Mad Max Fury Road: o di nuovi modi di passare a pettine il deserto*


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Scrivo a caldo per cui non mi sto prendendo il lusso di lasciar decantare come a volte si dovrebbe fare

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Mad Max: Fury Road è un film della madonna santa incoronata della beatitudine adrenalinica e che si prende un sacco di rischi camminando sull’orlo del precipizio con la sicurezza di un acrobata consumato. Ho deciso di rendergli onore al merito rischiando pur’io come posso. A vedermi pendere su un’asta sopra a un articolato in fiamme non mi ci vedo anche se vorrei – io che non ho manco la patente – andare subito in Motorizzazione a fare il foglio rosa per guidare camion e sgommare sullo sterrato per ore.

Ok ci devi parlare di Mad Max, non menare il can per la duna.

Ok però prima dovete sapere che mi sono rivista tutta la saga di Interceptor da brava secchiona. Un ripasso male non vi fa. Oltretutto se l’hai vista di fresco ti godi ancora di più alcune scene mentre il tuo cervello unisce i puntini o le note di un carillon.

1 – Interceptor (Mad Max 1979) – Pochi soldi a fronte di incassi pazzeschi, il film affrontava il tema della vendetta, dell’amicizia, ma soprattutto del poliziotto buono e cattivo nello stesso cervello. Era il 1979 nessuno sapeva chi fosse Mel Gibson ma Miller sì. Ci aveva visto un matto rude in stadio germinale come matto e rude è il film. Gli abiti e le scene d’azione furono portati in dote rispettivamente dagli attori stessi e dalla fortuna che non ci rimase secco nessuno durante le riprese. Certo anche la V8 emergeva come grande protagonista: auto regina mangiastrada e polvere versus motociclisti psicopatici e drogati. Una nota: vi sfido a non farvi venire il magone durante la scena della scarpina di Sprog buttata sull’asfalto, che strazio.

2 – Interceptor – Il guerriero della strada (Mad Max 2: The Road Warrior 1981) è nel secondo che nasce e si consolida l’immaginario di costumi e ferraglia sadomaso della saga diventato patrimonio dell’umanità cinefila. I “buoni” indossano abiti bianchi tra sospensori e spalle imbottite da rugbisti, i “cattivi” pelle nera, borchie, maschere di ferro (Humungus! Humungus!) spuntoni e chiappe nude. Anche Max indossa pelle nera ma ha le chiappe coperte. La trama offre: bambino guerriero con balestra + matto spilungone in elicottero monoposto e Max che è sempre lì nel limbo dell’arrangiatevi e del faccio la cosa giusta ma so già che è una fregatura e presto che devo far il pieno, cazzarola non è che ho i buoni benzina come chi vive sul confine svizzero.

3 – Mad Max – Oltre la sfera del tuono (Mad Max: Beyond Thunderdome, 1985) tanti soldi stavolta per le scenografie ma stessa voglia di imbrattarsi di tempeste di sabbia e cherosene. Un po’ di filosofia della sopravvivenza + bambini pazzi + freaks + metano dai maiali + antenato di Tyrion vestito da dominator + Tina Turner in cotta di maglia che ti fa il mazzo. Max ha i capelli lunghi, si è un po’ stufato ma tiene botta. Ha sempre lo sguardo spiritato il giusto ma in stile The Preacher post The Day After ma forse, forse eh, c’è speranza nel mondo.

Bene, torniamo al meraviglioso presente di Mad Max: Fury Road (ogni volta che scrivo il titolo ho una botta di adrenalina residua per cui lo scriverò spesso).

