La La Land, Just Another Crazy Stupid Jazz


«Il problema non è Novella 2000. Il problema è solo di quantità. Perché se io ho soltanto una cosa a disposizione, non la posso mettere in collegamento con nient’altro. Quindi la mente resta immobile e non puoi allargare i tuoi orizzonti. […] Tu sai cos’è Basic Instinct? Pensa alla prima scena del film. C’è lei che se ne sta lì a fare il rodeo avvitata sul cazzo di mister nessuno, giusto? […] Cronometro alla mano, lo spettatore individua il killer dopo solo 45 secondi dai titoli di testa. Il che vuol dire che i 125 minuti che seguono sono… I più inutili della storia del cinema. […] Però il killer lo becchi solo grazie ai collegamenti. Voglio dire, lo spettatore vede l’assassina che sta scopando. Ovvio però che non te la fanno vedere in faccia. Ma qual è l’unica cosa che lo spettatore medio guarda in questi casi? […] Lo spettatore guarda le tette. E se è in grado di uscire dal testo e di fare un collegamento, pensa che quelle tette le ha già viste. Perché quelle tette erano su tutti i giornali. Perché quelle sono le famosissime tette di Sharon Stone. Ora, testo uno: il film. Testo due: Novella 2000. Il trucco sta nel collegamento tra uno e due. Tette del film, tette di Novella 2000, tette del film, tette intertestuali, coincidono. Sharon Stone è l’assassina.»

Stefano Accorsi in Santa Maradona (2001) era un trentenne squattrinato che spiegava così il valore dell’ipertestualità nel mondo contemporaneo. Quindici anni dopo Damien Chazelle, che a trent’anni ha già realizzato più di quanto orde di filmmaker possano realisticamente sperare per una vita intera, capitalizza la memoria collettiva del nuovo classico Crazy Stupid Love scritturando Emma Stone e Ryan Gosling e in questo modo instilla nel grande pubblico l’idea che La La Land sarà la più grande storia d’amore dell’anno, prima ancora dei titoli di testa.

Scritto nel 2010 e rimasto in un cassetto per anni, La La Land vede la luce grazie non tanto ai nomi dei protagonisti, quanto all’inaspettato successo di Whiplash (2014), esempio unico di horror musicale che fa di Chazelle uno dei nomi più interessanti di Hollywood e gli garantisce carta bianca per la sfida erculea di convincerci che i musical hanno ancora senso nel 2017. E se all’inizio del secolo Baz Luhrmann con Moulin Rouge! (2001) ci aveva persuaso che l’unica via per rinvigorire il genere fosse attraverso la parodia degli schemi tradizionali e tramite la caricatura di pezzi pop di una vita, Chazelle accetta la scommessa e prova la strada della riscoperta e dell’emulazione.

Quello che ne esce è un film che stordisce di musica per la prima mezz’ora, poi dà spazio alla commedia romantica e infine si assesta nel racconto di una vita di alti e bassi a ritmo di jazz, in una fluidità di genere che nel 2017 si porta molto. I confronti con i musical classici degli anni ‘30, ‘40 e ‘50 non reggono molto, dati gli anni luce di distanza tra le scene di ballo e la preparazione vocale di allora e gli abbozzi, seppur generosi, di Emma e Ryan. Ma a Chazelle farli ballare e cantare interessa il giusto, a lui basta mettere in scena Crazy Stupid Jazz.

La La Land inizia con i colori di un musical francese e finisce con l’insistente motivetto riflessivo di un musical francese ma il vero colpo da maestro è farci dimenticare nel frattempo la domanda di sempre: «come fanno a essere credibili questi che di punto in bianco fermano tutto e si mettono a cantare?». Ebbene ci riescono, perché nel 2017, nell’epoca in cui ogni cosa è giffabile, in cui le nostre vite sono inframmezzate da Instagram stories che non hanno né capo né coda, pochi secondi di folie sono più digeribili di quanto siamo disposti ad ammettere. E per ogni hipsterismo di certi one-liner ironici ci faremo perdonare con un ingenua prova d’amore a passo di danza.

Una volta abbassato il volume sulla musica, La La Land resta una curiosa variazione sul dilemma dell’artista, peraltro già trattato clinicamente in Whiplash, e sui bivi che deve affrontare chi vive d’arte. La simmetria tra le prime battute del film e le scene finali è sottile e ulteriore conferma dell’impegno per i dettagli di Chazelle.

Tra i due protagonisti la più a fuoco è Emma Stone, che interpreta una Nicole Kidman a misura di Oscar che verrà snobbata per poi vincere un altr’anno con un personaggio più noioso e impegnato. Ma Hollywood non perdona, quando un personaggio a forma di star incontra un personaggio storico, la star è spacciata.

Ma la vera eroina del film è Los Angeles, sorprendentemente a kilometro zero e sempre a misura d’uomo, che a giudicare da quanto amore ha ricevuto dai cineasti negli ultimi anni pare un panda in via di estinzione cui solo un instancabile lavoro della proloco hollywoodiana può venire in soccorso. Questo è La La Land, puro escapismo all’epoca di Trump, in cui LA diventa rifugio hipster per i pazzi sognatori che credono ancora nell’arte, nell’amore e nel riscaldamento globale. E qualora vi domandaste come sta il musical nell’Anno del Signore 2017, il musical sta bene, piantatela di chiedervelo.

La La Land – IMDbWikipedia

Classe 1983, come Amy Winehouse e Risky Business. Fa il consulente di marketing a Los Angeles, dove vive e ha un account Netflix.

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