Madre! Il diabolico e geniale F-movie di Darren Aronofsky


La frase che mi ha convinto a guardare Madre! l’ha detta Col Needham, fondatore di IMDb: “Penso che sia un film di Schrödinger. Nella scatola c’è un film contemporaneamente bellissimo e bruttissimo.”

La frase di Needham mi ha anche convinto ad andare a leggere commenti e recensioni in giro per la rete prima di vedere il film, cosa che di solito evito accuratamente di fare. Li ho letti perché l’horror non è un genere che amo frequentare e volevo essere assolutamente certo di non cagarmi addosso in sala dalla paura pentirmi per essere andato a vedere qualcosa di cui non avrei saputo apprezzare le qualità.

Dai commenti il film ne viene fuori mediamente con le ossa rotte. CinemaScore gli ha assegnato F, il peggior voto possibile, mandandolo in compagnia di zozzerie come Dr. T e le donne, L’altra faccia del diavolo e Solaris di Soderbergh. No, aspetta, Solaris di Soderbergh no, Solaris di Soderbergh è bellissimo (se non altro perché c’era Natascha McElhone e film e serial con Natascha McElhone sono belli per definizione).

Dunque.

Rex Reed di Observer l’ha definito “freak show” e ha scritto “Esiterei a definirlo ‘peggior film dell’anno’ quando ‘peggior film del secolo’ sarebbe più adeguato”. Lo stesso Rex Reed che ha definito Dunkirk “inintelligibile” (come se fosse un difetto).

Hm.

Alcuni critici non hanno esattamente dimostrato grande coraggio assegnando al film sia una stella (per accontentare gli agnostici di Aronofsky) sia quattro (per gli accoliti di Aronofsky), lo so, non ci si crede ma è tutto vero.

Non so, non so.

Pubblico in rivolta”, “Pornografia del dolore”, “Terribile”, “Dico solo che Aronofsky ha chiesto scusa prima della proiezione” (vero, è successo prima della proiezione al Toronto International Film Festival), “disgustoso e nauseabondo”. Ma anche “Un nuovo Buñuel”, per citare anche un commento che forse voleva essere positivo.

Qui è dove confesso di avere la sensazione che questo film sia piaciuto solo a me, una sensazione simile a quando in autostrada tutti gli altri ti stanno venendo addosso guidando contromano. Se l’ho capito solo io significa che non c’era niente da capire, lo so, ma un po’ di speranza mi rimane che quest’opera dica qualcosa di più universale di quello che a tutte queste persone è sembrato.

Perché questa premessa? Perché in un certo senso tutto questo è verissimo. Madre! è un film assurdo e impossibile, se non avesse trovato spazio e distribuzione nei cinema di tutto il mondo nessuno avrebbe avuto niente da ridire. Eppure, il fatto stesso che sia stato prodotto, scritto, girato, montato e distribuito, credo per un misto di coraggio, incoscienza e certamente follia, getta una luce di speranza sull’intera industria cinematografica.

Madre! è un susseguirsi di scene inaccettabili che vanno al di là dell’orrendo o dell’horror e che entrano direttamente nel dibattito su cosa sia opportuno o non opportuno raccontare. E benché molto poco di quello che si vede sia opportuno, Aronofsky riesce nell’impresa straordinaria di aprire un canale di comunicazione carnale e ancestrale con lo spettatore e di portare a compimento una storia perversa e malata in modo magistrale. Non sono sicuro che l’abbia fatto consapevolmente (non leggete le cosiddette “spiegazioni” che Aronofsky ha dato in diverse interviste delle varie scene perché fanno letteralmente cadere le braccia), ma non è questo il punto. Il punto è che la sua creazione è una grande opera d’arte contemporanea che mette in discussione noi e l’industria che l’ha prodotta spingendo molto in là i confini di quello che il cinema può proporre.

L’esperienza cinematografica è stata in sé indimenticabile. Un piccolo cinema, dieci anime sperdute presenti che si guardavano smarrite tra loro a ogni punto nodale della vicenda, gli occhi che dicevano NO DARREN QUESTO È TROPPO.

Ma niente è troppo per Darren Aronofsky.

Che cos’è Madre! ?

