le tendenze autodistruttive, la voglia di riscatto e l’impotenza di Jessica ridefiniscono i contorni di quello che s’intende per eroismo. Il vero superpotere di Jessica Jones è proprio il suo eroismo, la sua capacità di affrontare una lotta che sappiamo già in partenza essere totalmente disperata.

David Tennant è bravissimo. Lo dico con l’aria un po’ sorpresa di chi ha seguito e amato Doctor Who ma per qualche motivo non si era reso conto fino in fondo delle qualità straordinarie di questo attore. La sua intepretazione vale da sola il prezzo del biglietto (dell’iscrizione a Netflix, diciamo).

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E spendiamole due parole su Netflix. Ha creato una filiera produzione/distribuzione/fruizione totalmente nuova, talmente nuova che Netflix stesso sembra a volte non essersi ancora adattato in pieno. La caratteristica di Netflix che lo distingue dalla distribuzione televisiva tradizionale, è che all’uscita della serie tutti gli episodi sono immediatamente disponibili pronti per essere guardati uno dietro l’altro facendo il famigerato binge-watching (non è sempre così, per Jessica Jones è stato così). Tutto è dilatato: storie che in uno scenario tradizionale avrebbero occupato lo spazio di un episodio ora possono essere sviluppate e raffinate in modo da occupare un’intera stagione e dalla parte del pubblico non è più tanto raro rimanere due o tre (o più) ore davanti allo schermo per seguire trame che scavalcano i confini degli episodi stessi. Per Jessica Jones (e in parte, ma meno, dopo una terza visione anche per DareDevil) questa dilatazione è un’arma a doppio taglio, perché ogni stratagemma di sceneggiatura atto a tappare i buchi o prolungare i tempi (tecnicamente si chiama”allungare il brodo”) viene fatalmente amplificato.

Le vicende raccontate potevano tranquillamente chiudersi entro 10 episodi, forse anche meno, e la visione ravvicinata di tutta la serie rende chiarissimo questo limite. Forse il motivo è che Rosemberg aveva in testa il progetto già nel 2010, quando doveva essere ABC a metterlo in onda sul proprio network televisivo tradizionale e i successivi adattamenti non sono riusciti a emendare questa sensazione di “trascinamento” che si ha negli ultimi episodi.

MARVEL'S JESSICA JONES

Questi buchi, chiamiamoli così, vengono comunque riempiti benissimo da una batteria di personaggi e interpreti da mettere i brividi: non solo Rachael Taylor nei panni di Trish Walker, Mike Colter in quelli di Luke Cage (sì! e funziona! funziona alla grande!) e Carrie-Ann Moss in quelli del procuratore Jeri Hogarth (fingendo di dimenticare l’apparizione di Rosario Dawson), ma anche Erin Moriarty e Eka Darville, che interpretano due personaggi relativamente meno importanti, sono troppo belli e bravi per essere veri.

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È stata appena confermata una seconda stagione, ne siamo molto felici.

Jessica Jones – IMDbWikipedia

Scrive romanzi e racconti. Da sempre appassionato di fantascienza e da quasi sempre di cinema e teatro, scrive di notte nel silenzio della campagna inglese o tormentato dal vento del Mare del Nord.

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This article was written on 18 Gen 2016, and is filled under Binge-watching.

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