Jupiter Ascending: è dal secondo disco che si giudica un artista


Prima di tutto va fatta un’essenziale anticipazione: Sean Bean NON muore. Lo dico perché mi rendo conto che alcuni di voi, a questo punto, potrebbero decidere di non andare a vedere il film. Vi capirei.

D’ora in poi è, ovviamente, la fiera dello spoiler.

Cominciamo con un concetto che deve rimanervi in mente mentre guardate Jupiter Ascending: ripetete con me, come un mantra, facendo vibrare le mucose nasali: “Questo non è Matrix, questo non è Matrix, questo non è Matrix“. Vi pare una cosa così palmare da non doversi ripetere? Forse. Ma la mia impressione, dopo aver parlato con chi ha visto il film, è che molti si aspettassero di vedere un nuovo Matrix o comunque qualcosa a quel livello. E sì che in mezzo ne è passata di roba, compresi i seguenti due capitoli, abbastanza imbarazzanti e Cloud Atlas, che, insomma, nella migliore delle ipotesi, era un film con alcuni tratti gradevoli, ma ben lontano dall’essere un capolavoro (ciao capo!). Mi azzardo ad affermare che i Wachowski non ci regaleranno mai più niente come Matrix, che è stato, secondo me, il lavoro di una vita di speculazioni, idee e anni e anni di limatura, finalmente tradotto in realtà. È stato l’album di esordio, quello che, a parte rari casi, rimane il più bello e il più originale e insomma, il terzo disco? No, carino, meglio del secondo, eh, però, insomma, il disco d’esordio era proprio un’altra cosa.

Ti ricordi i bei tempi quando facevamo i carpentieri, immaginavamo mondi a la Philip Dick e tu non dovevi preoccuparti dello smalto?

Ora, dato che qualcosa come Matrix è irripetibile – non ne siete ancora convinti? – convincetevene. Purtroppo è così. Arriverà qualcosa di nuovo, di bellissimo, di sorprendente, ma temo che non arriverà mai più dai Wachowski), abbandoniamo le nostre aspettative eccessivamente elevate e guardiamoci questo Jupiter Ascending, un onesto film di fantascienza, fatto per divertirci senza farci pensare troppo. E la cosa riesce abbastanza. Siamo dalle parti, per intenderci, dei film divertenti alla Guardiani della galassia. Certo, c’è una grossa differenza con GotG ed è la solidità della sceneggiatura. Dove la Marvel si basa su personaggi, pure minori, sviluppati con criterio da sceneggiatori che sono costretti a saper scrivere molto, ma molto bene (l’universo fumettistico, da questo punto di vista, non perdona) e sforna, quindi, un prodotto senza particolari pretese ma di altissima qualità, i nostri Wachowski sfornano un prodotto forse dalle pretese eccessive, sviluppato così così.

GLI WTF
Cominciamo ad esaminare gli WTF (so che può sembrare una mia fissazione, ma in realtà c’è un motivo. Ok: è una mia fissazione. Ma è una fissazione perfettamente giustificata. Ehi, hai visto? La faccia di Gesù sul sacchetto dei croccantini del gatto!):
– Gli stivali a razzo: Mila Kunis chiede a Channing Tatum come fa a svolazzare per aria e lui si lancia in una supercazzola sul fatto che gli stivali piegano le linee gravitazionali tangenziali bla bla bla. Da lì in poi, in qualunque occasione, lui li usa come gli stivaletti a razzo stile SF anni 30, ci rompe le manette, cerca di fonderci le gabbie; insomma non è un’automobile, ma ha quattro ruote, va a benzina, ha le marce e sgasa.
Tra l’altro questa degli stivaletti è, a mio avviso, una delle trovate più fastidiose del film. È abbastanza inutile, ha quel retrogusto di Rocketeer (film che, se ce lo ricordiamo, ce lo ricordiamo solo per le procaci forme di Jennifer Connelly) e ripropone i gioiosi fasti di Orlando Bloom, aka l’elfo che fa skateboarding, che in me provoca l’istantanea voglia di colpire qualcuno con un nodoso randello di quercia del Decumano Sud. Peraltro, nel corso del film, scopriamo che il desiderio profondo del buon Channing è tornare ad avere le ali. Ma benedetto figliolo, ma se passeggi per aria con gli stivaletti, ma che ti frega?
– L’effetto Shyamalan-Ding-Dong: Non è che ci devi spiegare ogni possibile assurdità, compresi i cerchi nel grano, i Grigi, ecc. come risultato di alieni che scendono sul nostro pianeta. Non fa più ridere. Ah, dite che in Signs era serio?
Le api: le api sono geneticamente modificate per individuare i Reali. Sì, ma perché? Non si capisce.
Il momento le dodici fatiche di Asterix: improvvisamente, senza nessuna particolare giustificazione nell’economia della storia, a metà del film c’è una scenetta di dieci minuti, spiritosa, riguardante la burocrazia galattica. Anche divertente, ma di cui non si capisce il perché e il cui registro non verrà più ripreso nel resto del film.
Il WTF di fine livello: infine, arriviamo a quello che è il WTF più fastidioso del film, perché è su di esso che si basa buona parte della sceneggiatura. Il perché dell’esistenza degli esseri umani. I Wachowski hanno questo vizio, purtroppo. Per quel che mi consta, Matrix era un film ottimamente costruito e, accettate le premesse, assolutamente verosimili nelle conclusioni. Aveva un solo, singolo, enorme WTF al centro: la spiegazione del perché le macchine avessero deciso di tenere in vita gli esseri umani. Fonte di energia? Un controsenso: l’energia termica degli esseri umani è l’ultimo sottoprodotto del decadimento dell’energia del sole, la forma più inefficiente e di certo insufficiente a sostenere l’universo delle macchine. Ma se anche fosse credibile, perché non allevare tori, balene, animali ben più grossi e che producono più calore? Ma soprattutto, non esistendo la luce del sole, come viene coltivato il cibo per sostenere milioni e milioni di esseri umani in stasi? E se puoi produrre sufficiente energia per coltivare messi, perché non usi quell’energia per sostenerti invece del calore degli esseri umani, che, giocoforza, è una quantità di energia inferiore? Insomma, semplicemente è un’idea che non resiste a un’interpretazione basata sulla logica. Amen, il film è talmente bello che, con la morte nel cuore, lo spettatore glissa (ma ancora oggi ci sono delle notti in cui mi sveglio sudato, urlando: “PERCHEEEÉ?!”).
Qualcosa di simile avviene con Jupiter Ascending: gli antichi umani del pianeta d’origine (che in due miliardi di anni non si sono comunque evoluti in una forma differente dalla nostra, noi che siamo loro discendenti, alla faccia dell’ottimismo) hanno disseminato diversi mondi della galassia con i geni umani, per il solo scopo di poter avere materiale da usare per i loro processi di ringiovanimento. Cioè, questi signori della galassia, in due miliardi di anni, non hanno trovato un sistema migliore che impollinare milioni di pianeti, aspettare qualche zilione di anni e poi, all’improvviso, sterminare tutti. Comodo. Molto verosimile, pure. Quando Jupiter chiede a una di questi Reali Galattici della famiglia Abrasax (ciao Dylan Dog!) perché non usano, chessò, dei cloni, la risposta è che i cloni non hanno sufficiente variabilità genetica. Ok, uno si dice: beh, dai, potrebbe pure avere un senso. Non fosse che si è appena scoperto che Mila Kunis, aka Jupiter, è la perfetta reincarnazione genetica della Regina Madre Abrasax. Alla faccia della variabilità genetica, eh. Chiaro, i nostri Wachowski dovevano avere una giustificazione per spiegare perché la nostra razza, identica a quella originaria, esistesse sulla terra e, allo stesso tempo, avere un evento drammatico da sventare, però, insomma, siamo sempre dalle parti del tristo WTF.