È prima di tutto una banale allegoria biblica infarcita di adami, eve, caini e abeli che sembrano sfidare la nostra intelligenza. È un film che utilizza un paradigma che chi è avvezzo al teatro di ricerca riconosce facilmente, due atti Beckettiani in cui il secondo ricalca le orme del primo stravolgendone forma e contenuto. È anche una riflessione sul valore della notorietà, tanto che è stato paragonato a Stardust Memories, con le eccessive esagerazioni che servono a sottolineare la dimensione dell’egoismo e della solitudine in cui l’artista si viene a trovare una volta conquistata la fama. Ma è il caos il vero punto di forza dell’opera, un caos lirico nel quale l’imposizione del dolore e l’assenza di senso aprono la porta a frammenti di significato e inaspettati spiragli di straordinaria bellezza.

Il film è diviso come dicevamo in due parti che intitoleremo “sterilità” e “fertilità”. Non è esattamente un film horror, cioè, c’è la casa stregata, gli spaventi da dietro con la musica che esplode, qualcosa di misterioso nascosto in cantina e altri momenti canonici da film horror ma alla fine è tutto talmente mostruoso in un altro senso che la parte propria del genere horror finisce decisamente in secondo piano.

La vicenda si svolge in una grande casa di un posto senza nome. Un poeta senza nome, Javier Bardem, vive assieme alla moglie senza nome interpretata da Jennifer Lawrence. Nella prima parte il poeta si sforza disperatamente di ritrovare l’ispirazione perduta mentre lei passa le giornate a ricostruire e ristrutturare la casa che ha subito un devastante incendio dal quale Bardem è misteriosamente e miracolosamente sopravvissuto. L’arrivo inaspettato di alcuni ospiti senza nome (Ed Harris e Michelle Pfeiffer) darà il via alla catena di eventi che porterà al dramma successivo.
Nella seconda parte la cifra viene ricalcata con due importanti differenze: la Lawrence sta finalmente aspettando un bambino e il poeta, contemporaneamente e non per caso, ha ricominciato a comporre versi che in seguito verranno definiti “perfetti”. La cifra viene ricalcata, la coppia avrà di nuovo a che fare con visitatori senza nome, ma tutto sarà amplificato e distorto fino all’inverosimile e assurda tragedia finale. Se pensavate che la sterilità fosse motivo di infelicità non avevate ancora visto niente.

Due parole per l’autodidatta Jennifer Lawrence gettata nella mischia forse un po’ a sua insaputa e uscita abbastanza scossa da questa esperienza. Il film le è cucito addosso, in almeno il 70% delle sequenze la macchina da presa fatica ad abbandonare un primo piano stretto su di lei. A parte la tensione generata da questa scelta PERCHÉ NON SI VEDE COSA C’È ATTORNO MA SI SENTONO SOLO I RUMORI e questo mi basta per avere paurissima, la povera Jennifer è costretta così a mostrarci tutti i suoi limiti tecnici, soprattutto nella prima parte dove non succede quasi niente, soprattutto quando deve fare le cose più difficili come camminare, o guardare fuori dalla finestra o aprire l’acqua del lavandino (ricordiamo che il camminare è la tomba dell’attrice poco capace). Nella seconda parte notevolmente più corporea invece bisogna ammettere che la Lawrence si riscatta e, forse a causa del ritmo soffocante del film dal quale ci si vorrebbe sottrarre a tutti i costi, ci si dimentica completamente dell’attrice e rimane soltanto la catarsi con il personaggio.

Insomma, che cos’è Madre! ?

È uno dei cinque film più belli che abbia mai visto ma non è un film che si può proporre agli amici per un’uscita al cineclub, non è nemmeno un film di cui andare a cercare il blu-ray per guardarselo una sera con i pochi amici rimasti dopo l’esperienza del cineclub, né è un film che sarà possibile rivedere fra qualche anno assieme a qualcuno perché a quel punto di amici non ne avremo più. Non è un film facile da consigliare, non è un film facile da guardare e non è un film facile da apprezzare.
Se (e solo se) vi sentite bene e avete un bel pelo sullo stomaco dategli una chance, è un’opera d’arte immensa che vale ogni dolore che procura.

Madre! – IMDbWikipedia

Scrive romanzi e racconti. Da sempre appassionato di fantascienza e da quasi sempre di cinema e teatro, scrive di notte nel silenzio della campagna inglese o tormentato dal vento del Mare del Nord.

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This article was written on 03 Ott 2017, and is filled under Arredamenti Kubrick, Non è il mio genere, Parlo mai di astrofisica io?, Scuse per parlare di film.

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