Come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare gli universi espansi – La Mummia


“È chiaramente un film di serie B”, disse sorridendo lo spettatore seduto in una poltrona qualche fila più dietro. Chiaramente. Di serie B. Sorridendo, denigrando o liquidando la pellicola con un commento qualsiasi nonostante si tratti di uno dei tentativi più funzionali, moderni e anche piuttosto ben riusciti di iniziare uno di quegli universi espansi che oggi vanno tanto di moda.

Se non pianifichi il tuo franchise come un universo espanso non sei nessuno. Perché cosa si presta di più di una valanga di classici mostri che tanto hanno fatto la fortuna della Universal durante la sua lunga storia? La Mummia è proprio questo: un primo passo della major hollywoodiana che equivale a un (possibile) balzo in cui ci potremmo ritrovare sommersi di film con Frankenstein, Dracula, il Mostro della Palude e company. E chi non vorrebbe questo? Chi non vorrebbe ancora questo?

La Mummia, primo capitolo del nuovo Dark Universe (che nel caso vi fosse sfuggito la Universal ce lo ricorda con una bella scrittona in apertura che recita Dark Universe perché, ehi, questo è un nuovo universo che si chiama Dark Universe!), è divertente, fracassone, godibile, intrattiene al cento per cento ma soprattutto ti incuriosisce. Ti spinge a chiederti come si potrebbe andare avanti, ti invoglia a volerne vedere ancora. Cosa non banale per un primo capitolo. Sì, The Amazing Spider-Man sto parlando con te. Colpirne uno per educarne cento, sia chiaro. Ma basta focalizzarsi sul generale, sulle intenzioni di questo Dark Universe (l’avevo già detto che si chiama Dark Universe?): parliamo de La Mummia.

Ahmanet è una principessa egizia che si allena tutta la vita per diventare faraone, ma vede frenata la sua ascesa al potere quando il padre ha un figlio maschio. Irata dalla questione, stringe un patto con Seth (il Dio Della Morte) per prendersi il posto che pensa di meritare. In cambio Ahmanet avrebbe dovuto procurare un corpo umano al dio egizio. Il piano fallisce miseramente e viene mummificata viva, seppellita lontana da casa e immersa nel mercurio perché, si sa, che impedisce al male di dilagare. Fino a quando Tom Cruise, Jake Johnson e Annabelle Wallis ritrovano la tomba, la risvegliano e il piano di regalare un corpo a Seth ritorna più attuale che mai, mettendo nel mirino il membro del cast appartenente ad una discutibile quanto bizzarra religione. Il resto è divertimento.

Titolo dell’opera: “Prenderla con tranquillità”.

Perché ci si diverte e parecchio. L’azione non manca, si comincia sin da subito e rallenta solo nella parte centrale in cui Russell Crowe nella parte di un certo dottor Henry Jekyll introduce Cruise, e noi spettatori, alle mostruose meraviglie di questo nostro mondo. E, lo sappiamo benissimo, se è un film con Tom Cruise, l’azione non può essere messa in secondo piano e, soprattutto, non può essere mal elaborata. Quindi che si tratti della sequenza dell’aereo che precipita, purtroppo quasi totalmente contenuta nel primo trailer, o che ci si trovi davanti alle scene in cui Ahmanet assalta Londra evocando una tempesta di sabbia, citando brevemente il film del 1999 di Stephen Sommers, oppure quando risveglia Crociati zombie (tutto vero), La Mummia è una grande serie di scene d’azione intervallate da dialoghi. Degno di menzione anche un certo inseguimento subacqueo che poi vedrete e mi direte se un minimo di ansia non ve l’ha messa addosso.

Un nuovo capitolo di Tom Cruise che ha problemi con aeroplani.

Ma, particolare non da poco, è il cattivo della pellicola ovvero la Ahmanet interpretata da Sofia Boutella. Giusta, mai esagerata Boutella ci consegna un bel personaggio in questo “reboot gender swap” dove riesce a essere sensuale e letale, riuscendo a tratti a trasmetterci compassione. Il tutto con poca recitazione, poche espressioni e altrettanto poche battute. Forse il primo cattivo degno di nota che Tom Cruise affronta dai tempi di Mission Impossible 2.

Alex Kurtzman dirige con mano piuttosto solida e la Universal ci consegna un divertente blockbuster estivo nella speranza di poterne realizzare ancora, nonostante, dati alla mano, i film dedicati al popolo dell’antico Egitto negli ultimi anni non è che abbiano riscosso poi così tanto successo tra il pubblico. La Mummia è veloce nonostante le sue quasi due ore di durata, la chimica tra Cruise e Johnson riesce a strapparci qualche risata e ci consegna un moderno pastiche cine-mostruoso. Dove aveva fallito La leggenda degli uomini straordinari, la Universal riesce. A cento di queste creature, ancora una volta. Ora dateci però un cameo in computer grafica di Boris Karloff.

Boris Karloff virtuale come Stan Lee.

 

La mummia – IMDbWikipedia

Giacomo Borgatti
I genitori lo iniziano alla settima arte grazie a operai cassaintegrati inglesi che si spogliano per fare qualche soldo. Da quel momento, il cinema è la sua droga. Amante dell’horror, dei musical (ma quanto sono belle quelle coreografie tutte sincronizzate?) e dei fumetti, crede e spera che Christian De Sica sia un’allucinazione collettiva o una grande burla allo spettatore ormai impossibile da fermare.

One Comment

  1. Pilloledicinema
    giugno 8, 2017
    Pilloledicinema

    Film che ad essere sinceri mi ispira. Però riguardo all’universo espanso della Universal, avevo capito che il primo capitolo era stato il pessimo Dracula Untold del 2014.
    Non piangerei se avessero deciso di rinnegarlo come si faceva con i figli bastardi nel ‘700.

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This article was written on 08 Giu 2017, and is filled under Non è il mio genere, Parlo mai di astrofisica io?.

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