La teoria del tutto, uno Stephen Hawking in splendida forma


The Hawkings

Uno sguado disincantato nelle pieghe della relazione tra Stephen Hawking e sua moglie. Non che ci importasse molto della relazione. Per non dire delle pieghe. Se non avete visto il film forse sarebbe meglio non leggere questo post perché perdereste un po’ il gusto delle straordinarie sorprese che riserva.

Parte prima: Stephen Hawking è ancora in piedi, perde una gara di bici ma vince una regata come timoniere. Durata: meno di venti minuti. Lacrimazione: bassa.

Non sono appassionato dei film sul dolore e questo lo è di certo, ero pronto a coprirmi gli occhi fin dal primo momento per non soffrire troppo, ma la prima parte fila via abbastanza liscia. Vediamo un giovane Stephen eccentrico ma non troppo, geniale, scazzato, inconsapevole della tempesta che sta per abbattersi sul suo corpo incontrare una bellissima Felicity Jones e finire tra le sue braccia. C’è speranza per tutti – sembra dirci il film – se anche quell’enorme nerd brutto e dinoccolato può finire tra le braccia di una come Felicity Jones. Pare che dopo aver visto  l’interpretazione della Jones la vera Jane Wilde abbia detto: “When I saw Felicity on the screen, I thought, oh my goodness, that’s me.”

Ogni cosa è approssimata

Parte seconda: Stephen prende la craniata che si vede nel trailer, gli dicono che vivrà due anni. Durata: meno di mezz’ora. Lacrimazione: abbondante.

L’interpretazione di Eddie Redmayne che gli è valsa, per ora, una nomination all’Oscar inizia da qui. Stephen evita Jane ma lei, in modo anche abbastanza inverosimile o forse mal raccontato, è stata fulminata sulla via di Damasco e lo vuole per sé, è disposta ad affrontare tutte le difficoltà, non sente ragioni, lo sposa, ci fa un figlio dopo l’altro, tanto sono solo due anni. La cifra recitativa della Jones, che rimane bellissima sempre, vira sul tono della rabbia e rimane sempre un po’ fuori fase rispetto al resto dei personaggi. Non è una situazione allegra: figli piccoli, marito sempre meno indipendente, tragedia che si può abbattere da un momento all’altro. Però la forma che Jones o chi per lei decide di dare a questo personaggio sembra funzionare poco.

Parte terza: entra ora in scena una sedia a rotelle, quando Stephen parla non si capisce. Durata: circa un quarto d’ora. Lacrimazione: scarsa. Palle: due.

Non sono solo due anni, dopo tutto. Cominciamo a entrare nelle pieghe della loro relazione ed è in questa parte che sentiamo parlare di fisica per l’ultima volta (se si eccettua una sequenza nella parte successiva dove Jane userà la fisica per farsi bella). Si può quindi affermare che il titolo “La teoria del tutto” sia un vero e proprio specchio per le allodole che hanno seguito facoltà scientifiche. Tutti gli altri forse adoreranno i primi piani delle mani contorte di Stephen o le ripetute sequenze in cui Jane gli pulisce con solerzia la bavetta. Il film in un certo senso potrebbe finire qui.

Coro

Parte quarta: Jane è forte la ma carne è debole. Durata: un po’ più di venti minuti. Lacrimazione: nulla.

Potete immaginare il maestro del coro della chiesa (interpretato da Charlie Cox) che si vede entrare Felicity Jones, potete immaginare cosa può passare per la sua mente. Di tutto, sarebbe disposto a fare di tutto pur di stare con lei. E infatti. A furia di tentativi di imboccare professori in carrozzella, lezioncine di piano e qualche mano sfiorata alla fine la stessa Jane cede, nel momento scenicamente esatto (nella realtà non è avvenuto così) in cui il marito finisce in coma a causa di una polmonite. In questa parte Felicity Jones ritorna ad avere una forma recitativa più in sintonia con gli altri, in particolare le vengono molto bene le parti dove c’è tensione fisica. Chissà, come protagonista di un film pornografico potrebbe davvero fare il salto di qualità (Felicity si scherza eh, non prendertela).

