La mia notte con Maud (e il mio sonno in sala)


Sostenere di aver personalmente organizzato maratone filmiche attorno alla produzione di Eric Rohmer andava tanto di moda quando all’università ci si riempiva la bocca di citazioni colte e sofisticate, per dimostrare di aver qualcosa di profondo da dire sul cinema. Ci volle un sacco di tempo per emanciparsi da certa auto-educazione radical chic degli studi umanistici e so per certo che qualcuno ci sta ancora lavorando.

All’epoca mi vantavo di aver trovato La mia notte con Maud un film straordinario, un prezioso gioiello di felice dialettica, un trattatello di filosofia teologica finalmente alla portata di tutti. Naturalmente non sapevo di cosa stessi parlando. La prima (e la seconda) volta che lo vidi passai esattamente 90 dei 110 minuti di durata a dormire profondamente.

La mia notte con Maud è uno dei racconti morali di Rohmer e ci mostra la storia di Jean Louis, un giovanotto pieno di compiute convinzioni sull’amore, sulla fede, sull’etica e sul rapporto tra uomini e donne. Si innamora a prima vista, nei primi dieci minuti del film, della bionda Françoise, le cui fattezze stilnovistiche sembrano rispondere alle sue aspettative di onestà e di virtute. Una sera, sorpreso da una tormenta di neve, il protagonista resta bloccato a casa di Maud, una donna di grande fascino e intelligenza, ma divorziata, tradita e traditrice, lontana da quel modello di integrità cui Jean Louis aspira, nella sua pacifica convinzione che “giusto e “sbagliato” siano categorie perfette e codificate.

La sua notte con Maud, che ha tutte le carte in regola per diventare una divertente avventura erotica e sentimentale (fuori nevica, i due sono giovani, belli e chiacchierano amabilmente, le coperte sono invitanti e Maud è palesemente disponibile), si trasforma invece in un dialogo di natura filosofica sulla virtù, sul matrimonio, sulla morale cattolica e sui principi enunciati quattro secoli prima da Blaise Pascal.
Sto inventando. Sto inventando perché su questo dialogo, di durata incalcolabile, io ho sempre, e dico sempre, dormito con gran gusto, quasi senza alcun senso di colpa.
Una dormita meravigliosa.

Mi sono però sempre risvegliata in tempo per il finale, con un certo retro gusto di antipatia per Jean Louis, colmo di pregiudizi e convinto sinceramente di detenere ogni verità. Dopo la gran dormita su Blaise Pascal mi sono risvegliata su Jean Louis che dichiara il suo puro amore alla bionda Françoise, invitandola a incontrarlo alla Santa Messa. E cosa scopre sull’amata, candida, idealizzata fanciulla? Che in un certo momento della sua vita, giovane e ingenua, fu l’amante di un uomo sposato. Non vuole sapere altro Jean Louis: la purezza della sua adorata non viene intaccata dalla confessione di quel vecchio peccato, una confessione che sembra quasi essere riprova della sua retta onestà.

Nemmeno io vi dirò altro. Ma gli ultimissimi minuti del film, durante i quali gli ormai sposati con figlio Jean Louis e Françoise incontrano per caso in spiaggia la bella Maud valgono l’allegra dormita.

La mia notte con MaudIMDbWikipedia

mich
Non ha mai visto La Febbre del Sabato Sera. Guarda con molto sospetto i pop corn che escono dal microonde. Per molto tempo ha pensato di vivere in un trailer.

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This article was written on 12 Gen 2015, and is filled under Parlo mai di astrofisica io?, Scuse per parlare di film.

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