Io, Loro e la Lario


Paolo Sorrentino ha sempre amato parlarci di uomini soli. Non importa se al comando oppure ai margini della società, quello che importa è che nei suoi film la solitudine maschile (spesso portata sulla faccia stanca e disillusa di Toni Servillo) la fa sempre da padrona. Era solo Titta Di Girolamo al confine con la Svizzera, era solo Andreotti con i suoi peccati, era solo Jep Gambardella fra i bei panorami di Roma ed è solo, solissimo, Berlusconi nella sua villa in Sardegna.

Dopo Il divo e La grande bellezza, Loro fornisce un altro affresco sul Bel paese, sui suoi centri di potere e sulle sue feste. Da parte mia non c’è nessun dubbio, Loro è meno riuscito dal punto di vista strettamente artistico, ma di certo non ha meno potere di analisi dell’Italia rispetto ai due film precedenti ambientati a Roma.

Con Loro Sorrentino non solo ci mostra, con il suo granitico talento per le immagini, cosa rappresenti Berlusconi per larga parte degli italiani, ma dà anche una definizione pratica di cosa sia il “berlusconismo”, di cosa abbia sdoganato e fino a dove sia penetrato nel corpaccione di un Paese che non riesce ancora a fare a meno di leader carismatici.

Per “loro” Berlusconi rimane sempre un oggetto misterioso, assolutamente inafferrabile. Viene cercato e onorato da tutti come dispensatore di doni e favori, ma effettivamente chi è Mr. B lo diranno solo le donne che hanno deciso di abbandonarlo e cioè una starlette capitata a casa sua per una delle famose cene eleganti e sua moglie Veronica.

Nessuno è puro, sia chiaro. Loro, quelli che hanno a che fare con Berlusconi, sono tutte anime infangate dal fatto stesso di volergli girare attorno, nessuno può dirsi moralmente salvo. In quella casa l’innocenza non può che morire come la capretta nei primi secondi del film, ma si può anche dire “no grazie” all’ennesimo gingillo, girare i tacchi (a spillo) e andarsene per la propria strada.

L’intuizione migliore del film è forse quella di vedere Berlusconi, oltre che con l’occhio degli altri (moglie compresa), anche dal punto di vista di Berlusconi stesso. Lasciare emergere l’anima da piazzista arricchito dell’uomo che ha dominato la scena politica dell’Italia per quasi 25 anni. La scena più bella del film è proprio quella dove Servillo/Silvio Berlusconi ascolta e approva quello che dice Servillo/Ennio Doris, per metterlo in pratica subito dopo. È l’unico vero dialogo che Berlusconi affronta da pari a pari, l’unico dove è concentrato in tutto e per tutto su quello che dice il suo interlocutore. Solo che – piccolo problema – è un dialogo fatto essenzialmente con se stesso da un uomo completamente ripiegato e impaurito dall’idea di invecchiare e morire.

Ora, se state ricordando l’interpretazione mimetica di Servillo fatta ne Il divo, ve la potete dimenticare, ma anche a questo giro l’attore napoletano si dimostra all’altezza della situazione, dando corpo a un personaggio difficile, non solo perché ancora in vita ma anche perché è in realtà la maschera di se stesso.

La regia di Sorrentino è fermissima nella prima parte. La descrizione della decadenza da tardo impero, dei piccoli borghesi che tentano la scalata al successo sognando di entrare nel cono di luce emanato da Berlusconi è perfetta. Però andando avanti col film (non so se si è capito ma considero i due capitoli in cui è stato diviso Loro come mera esigenza distributiva, il film è unico e come tale va preso in considerazione), si avverte una certa stanchezza, si procede per scenette (il dialogo con Letta, quello con Confalonieri, quello con Mike) e anche la sfolgorante capacità di immagine della prima parte viene meno, fino a risalire al finale che ci lascia fra le macerie didascaliche ma assolutamente veritiere di un’epoca che non ha realizzato nulla di quello che prometteva.

Loro, pur essendo imperfetto, è un film che spiazza non solo perché dà pochissimi giudizi su un uomo giudicatissimo, spesso dal naturale pubblico d’elezione di un film del genere, ma perché mostra qualcosa di inaspettato su queste cenette a base di signorine e spettacolini. Certo, che il denaro davvero non può comprare la felicità è una cosa risaputa ma che il simulacro di allegria e spensieratezza sia tanto patetico da vedere è una cosa che fa venire i brividi sull’io di chi lo ha preferito a governare una Nazione.

Speriamo di non doverlo rimpiangere.

Loro 1 IMDbWikipedia

Loro 2 IMDbWikipedia

Pilloledicinema

Appassionato di cinema, vivo a Palermo. Per ogni film che vedo scrivo in 140 caratteri una minirecensione su Twitter. A volte non mi contengo e ne vengo a parlare anche qui.

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