Mad Tom

Lo vediamo subito in apertura con il turbante in testa, le sue allucinazioni e il passato dal quale fugge, tormentato e solitario. Ho visto la versione in originale e ancora una volta, ce ne fosse bisogno, Hardy è uno stinco di bravo attore (a chi mi capita a tiro mentre si parla di lui dico sempre di recuperare i primi film che girò per la BBC e il suo spettacolare Shinzon). Non so altrettanto quanto si perderà nel doppiaggio di tutti i suoi tentativi di modulare la voce e dei grugniti. Mad Max-Hardy emette suoni gutturali esattamente come una persona che ha la possibilità di parlare con altri esseri umani al pari di me che difendo qualsiasi cosa abbia fatto Shyamalan dopo The Happening, ovvero zero virgola uno. Ve lo dico anche in numeri se non capite: 0,1. Allora io vi dico: come si fa a non amare uno che fa una cosa del genere? È avere il sacro fuoco della recitazione. Il resto lo fanno gli occhi. Ho ancora il primo piano della scena in cui emerge dalla sabbia come un’iguana appiccicato sulle retine.

Furiosssssa

È lei che accende i motori per prima e dà la stura ai venti minuti di inseguimento iniziali portandosi appresso la blindocisterna e pompando i cavalli come se affrontasse il Giudizio Universale. Si intuisce che c’è tutto un rituale pregresso nella sua carica di Imperatrix. Peccatrice dalla guida spavalda, la Theron ha gli occhi della matta capace di mantenere la calma mentre con la mano destra ti stacca un occhio dalla faccia e con la sinistra si versa dell’acqua fresca per dissetarsi, perché sai, alla fine siamo sempre nel deserto. Fa un caldo micidiale, il giorno è rosso di polvere e la notte blu di melma. La ritengo capace di fare qualsiasi cosa con l’aplomb di una stele di ghiaccio che al momento adatto sa però sciogliersi senza stupide smancerie. Immensa.

Gli Stunt

Degli stunt di Mad Max: Fury Road si sta parlando da mesi, circolano anche video che mostrano i backstage in mezzo al deserto con attori e cast addestratissimi che cercano di dare/fare tutto. Si stra-parla altresì dell’uso limitato di CGI in luogo di sforzi fisici reali. A proposito ci sono già interviste dove a turno vari tizi  tutti esaltati domandano a Miller Eh ma tu hai fatto realizzare dei veri stunt, fichissimo, cool e lui risponde sempre più o meno Amico, grazie per i complimenti. Si vede benissimo che vorrebbe dire Ehi è il mio lavoro saper dirigere un film d’azione, tu dimmi che gusto c’è a farlo solo con il green screen. Fargli una domanda del genere è un po’ come andare da Babbo Natale a dirgli Ficatona, fai le penne con le renne e non cadi dalla slitta e farsi rispondere Figliolo prendi questa scatola di lego e domattina, per colazione, ingoia i mattoncini assieme ai cereali poi vediamo se li espelli in sicurezza senza sbeccare la ceramica della tazza.

Immortan Joe

Ovvero Nightrider/Hugh Keays-Byrne e qui si può parlare di godimento e di aggancio con il primo film. L’attore è lo stesso che interpretava il capo dei motociclisti psicopatici e drogati nel 1979. Un po’ come se Gibson avesse fatto un cameo, ci siamo capiti no? Immortan Joe è il leader di un insediamento umano che tiene sotto lo schiaffo con una specie di religione. Ha contratto l’orrenda malattia che piaga le persone – mi ha ricordato moltissimo l’osceno Barone di Dune – e respira attraverso una maschera cavallo-dentuta agganciata a un sifone sulla nuca che lo aiuta a prendere aria nei polmoni. Una specie di versione in plexiglass dell’armatura di Darth Vader incrociata con le maschere dei Mamuthones. Il concetto di sabbia nelle mutande prende vita nel villain dittatore, ossessionato, bavoso e truffatore. Nightrider-Hugh Keays-Byrne io ti dico bravone.

Oh what a day, what a lovely day

Nux-Nicholas Hoult è uno dei War Boys, l’esercito di Immortan Joe pronto a immolarsi per il paradiso a ottani perfetti in nome di una non meglio precisata mistificazione religiosa. Si nutrono di cadaveri umani (The Scavenger) e razziano i territori inesplorati. Kamikaze esaltati e programmati per eseguire ordini marchiati a fuoco sulla pelle.

