Leviathan di Andrey Zvyagintsev


leviathan

Cosa fareste se un potere forte, fortissimo, si fosse messo in testa di annientarvi? Lottereste colpo su colpo contro il Leviatano, con la testardaggine di un Achab, oppure accettereste tutto, con la pazienza di un Giobbe? Oppure fareste come Kolia, che prima sembra provare a lottare, gradualmente si rassegna, per poi, infine, man mano che la piega degli eventi peggiora sempre di più, piomba in una disperazione attonita, incredula, senza scampo?

Sembrerebbe un thriller e persino horror, invece è un film russo, dell’ottimo Andrey Zvyagintsev: un affresco maestoso, imponente come il titolo lo esige, sullo stato della Russia contemporanea, dove la corruzione politica e morale di molti, la spregiudicatezza, la violenza, possono arrivare a schiacciare una persona, a calpestarne la libertà fino a ridurlo a una carcassa umana.

L’escalation del sopruso e dell’ingiustizia inizia con la volontà del corrottissimo sindaco Vadim di sottrarre al meccanico Kolia la casa in cui ha sempre abitato, costruita con le proprie mani davanti allo spettacolare paesaggio del mare di Barents. Utilità pubblica, dice: vuole costruire un centro di telecomunicazioni. Pertanto stabilisce una cifra ridicola di rimborso e intimidisce la famiglia del meccanico per spingerli ad andare via. Ma Kolia non ci sta e per difendersi si affida al suo amico avvocato, Dmitri, che ha in mano in effetti un dossier bollente che spaventa il sindaco, e per un attimo lo fa indietreggiare. Ma a quel punto, si scatena lo tsunami che porterà Kolia alla deriva: dapprima scopre la moglie Lilya a tradirlo proprio con Dmitri (amici amici e poi ti rubano la bici), poi subisce il ritorno brutale del sindaco mafioso, ringalluzzito da un incontro col vescovo che lo rassicura che Dio è dalla sua parte: riuscirà a far disinteressare per sempre Dmitri del caso. A quel punto Kolia piomba nell’alcolismo, poi riesce a riconciliarsi con la moglie che però, sempre più depressa per l’allontanamento del suo amante e per il disprezzo che prova il figlio per lei, si suicida; i suoi migliori amici lo accusano di omicidio, per poter legalmente adottare suo figlio e avere così diritto a una pensione; quando perde il processo, e viene incarcerato, il sindaco potrà finalmente far demolire la sua casa e costruire al suo posto quel centro di telecomunicazioni: si tratta in realtà di una nuova chiesa.

Chi è il Leviatano contro cui Kolia si batte? Le bordate contro la politica russa si sprecano: un potere pubblico criminale (capo della polizia e giudici sono completamente asserviti al sindaco), la chiesa ortodossa che non è da meno. Zvyagintsev sembra far risuonare le teorie di Hobbes e del suo Leviatano in un’eco sinistra: ecco che fine fa la libertà quella libertà che cediamo allo Stato in cambio della sicurezza. Alla parabola politica della Russia putiniana si affianca anche la riflessione morale: l’immensa carcassa spiaggiata simboleggia allora una deriva morale ed una perdita di umanità che dilagano in ogni fascia sociale, dai politici corrotti agli amici traditori, nessuno si salva. Un ritratto nerissimo che però prende forma nella luce naturale e gli spazi immensi e magnifici della Russia, un racconto corale come nei romanzi di Dostoevskij, altra probabile fonte di ispirazione che aleggia sul film.

Nasdrovie!

Leviathan è un film davvero maestoso, e allo stesso tempo soffocante: lo spettatore insieme al protagonista è stritolato in un crescendo drammatico che, dall’inizio casuale si sviluppa secondo una traiettoria sempre più ineluttabile. Vi direi di non andarlo a vedere appena dopo aver subito qualche torto – una multa a tradimento, una tassa inaspettata, una causa persa contro qualcuno con più soldi di voi: ne uscireste a pezzi e con un’inspiegabile voglia di annegare i cattivi pensieri in litri di vodka. Però, difficile possiate vederlo, almeno per ora: nonostante la critica entusiasta, non risulta ancora (oggi, 21 febbraio 2015) una data per l’uscita in sala in Italia. In Francia, per dire, è uscito a settembre; persino in Russia è uscito questo febbraio, sebbene con una censura su tutte le parolacce, dopo mesi di polemiche, di tentativi di boicottaggio, di polverone sul presunto anti-patriottismo del film e critiche violentissime dei nazionalisti, che lo accusano di ritrarre la Russia in modo troppo negativo e di farlo apposta per poter vincere premi occidentali. Tra quelli già vinti, ricordiamo il premio della sceneggiatura a Cannes, e il Golden Globe per il miglior film straniero; se seguirà anche un Oscar, lo sapremo tra pochi dì.

PS: E invece trovatelo questo film, che ne vale la pena. E se siete spaventati dal registro drammatico, fatalista, fors’anche nichilista, sappiate che c’è una scena comica assolutamente irresistibile, un picnic con tiro a segno perlomeno singolare.

LeviathanIMDbWikipedia

Marianz
Eterno studente, precario, cinefilo a tempo perso, ghostwriter, viaggiatore, oppure pornografo, chi è Marianz? Lo hanno visto aggirarsi come Belfagor per le sale del Louvre, oppure a dormire su un libro nella biblioteca della Sorbona; lo hanno rivisto tra le piccole sale del Quartiere Latino, poi a farfugliare discorsi inconcludenti a tarda notte nelle peggiori bettole dell’Est parigino. Lo hanno anche visto bere a una fontana, ma non era lui.

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This article was written on 22 Feb 2015, and is filled under Scuse per parlare di film.

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