JUPITER ASCENDING

Mmmmmh, un raro bouquet di bambino ricco del ’12!

GLI INTERPRETI

– Mila Kunis: abbastanza a suo agio nel ruolo di principessa galattica da salvare, molto meno in quello di badass lavatrice di cessi. È comunque accettabile, anche se la sua recitazione non ha guizzi particolari. Rimane una costante gioia per gli occhi, per cui la promuovo.
– Channing Tatum: per me la scelta migliore del film. Perfettamente calato nel ruolo dell’uomo (lupo) d’azione senza troppi grilli per la testa e dotato dell’espressione perfetta per farci credere che, mentre recita, si stia trattenendo fortissimamente dal leccarsi i testicoli.
– Sean Bean: sempre uno dei nostri preferiti, con la solita aria di uno che si è appena svegliato con l’hangover della sua vita, ma nel film il suo personaggio sembra creato al solo scopo di farci credere che prima o poi lo trucideranno.
– Eddie Redmayne: l’attore è bravo e si vede. Peccato che la profondità del suo personaggio (il principale villain della storia) non vada più in là di qualche occasionale urlaccio un po’ a caso e di evidenti problemi di natura freudiana nei confronti della madre.
– Douglas Booth: l’astuto fighetto dall’astuto sogghigno. Il resto, non pervenuto.
– Tuppence Middletone: il suo personaggio sembra non avere altra funzione che spararci uno spiegone di mezz’ora sul ringiovanimento, dopodiché scompare per tutto il resto del film. Imprescindibile.

jupiter

Ehi, non provare a fregarmi, nel pappone della volta scorsa non c’era il riso!

IN CONCLUSIONE

Alcuni hanno parlato di Jupiter Ascending come un chiaro omaggio a certa SF d’avventura anni ’80 e per me è vero. Ho apprezzato una storia semplice, che lascia spazio alla spettacolarità degli eventi (e degli effetti speciali, su questo i Wachowski non ci deludono mai) senza particolari pretese intellettuali o narrative. Se si parte dal presupposto di non aspettarsi chissà cosa, il film si fa guardare e garantisce un paio d’ore di divertimento non particolarmente complesso. Dobbiamo ripeterlo di nuovo? Non è Matrix. Non ci si avvicina neppure.
La sceneggiatura, purtroppo, procede ogni tanto un po’ balzellon balzelloni. E questo, per un film che deve scorrere via liscio per potersi definire un film riuscito, è un problema. D’altro canto, non ci si annoia veramente mai, nonostante tonnellate di spiegoni, a volte inutili. Alla fine la cosa più deludente, ragionandoci a freddo, è l’effettiva superficialità dei personaggi, soprattutto dal lato galattico, tra i quali, di nuovo, svetta il buon Tatum (che, ricordiamolo, non è esattamente Marlon Brando). In sunto (Sunto? Io? Ahahah!), da vedere se siete appassionati ma con risultati mediocri.

Aspetterò il prossimo film dei Wachowski? Sì, lo aspetterò, perché alla fine i loro film parlano degli argomenti che io amo. Mi attenderò un capolavoro? Proprio no.

Jupiter Ascendig – IMDb – Wikipedia

Blogger, flamer, joker, midnight talker, playing my music in the sun, ma soprattutto cretino.

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