Le Spose Matte

Sono ragazze che crescono nell’Harem personale di Immortan Joe e gli servono per fare figli sani dato il problema del dna marcito. Immaginate da 1 a 10 quanta voglia abbiano di fare una roba del genere. Forse rimangono un po’ sulla soglia della superficialità come personaggi ma va bene così: ci basta sapere che sono matte e che hanno la Sindrome di Stoccolma.

La quota Freaks

Abbondante ma non ridondante: tra gli altri voglio menzionare Rictus Erectus ovvero Megaman lottatore australiano che ha i deltoidi grossi come le cosce di Hulk, il nano malefico che appare il minutaggio giusto per farci dire c’è anche un nano; il chitarrista posseduto che assieme alle percussioni fa tenere il passo a tutte le scene d’azione orchestrate in modo pazzesco e con un tale senso del ritmo che l’unica cosa è perdercisi dentro; The Bullet Farmer possidente di un altro gruppo di derelitti umani con la passione di ammazzare chiunque lo faccia innervosire. Poi ok ci sono la sabbia, la benzina, il deserto, le rocce arse dal sole e tutto quanto. E Megan Gale.

George Miller

Uno che ha spaziato essenzialmente su due fronti: o Happy Feet o Ore 10 calma piatta o Interceptor o L‘Olio di Lorenzo, o Babe va in Città o Ai confini della realtà, il film. C’è un preciso disegno nelle sue intezioni e nella sua produzione, c’è coerenza. Un po’ come avevo accennato per James Gunn, fare film di genere fatti bene è un lavoro serio, lo devi amare davvero il tuo mestiere e ne devi sapere a pacchi o avere idee chiarissime su ciò che vuoi ottenere. In Mad Max: Fury Road – come era stato per il primo Interceptor spericolato, folle e gioiosamente anarchico – ogni inquadratura trasuda mestiere, amore per l’azione, ferrea direzione. Me lo vedo già Porro che su la Repubblica scrive di Fury Road con il linguaggio del mio prozio che pontifica eh ai miei tempi Provolino avrebbe fatto così invece di stare al mare coi nipoti. George Miller ha settant’anni come voi parrucconi – ma ci sono anche tromboni più giovani – e dà le piste a tutti, pure a voi renitenti. Non c’è un momento sbagliato, non prendi mai fiato e se lo prendi è il momento giusto. Ma è anche il momento in cui ti sta fregando di più facendoti credere che ti puoi riposare e invece

KABOOM

Nonne sulle moto. Per dirne una. Nonne sulle moto. Sto ancora piangendo dalla felicità. Sei lì che dici ok posso rallentare i battiti dell’agitazione e RUMORE DI PALLOTTOLE CHE RONZANO a tradimento e Megan Gale con una carabina in mano. Ecco cosa mi piace di uno come Miller: sì ok Mad Max è fico, Furiosa non parliamone manco della figaggine ma l’umanità che deve sopravvivere è di tutti i tipi e lui parla di tutta l’umanità. Ti racconta una storia dove la terra è acida e il mondo un luogo primitivo di predatori che hanno le bolle sul corpo ed essere sani è una specie di miracolo, dove il sangue è diventato benzina e viceversa e il bene più prezioso è altro e te lo dice senza menarla con troppa filosofia. Devi farcela, altrimenti crepi. Allora comincia a sgasare e forza con quell’acceleratore.

Mad Max: Fury Road – WikipediaIMDb

* [Satori dixit]

** ho visto la versione in 2D

Daniela Elle
Apre il suo primo blog di cinema nel 2004. Dopo averci pensato per almeno tre anni, nel 2014 fonda il collettivo cinefilo de Gli88Folli. Giusto per menarla quanto basta ha scritto e pubblicato un sacco di cose che sono arrivate in Cina e in Russia e voi no.

One Comment

  1. […] cui mi metto a scrivere subito la rece quando mi capita di vedere un film in anteprima. Come per Mad Max, perché non volevo dimenticarmi alcune considerazioni a caldo e mi ci ero buttata a pesce come fa […]

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