La Teoria del Tutto: come imparai a occuparmi di Stephen Hawking e a non amare i buchi neri


(Una premessa personale e irrilevante)

A me il cinema piace tutto: piacciono gli action, piacciono gli horror (ma mi fanno paura per cui li guardo poco), piacciono le commedie, piacciono i film da femmine, piacciono quelli sportivi, piacciono le ricostruzioni storiche, piacciono i documentari, i musical, insomma mi piace.

Se però mi chiedessero: “O., c’è un genere di film che guardi meno volentieri degli altri?” io mi appoggerei allo schienale della poltrona, tirerei una voluttuosa boccata di sigaro toscano, annuserei il brandy nel bicchiere e risponderei: “Mio buon amico, un tale genere esiste ed è lo stronzissimo biopic”.

Perché i biopic, ovvero i film che raccontano la vita di personaggi illustri, sono sempre uguali: esordio, periodo di felicità, problemi nella fase di mezzo della vita, pacificazione in vecchiaia. Sempre. Forse J Edgar di Eastwood non era così, ma 1) non l’ho visto per cui non posso dire e 2) Hoover era un tale stronzo che se è finito paranoico e incattivito gli stava solo bene.

(che poi qualche anno fa il biopic mica mi irritava così: comincio a temere che il mio fastidio derivi dal fatto che mi immedesimo più con la fase adulta in cui di solito vengon fuori i problemi che non con la giovinezza piena di promesse. Che brutta cosa.)

(Fine premessa)

In ogni caso, spesso il biopic trova interesse nella rappresentazione di ciò che ha reso famoso il soggetto della biografia: musica, opere d’arte, successi sportivi, attivismo politico, eccetera. A un certo punto del film c’è un evento, un montaggio, un qualcosa per il quale lo spettatore giocoforza si gasa (chessò, una roba così).

La Teoria del Tutto racconta la vita di un fisico cosmologo con una malattia degenerativa. I suoi successi accademici, pur rappresentando uno straordinario balzo in avanti teorico – o almeno così dicono, cosa ne so io – dal punto di vista della scienza, vanno di pari passo con l’avanzare del male che lo rende sempre meno autonomo e sempre più prigioniero del proprio corpo. Capirete dunque che la parte del fomento magari sia un pochino più difficile da far emergere, e che pertanto  il film debba aggiungere un po’ di melodramma in altri aspetti.

Per esempio nel rapporto con la prima moglie Jane Wilde, che conosce Stephen Hawking quando ancora è uno studente (sano) di Cambridge che fa il dottorato con Remus Lupin e lo sposa poco dopo la diagnosi della malattia, trascorrendo con lui 26 anni sino al divorzio nel 1995.

ttoe_d10_03899_r_a_h(“Expecto Big Bang, sei sicuro?”)

Ma hey amico, ferma un attimo: la Teoria del Tutto è proprio tratto dall’autobiografia di Jane Wilde! Quale eccellente opportunità di offrire un ritratto di un uomo straordinario attraverso lo sguardo della donna che ne ha vissuto il dramma umano e il trionfo scientifico senza mai perdere il sorriso e la fede!  Quale imperdibile occasione per far correre parallelamente l’incomunicabilità crescente tra i due coniugi con la difficoltà sempre maggiore di Hawking nell’esprimersi!

Peccato che a far queste cose la Teoria del Tutto non ci riesca praticamente mai. Prende una (MERAVIGLIOSA, STUPENDA) Felicity Jones nel ruolo di Jane Wilde e tu dal momento in cui la vedi sai che questa (FANTASTICA, LEGGIADRA) ragazza ha tutto per incarnare la volontà, la dolcezza, la forza che servivano a Jane Wilde per mandare avanti un matrimonio con tre bambini e un marito genio completamente dipendente da lei. Però poi non lo fa, o meglio il film non glielo fa fare: resta in superficie e anziché mostrare il sacrificio di Jane si limita a dipingere due occhiaiette sul viso (CELESTIALE, BELLISSIMO) di Felicity Jones e a farle dire ogni tanto che è stanca. Ogni passo difficile nella vita di Jane è appena suggerito, senza mai approfondirne il tormento interiore, come – SPOILER – quando si scopre attratta dall’amico di famiglia Jonathan (che poi sposerà) o quando si accorge che le sue ambizioni accademiche mal si conciliano con le necessità della sua famiglia.

Il film procede così, appena sfiorando le possibilità offerte e cadendo in qualche espediente scontato, come l’analogia fuoco-occhio-pupilla-buco nero che ispirerebbe una teoria di Hawking.

Eye_of_Sauron(Sopra: la nascita di una teoria cosmologica)

E sì che la (MAGNIFICA, ADORABILE) Jones riesce anche a non farsi sopraffare e a essere qualcosa di più del trucco che la invecchia, ma il film se lo mangia Eddie Redmayne nella parte di Hawking. Io non sono un grande fan delle prove attoriali estreme, sono un’ottima esca per l’Academy ma personalmente non mi smuovono particolarmente. Eppure ammetto che qui Redmayne piedesinistreggi con encomiabile applicazione e impressionanti risultati: nel corso del film, man mano che la malattia di Hawking degenera, perde l’uso graduale del corpo, della parola e infine dei muscoli facciali. Alla fine recita solo con gli occhi senza perdere espressività: ne sono rimasto piuttosto colpito.

(Però sono comunque più innamorato della (INCANTEVOLE, ANGELICA) Felicity Jones)

felicity-jones-in-the-theory-of-everything-movie-3(SPOSA ME! SPOSA ME! Ti prometto che anche noi avremo un filmino in video8 sgranato in cui guarderai in camera con aria dolce e melanconica)

 La Teoria del Tutto – IMDbWikipedia

Luca Traversa
Passa sull’internet senza lasciare traccia e spera di continuare così. Ha due o tre ossessioni e non fa nulla per tenerle per sé.

Lascia un commento

Information

This article was written on 07 Feb 2015, and is filled under Non è il mio genere, Parlo mai di astrofisica io?, Scuse per parlare di film.

Current post is tagged

, , ,