Il triangolo che non c’è. L’ossessione d’amore secondo Xavier Dolan


amours

Quanti triangoli amorosi ci ha proposto il cinema? E quanti riusciti?
Quante storie di amori immaginati e non ricambiati, di amicizie tradite per conquistare l’oggetto dei propri desideri, di angeli caduti dai cieli dei loro adoratori abbiamo visto sul grande schermo?
Che interesse può esserci nell’ennesimo racconto cinematografico di illusioni e delusioni, di amicizia e rivalità, di macchinose strategie e disastrose figuracce?

Ma soprattutto: può un ragazzino di appena 20 anni e al suo secondo film avere qualcosa da dirci di nuovo sul tema o almeno un modo originale di parlarcene?

Se il ragazzino in questione viene dal Quebec e si chiama Xavier Dolan la risposta a quest’ultimo interrogativo è senza ombra di dubbio positiva e si intitola “Les amours imaginaires”. Al centro del film, presentato nel 2010 a Cannes nella sezione “Un Certain Regard”, c’è l’ossessione d’amore: quella dei protagonisti del racconto Francis (Xavier Dolan) e Marie (Mona Chokri) nei confronti del bellissimo e disinvolto Nicolas, quella dei personaggi che raccontano ad un intervistatore immaginario le loro storie di illusione e di ossessione d’amore, che fanno da contrappunto “reale” al racconto principale e quella di tutti, di chiunque l’abbia provata almeno una volta nella vita.

Dolan è particolarmente bravo nel trovare una chiave visiva e narrativa per rappresentare il mondo visto (e vissuto) attraverso il filtro dell’ossessione d’amore e di farlo in modo esatto e partecipe, senza trascurare nessuna sfumatura, ma soprattutto con grande leggerezza e (auto)ironia. In questa chiave anche le scelte più puramente estetiche non appaiono fini a sé stesse ma sono uno strumento per riuscire a rappresentare questa realtà parallela in cui vivono i due innamorati che osservano l’amato.

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Senza nessuna paura di risultare eccessivo, manierista o stucchevole per Dolan tutto è lecito: il ralenti, gli accostamenti musicali arditi, i vestiti vintage, l’evidente maniacalità nella scelta degli oggetti di scena, l’affollamento di icone hollywoodiane (James Dean o Audrey Hebpburn? Entrambi), la monocromia, i primissimi piani, i dialoghi di spalle (ma anche i dialoghi di spalle in primissimo piano), i monologhi allo specchio, le citazioni artistiche o letterarie o cinematografiche (esplicite e non). E anche tutte queste cose insieme, più volte.

E funziona.

Sei lì, con la tua matita rossa e blu pronta a dire “No, un’altra scena al ralenti con lei vestita da Audrey Hepburn e lui con il ciuffo alla James Dean che camminano con il sottofondo di Bang Bang versione Dalida in italiano, no, dai!”
E invece sì, e ha ragione lui.
Tutti gli artifici che potrebbero sembrare abusati e suonare ridondanti, le scelte così rischiose, sempre in bilico sul sottile confine tra bello e pacchiano, non solo, nel loro perfetto dosaggio, segnano la cifra estetica e culturale di Xavier Dolan, ma hanno una funzione narrativa precisa, rappresentano e delimitano il mondo immaginario e idealizzato di Marie e Francis.

Ed eccoli, Marie e Francis che in una delle scene a mio parere più rappresentative del film, alla festa di compleanno di Nicolas, scaricano tutta la loro gelosia (nel caso specifico nei confronti della madre, definita l'”androide”) mentre lo guardano ballare completamente ubriaco, si scambiano battute velenose (“Il fatto che sia vintage non vuol dire che sia bello”) e, mentre la festa intorno continua, si perdono nelle loro fantasticherie sulle note dei The Knife.

Il film purtroppo non è stato distribuito nelle sale italiane, e la sua sola proiezione italiana a mia conoscenza è stata al festival Sicilia Queer nel 2011. Ma non disperate, sull’onda della nomination alla Palma d’Oro e del Prix du Jury che Xavier Dolan si è aggiudicato all’ultimo Festival di Cannes (ex aequo con Godard, per dire) dal 4 dicembre è uscito in sala anche nel nostro paese Mommy, l’ultima (e quinta!) fatica del giovane canadese, e chissà che non possa essere l’occasione per (ri)vedere in sala anche le sue opere precedenti.

Les amours imaginaires – IMDb – Wikipedia

Nandina
Non è una vera blogger perché purtroppo non ha un gatto. Da piccola le dicevano “farai grandi cose” e lei ancora aspetta.

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This article was written on 25 Feb 2015, and is filled under Non è il mio genere, Scuse per parlare di film.

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