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Parte quinta: Jane non stacca la spina, galeotta fu l’infermiera. Durata: altri venti tragici minuti. Lacrimazione: assistita.

Se già da mezz’ora uno si sta chiedendo se era proprio necessario scavare nei meandri del rapporto tra Stephen Hawking e sua moglie ora arriva il momento in cui ci si convince che no, non era il caso. Ci sono i libri, se uno vuole (questo film è tratto dalla seconda biografia scritta da Jane: “Travelling to Infinity: My Life with Stephen”; nella prima biografia “Music to move the stars” ancora un po’ prende a sberle suo marito), c’è Internet. Eddie Redmayne mima straordinariamente il vero Stephen Hawking ma questo è tutto quello che si può dire di buono di questa fase del film. Jane decide di tenere in vita Stephen nonostante una tracheotomia che gli toglierà la parola per sempre (anche se le sue capacità di comunicare erano già purtroppo limitatissime). L’infermiera un po’ porca Elaine (interpretata da Maxine Peake) lo allontana dalla moglie che torna così tra le braccia del maestro del coro. Tutto davvero molto interessante.

Penna

Il gran finale: Stephen si alza per raccogliere una penna e va a salutare Elisabetta. Durata: troppo. Lacrimazione: agognata.

La chiusura francamente imbarazzante suona quasi letteralmente “finché c’è vita c’è speranza”. La vita di Stephen Hawking è stata straordinaria e di esempio per moltissime persone, la sua vita privata è stata invece ordinaria, di quell’umanità pasticciata che non è necessario venga raccontata. Questa pellicola non ci racconta della grandezza di Hawking ma solo della difficoltà di avere in casa un infermo, che alla fine è la difficoltà che hanno tutti quanti condividono questa atroce esperienza. Continueremo ad amare Stephen Hawking per i traguardi che ha raggiunto e continueremo ad amare questi giovani, soprattutto Eddie Redmayne, per la loro straordinaria qualità attoriale.

Ma non raccomanderemmo questo film a nessuno (di solito questo significa pioggia di Oscar, staremo a vedere).

La teoria del tutto – IMDbWikipedia

Scrive romanzi e racconti. Da sempre appassionato di fantascienza e da quasi sempre di cinema e teatro, scrive di notte nel silenzio della campagna inglese o tormentato dal vento del Mare del Nord.

16 Comments

  1. Marianz
    gennaio 20, 2015
    Marianz

    Recensione molto bella e interessante, è molto probabile che mi accontenti di questa e che non vedrò il film, che già di mio i biopic non li posso soffrire.

  2. Daniela Elle
    gennaio 21, 2015
    Daniela Elle

    Marianz è la stessa cosa che ho pensato io, uguale uguale tra l’altro ti dirò di più io amo molto il film realizzato da BBC nel 2004 con Benedict Cumberbatch nei panni Hawking e questo mi irrita in modo pregiudiziale che non so manco da che parte cominciare a dirlo!

  3. Miki Fossati
    gennaio 21, 2015

    Spiace dirlo ma era proprio lo scopo della recensione. Bisognerebbe uscire alla fine della conferenza sull’evaporazione dei buchi neri fidandosi che da lì in poi non succede più niente, chiedere il rimborso e con i soldi andare a mangiare le caramelle al parco.

  4. erri devoto
    febbraio 3, 2015

    Appare evidente che questi commenti, compresa la critica, vengono da smaliziati cinefili che si privano del piacere di andare al cinema “ogni tanto”. Per chi il cinema lo considera, come me, un casuale incontro con lo spettacolo, vi assicuro che questo film risulta straordinario, commovente, pieno di belle atmosfere, recitato incredibilmente bene. Che “grandine” i maniaci! Erri Devoto

    • Miki Fossati
      febbraio 4, 2015

      Appare altresì evidente che questo commento viene da uno smaliziato utente che si priva del piacere di commentare “ogni tanto” rubando così tempo prezioso a incontri che alla fine potrebbero risultare meno casuali. Tra molti anni guarderai da una pagina facebook questa afflitta terra digitale e dirai “sai nipote, un giorno tutti questi commenti lasciati in giro saranno tuoi, non è stato facile ma sono orgoglioso di quello che ho fatto”. Speriamo che nel frattempo il nipote sia scappato al cinema.

