Fare film vecchi oggi: Kong – Skull Island


Kong – Skull Island (da qui in poi, KSI o solo Kong o solo Skull Island) (OK, non ho ancora deciso) è un film divertente. Lo dico subito perché voglio levare il dubbio, particolarmente a chi, come il sottoscritto, ha visto il trailer e si è chiesto se fosse quello che sembrava o se, invece, fosse un altro, tremendo caso di “film che nel trailer mostra tutta la roba bella e poi ti lascia due ore al cinema a contare le poltroncine”.
Una cosa che KSI (dai, facciamo così) si diverte a fare è mostrarti mostroni e creature enormi. A un certo punto, per dire, compare una specie di bufalo che esce dall’acqua ed è, in assoluto, la creatura più bella del film. Ma roba che ti affezioni e lo vorresti portare a casa.
“Sì, ma, Fabrizio, il film non si chiama “Bufalo gigante che esce dall’acqua – Skull Island. Quindi, com’è King Kong?”, direte voi, miei piccoli lettori.
Mi ricordo che, quando il film doveva ancora uscire, c’era un noto sito di cinema italiano che aveva una notizia, in home, che strillava “Rivelato l’aspetto di Kong!”. E niente, è un gorilla gigante. L’avreste mai detto?
Che poi è quello che ti aspetti, no? Un gorilla gigante che combatte con altre creature giganti, come promesso. E lo fa. Lo fa molto bene, in maniera divertente, tenendoti lì a pensare “ve’ che roba” e, in certi momenti (tipo, è un mezzo spoiler, ma mica vero) Kong prende un albero, lo ripulisce dai rami e lo usa come mazza e, ammetto, la cosa mi ha fomentato abbastanza, tipo come quando, in Pacific Rim, usavano allo stesso modo una petroliera.

Dai, è adorabile.

Gli altri mostri giganti fanno il loro dovere: a parte il già citato bufalo, ci sono i cattivi ufficiali, i rettiloni che sono, visivamente, il minimo sindacale per i mostroni da paura. Poi, a un certo punto, compare una piovra gigante ed è lì, lo ammetto, che ho cominciato a realizzare quanto fosse vecchio il film. Non come anno di produzione, né come realizzazione tecnica, ma KSI è un film vecchio nella concezione stessa. È un film d’avventura degli anni ’80, un po’ Predator, un po’ Il tempio di fuoco, con tutti gli stilemi del caso: l’avventuriero tutto d’un pezzo, il militare ottuso, lo scienziato profondo che sa cose, la bella coraggiosa, la missione normale che diventa un qualcosa intriso di mistero e di sovrannaturale. Chiariamo una cosa: KSI ruba a piene mani da Apocalypse Now ogni volta che può. Dalla locandina, alle inquadrature, allo sviluppo di alcuni personaggi. E lo fa tranquillamente, senza vergognarsene, mentre ti bombarda di qualsiasi pezzo antologico degli anni ’70, cosa che qualcuno potrebbe trovare fastidioso, mentre a me non è dispiaciuto. Nel farlo usa un sacco di colore, un sacco di inquadrature fighissime (anche quelle non proprio proprio originalissime), un sacco di belle immagini. Ma, detto questo, il film rimane un’avventurona di quelle che, al giorno d’oggi, ritroveremmo la domenica pomeriggio su Italia 1 o, se siete vecchi come me, inserito nel ciclo Fantastica avventura, il giovedì sera.

Sì, ecco, più o meno così…

Quindi funziona tutto?
No. Il problema sono i personaggi umani, quelli che dovrebbero essere lì per farti sentire parte di una storia avvincente e piena di ritmo e di momenti in cui trattieni il fiato. Ci sono tre pezzi da novanta: c’è John Goodman, c’è Samuel L. Jackson e c’è John C. Reilly. Il primo ci va con un filo di gas, usando il minimo necessario, ma è sempre piacevole, da vedere in azione. Il secondo ci va con un po’ meno di gas, ma ha il personaggio più interessante: il militare tutto d’un pezzo che ragiona da militare tutto d’un pezzo e vuol fare l’unica cosa che ti aspetteresti, da lui, e cioè far saltare tutto in aria per vendetta. Il terzo è quello che, alla fine, ne esce meglio: bel personaggio, divertente, divertito e lui si impegna ed è in formissima.
La vera nota stonata sono i due protagonisti. Brie Larson fa la bella e coraggiosa, ma non riesce a ritagliarsi un qualsiasi momento, una qualsiasi scena, dove è effettivamente sotto i riflettori e risalta su tutti. Tom Hiddleston ci prova, ma la verità è che, fino a quando è accanto a un Chris Hemsworth o un Chris Evans, è sicuramente l’attore di caratura più alta, ma in una pellicola con i tre di cui sopra, scompare del tutto. Dovrebbe essere una specie di Indiana Jones, ma non riesce mai a emergere.
Arriva un momento in cui ti ritrovi a chiederti perché hanno tolto spazio alle botte tra mostri per far parlare gli esseri umani, ma ci sono anche dei momenti in cui anche la parte della squadra ha un suo perché (su tutti: Reilly che parla della sua famiglia e alcuni sguardi di Jackson, che, in quel momento, evidentemente, si ricorda che lo stanno pagando). C’è la ormai standard scena dopo i titoli di coda, che introduce il nuovo Monsterverse e che promette altre pellicole con i personaggi iconici che già conosciamo (Godzilla, Gamera, Mothra, non ho visto Biollante, com’è possibile che non ci fosse Biollante?).

Dov’è Biollante!?

Alla fine, lo ammetto, io mi sono divertito. Non ci si deve aspettare il corrispettivo di quello che Gareth Edwards ha fatto con Godzilla (che era molto più similare alla sua controparte giapponese, con il lucertolone mostrato pochissimo, fino alla fine), ma l’esatto contrario: i mostri compaiono subito, sono messi al centro della scena e gli fanno tirare le botte che promettevano fin dall’inizio. Può bastare? Diciamo che sarebbe meglio poter aspirare a di più, ma questo non toglie che, preso nel giusto modo, è un film capace di fare il suo lavoro.

Kong – Skull Island – IMDbWikipedia

Soffre di bulimia cinematografica e quindi guarda di tutto e la cosa gli piace, tranne quando si ritrova a chiedersi "Perché sto guardando Step Up 4?". La risposta è che non ha importanza, fino a quando è seduto dentro una sala, al buio, sprofondato in una poltrona (oddio, magari nel caso di Step Up 4 un po' di importanza ce l'ha, ma sorvoliamo).

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This article was written on 17 Mar 2017, and is filled under Scuse per parlare di film.

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