JUMANJI – WELCOME TO THE FUN


(In cui scopriamo che la nostalgia degli anni ’90 è meglio degli anni ’90 stessi e che in ogni caso il riff giusto sparato nei titoli può metterti subito di buon umore. Per cui lo facciamo anche noi)

Prima di tutto devo confessare una cosa: non sono un grande fan del Jumanji del 1995 (SCANDALO! A MORTE!). Cioè, ovviamente non posso fare a meno di piangere per tutti i film di Robin Williams compreso Flubber, ma il Jumanji originale uscì quando ero già troppo vecchio per immedesimarmi nei protagonisti (e troppo giovane per la figura paterna, aggiungerei); probabilmente se fosse uscito nel 1985 sarebbe stato lì, assieme ai Goonies, nel pantheon dei film che ispiravano i giochi al campetto sotto casa.

ha detto che non gli piace COOOSA?

Per questo motivo non partivo prevenuto nei confronti dell’idea di dare un sequel a Jumanji, non ci vedevo nessun reato di lesa leggenda o come lo si vuole chiamare. Partivo un po’ prevenuto, però, al pensiero di un altro remake con Dwayne Johnson dopo Baywatch. Felice di essermi sbagliato, perché Jumanji è divertentissimo e non sbaglia quasi niente.

In realtà Jumanji era già vecchio per il periodo in cui uscì: i giochi da tavolo erano sicuramente attuali nel 1981, quando fu scritto il romanzo da cui è tratto il film con Robin Williams, ma nel 1995 erano già una cosa per vecchi (a parte me e i miei amici, che passavamo i sabati sera a giocare a Scarabeo su un tabellone rotto e con le lettere mancanti in qualche bar della provincia padana).

gli anni ’80, nel 1995

Il nuovo film lo mette subito in chiaro: qualcuno ritrova la scatola del Jumanji-gioco-da-tavolo e la regala al figlio, il quale si chiede “chi gioca ai giochi da tavolo oggi?” e se ne dimentica. Ma il gioco, che è magico, furbo e pure un po’ carogna, si adatta allo spirito del tempo e si trasforma nottetempo in una cartuccia per consolle.

Grazie a questo espediente, il remake di Jumanji diventa un sequel – con un collegamento molto lasco al film ispiratore – e può permettersi di cambiare quasi tutto: dalla premessa, per cui non è più il gioco a prendere vita ma sono i giocatori a essere risucchiati nel mondo (video)ludico di Jumanji, all’età dei giocatori, da bambini a liceali, alla struttura del gioco stesso, che ora si mostra come un’intera landa con tanto di comunità umane (umanoidi, via) e Personaggi Non Giocanti.

Ma l’intuizione più felice del regista e sceneggiatore Jake Kasdan è quella di combinare il racconto di avventura nella giungla alla vicenda di un gruppo di adolescenti in punizione, rendendo Jumanji il più riuscito incrocio (forse anche perché l’unico) tra Indiana Jones e Breakfast Club, con una spruzzatina di Mago di Oz tanto per gradire.

[D’altra parte Kasdan è figlio di quell’altro Kasdan, cioè di quello che ha scritto – tra le altre cose – I predatori dell’Arca Perduta: le atmosfere le conosce, il personaggio di Ruby Roundhouse ha la stessa debolezza di Indiana Jones e in una scena c’è una citazione abbastanza esplicita]

<3

I quattro ragazzi che durante una punizione scolastica vengono risucchiati nel gioco di Jumanji ricalcano in maniera quasi perfetta i ruoli che già c’erano in Breakfast Club: c’è il secchione mingherlino e insicuro, l’atleta, la ragazza carina e popolare e l’introversa un po’ scorbutica. Manca ovviamente il personaggio di John Bender, perché le differenze sociali che rendevano il suo personaggio così dirompente nelle dinamiche relazionali del film di John Hughes non potevano trovare posto in un film di avventure coi rinoceronti in computer grafica.

Tuttavia, laddove Breakfast Club faceva parlare i personaggi tra loro per mettersi ciascuno nei panni dell’altro, Jumanji risolve alzando al massimo il livello del metaforone e mettendoli fisicamente nei panni degli avatar che si sono scelti, che casualmente sono il loro opposto: il nerd diventa un colosso muscoloso, l’atleta diventa un nanerottolo deboluccio, la bella diventa un uomo di mezza età sovrappeso e l’introversa diventa Karen Gillan. In questo modo, ognuno capirà un po’ di più i problemi del prossimo e si renderà conto che le cose che lo uniscono all’altro sono più di quelle che lo dividono. Insomma, il solito.

I ragazzi diventano i personaggi che giocano, ma mantengono la personalità che avevano nel mondo reale: ciò dà ai quattro attori “adulti” (Dwayne Johnson e Kevin Hart, già ottimi in Central Intelligence, più la già citata Karen Gillan e Jack Black) la possibilità di recitare contro il carattere degli avatar, giocando sullo slapstick con effetti comici praticamente sempre azzeccati. Una menzione speciale va a Jack Black, che interpretando una ragazzina vanitosa avrebbe potuto sbracare in una serie di tic e mossette effemminate e invece riesce a rendere il personaggio di Bethany umano e apprezzabile, anche nella sua attrazione per Nick Jonas.

(La cosa di aver apprezzato un film con Nick Jonas mi ha tenuto per un po’ in ambasce, poi mi sono ricordato che uno dei migliori film dello scorso anno aveva Harry Styles nel parco attori).

Paradossalmente, essendo basato su un videogioco di fantasia, Jumanji può sfruttare in modo esplicito tutti quegli aspetti che ai film tratti da videogioco sono preclusi: per esempio il meccanismo delle tre vite per ciascun personaggio, che viene usato come interessante deus-ex-machina, o la struttura a livelli, o ancora il fatto che esistano personaggi che hanno l’unica funzione di rappresentare un raccordo tra una fase e l’altra del gioco. Addirittura il personaggio di Dwayne Johnson combatte dichiarando le mosse, come se qualcuno lo stesse comandando da un joypad. Ovviamente queste sono caratteristiche antiquate, ma perfettamente in linea con il periodo di riferimento, perché parliamo di un videogioco (di finzione) del 1996.

Reperto nr. 1

L’ultimo aspetto in cui Jumanji funziona – e non è il meno importante – è che l’avventura è semplice e lineare ma curata, l’azione è spettacolare e girata dritta, con inquadrature larghe e chiare e inoltre, è pur sempre un film per famiglie, ci sono dei dettagli ragionevolmente gore, quali l’effetto della perdita di una delle vite da parte dei personaggi o alcune morti sorprendentemente violente.

Reperto nr. 2

In sostanza: non cambierà le sorti del cinema mondiale, ma se volete due ore che scorrono rapide, dei protagonisti a cui voler bene e versare una lacrima alla fine* non avete che da infilare la cartuccia, scegliere il vostro avatar e premere play. Non ve ne pentirete.

[*potrebbe essere un eufemismo: la realtà potrebbe essere più “ridurvi a uno straccetto moccoloso”]

Jumanji: Benvenuti nella giungla – IMDbWikipedia

Luca Traversa

Passa sull’internet senza lasciare traccia e spera di continuare così. Ha due o tre ossessioni e non fa nulla per tenerle per sé.

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