    • Gli88Folli
      febbraio 4, 2015
      Gli88Folli

      Carissimo Erri Devoto,
      qui si pone un problema: con chi ce l’hai? Con un maniaco in particolare? Con il fanciullino tristo e tradito dentro di noi incapace di emozionarsi? Con le previsioni del tempo? Con tutta la banda? Diccelo cosa ti è successo da piccolo, ti mandiamo il conto a casa, accettiamo anche i bonifici, pensa.

  5. Leonardo V.
    febbraio 4, 2015
    Leonardo V.

    Un casuale incontro con lo spettaco… ma che è, stavi andando a pagare le bollette in posta e sei incocciato a tua insaputa in un cinema?
    E grazie al cazzo che ti è piaciuto, Devoto, ti sarebbe piaciuto anche il cinepanettone proiettato fuori stagione all’oratorio!
    Dio, ti andava meglio se incocciavi in un locale di pole-dance, ma pensa invece se capitavi in pista galoppo all’ippodromo, durante il rush finale, via, ti è andata di culo, batti cinque e fai cic ciac.

  6. erri devoto
    febbraio 5, 2015

    Gent. Miki Fossati grazie per il consiglio intelligente ed ironico che farò mio. Il resto, per citare non ricordo chi, non lo ignoro perchè sarebbe già qualcosa.
    p.s. non ho mai avuto un incontro casuale con un cinepanettone

  7. Leonardo V.
    febbraio 5, 2015

    p.s. … invece incontri casuali con locali di pole-dance… a mucchi, eh?

  8. Daniela Elle
    febbraio 5, 2015
    Daniela Elle

    Devoto, mi corre l’obbligo di grammarnazi certificata di ricordarle altresì che nell’esprimere la sua aulica e sofistica ars commentatoria, ha sbagliato n. 1 eufonica, n. 1 accento. Glielo dico così – in atto di estrema generosità gratuita – in modo che la prossima volta che deciderà di vantarsi di aver capito cose che gli altri no, lo espliciti con la dovuta correttezza.

  9. Miki Fossati
    febbraio 5, 2015

    Il fatto è che si vanta di non aver capito cose che gli altri sì, quindi forse può scrivere così. Siamo in trappola, che grandine, Erri ha vinto!

  10. erri devoto
    febbraio 5, 2015

    Caspita, la maestrina ha ragione! Certo che la storia dell’accento grave o acuto sa un po’ di “mania”
    p.s. per la maestrina. Faccio umilmente notare che dovendo abbreviare la parola numero la prima opzione è n°

    • Daniela Elle
      febbraio 5, 2015
      Daniela Elle

      Devoto, non mi dia il dispiacere di non leggerla più eh tanto più che umilmente come avverbio m’è sempre piaciuto.

  11. erri devoto
    febbraio 5, 2015

    La prego, non mi tolga il saluto e perdoni l’intemperanza.
    Ho sempre avuto grande simpatia per regine rosse con gli occhiali. Mi sono sentito punto nel vivo perché, a costo di sembrare ridicolo in qualche passaggio in cui l’accento genovese prevale, nel parlare quotidiano cerco di rispettare l’accento giusto sulle vocali. Sarà una mania. Cordialissimamente Erri

  12. Leonardo V.
    febbraio 5, 2015

    [manìa] s.f. (<— si figuri)

  13. Kate
    marzo 24, 2015

    Nel leggere voi tutti sorrido, ma nel sorridere imparo comunque molto, grazie maniaci e non! Quanto al film purtroppo mi catalogo in ‘lacrima facile’, e le storie ovattate, private della crudità reale, le sopporto meglio, pertanto rientrano tra le mie accessibili. Un taglio veridico mi avrebbe lacerata.

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