L’estate addosso di Gabriele Muccino


Questa volta ci sta. SIGLA!

Oggi vi confesso qualcosa di brutto: a me il cinema di Gabriele Muccino piace. Non ho visto tutto, ma quello che ho visto mi è sempre piaciuto. Ha sempre avuto un ottimo occhio per raccontare la borghesia agiata italiana e i suoi piccoli drammi, Probabilmente perché quello è il suo mondo. Protagoniste dei suoi film sono le tempeste sentimentali di soggetti che più o meno diresti che “hanno tutto” eppure preda costante di un umanissimo desiderio di evasione attraverso l’innamoramento. Per quanto mi riguarda ha raccontato meglio lui la noia borghese, di buona parte del cinema italiano impegnato degli anni ’80. Negli Stati Uniti è stato notato verso la metà del primo decennio del 2000 e il suo biglietto da visita è stata una storia di riscatto e seconde possibilità nel più classico stile hollywoodiano. I suoi film targati USA per forza di cosa sono sempre stati meno personali, sia perché ha sempre girato sceneggiature altrui, sia perché certe libertà di regia a Hoollywood, specie in questi anni, è difficilissimo prendersele. Il punto però è che mi sembra che il sistema lo abbia fagocitato tanto è vero che in Playing for Keeps (2012) la mano di Muccino, che a volte anzi tendeva a inutili e dannose derive autoriali, era diventata praticamente indistinguibile da qualsiasi altro regista di medio livello chiamato dagli studios a girare un film di cassetta.

Ora però siamo nel 2016 e a quanto pare qualcosa sembra essere cambiato, perché non c’è dubbio che L’estate addosso sia il film più suo fra quelli girati negli Stati Uniti.

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Si tratta di due ragazzi (Brando Pacitto e Matilda Anna Ingrid Lutz) che, freschi del diploma di maturità, vanno in vacanza a San Francisco per un mese ospiti a casa di amici di amici. I due dapprima non si sopportano poi gioventù, ormoni e spensieratezza li fanno avvicinare a tiro di bacio in bocca. Anche il rapporto nei confronti di chi li ospita è destinato a evolversi. I padroni di casa infatti formano una coppia gay ben affiatata e l’iniziale sbigottimento lascia il posto prima alla curiosità e poi a un forte rapporto di amicizia, tanto più intenso quanto inaspettato.

Muccino in pratica prende i suoi soliti pariolini dei film italiani e li scaraventa in una convivenza forzata e con gente con cui probabilmente non avrebbe mai spartito cinque minuti della sua vita.

E l’operazione sotto molti aspetti gli riesce bene, vedere i due italiani che a contatto con la libertà l’accolgono a braccia aperte è piacevolissimo. I due protagonisti, benché un filo troppo grandi per interpretare due diciottenni, si comportano bene e la gestione della divertita tensione sessuale che si respira in quella casa ricorda veramente quella che si può respirare in moltissime case di studenti Erasmus o di case vacanze, tanto più divertenti quanto più promiscue.

I due personaggi gay poi non hanno molto a che spartire con gli stereotipi muniti di pashmina che spesso la televisione e il cinema italiano propinano ancora oggi come se niente fosse. Si tratta di due persone con cui vorresti uscire a prenderti una birra non pensando minimamente a quello che fanno in camera da letto. Esattamente quello che succede quando si va a prendere una birra con una coppia etero.

L’estate addosso non racconta la scoperta del sesso col primo amore, ma semmai le infinite possibilità che da la libertà di stare lontano dagli occhi di chi ci conosce e dal loro giudizio. Anche quelle di farsi una scopata che non sia l’atto ultimo di percorso di innamoramento, anche quelle di deludere le aspettative del pubblico sul più classico dei lieto fine.

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Guardando il film da un punto di vista più tecnico si può constatare che Muccino, pur facendo rimanere un paio di liti urlate in cucina, va verso la strada di un cinema più equilibrato, certamente meno di pancia rispetto a Come te nessuno mai (1999) e L’ultimo Bacio (2001), ma non per questo meno incisivo. Se vogliamo qui sono proprio le parti urlate a risultare più deboli, vanno meglio le liti e i momenti di nervosismo più controllato e anzi fino a quando non ci si muove dalle strade di San Francisco l’andamento del film è molto preciso, raramente sbava i toni o arranca dietro alle sue dinamiche. Va peggio quando invece ci si muove. Le parti girate a New Orleans, Cuba e New York hanno un che di frettoloso, incompleto e appiccicato. In particolare Cuba che dovrebbe essere la vacanza nella vacanza, il periodo più rilassato in assoluto è una delusione fortissima per come si impantani su immagini da cartolina e poco più.

In generale, comunque, è un film che intriso come è di positività e speranza nel futuro (all’estero) dei suoi giovani non può che fare simpatia anche se, come spesso accade con i film di Muccino, i suoi protagonisti non sono esattamente la quintessenza della simpatia.

E comunque avrei preferito un film su La mia moto. Ah, no c’è già!

L’estate addosso  – IMBb Wikipedia

Pilloledicinema
Appassionato di cinema, vivo a Palermo. Per ogni film che vedo scrivo in 140 caratteri una minirecensione su Twitter. A volte non mi contengo e ne vengo a parlare anche qui.

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This article was written on 08 Nov 2016, and is filled under Non è il mio genere, Scuse per parlare di film.

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